Gen 29, 2012

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Photospot n° 33 – La fotografia iconica (I° parte)

Photospot n° 33 – La fotografia iconica (I° parte)

Foto di Silvano Bicocchi – Fastfood, 2004.

 

La fotografia iconica.
(prima parte)

E’ attraente comunicare per immagini; mostrare raffigurato ciò che abbiamo visto o pensato e, così, farlo conoscere ad altri!

Per definizione: “un’immagine è una rappresentazione concreta di un oggetto che intrattiene con esso un tale legame da poterne consentire, in assenza dell’oggetto stesso,  il riconoscimento e l’identificazione tramite il pensiero.

L’immagine può essere anche la rappresentazione di un’idea o un concetto, ad esempio l’opera pittorica quando rappresenta la pura idea del pittore o lo schema tecnico che è l’immagine di un concetto ingegneristico che permette di costruire una determinata macchina.

Quindi in particolare l’immagine permette con la visibilità di una figura, o icona, di rappresentare sia oggetti materiali che immateriali, come le idee, attraverso un linguaggio specifico (es. pittorico, tecnico, fotografico, ecc…).

In tal senso l’immagine si distingue nettamente dalle cose reali in se stesse.

Nel PhotoSpot 5 ho scritto:  “Nicéphore Niepce, per primo, nel 1826 trovò il modo di fissare l’impronta della luce sulla materia fotosensibile e subito dopo cercò l’icona del mondo circostante puntando la sua camera obscura dalla finestra di casa. 

La fotografia è un’impronta della luce che suscita interesse nella misura in cui diventa la perfetta immagine della realtà.”

L’immagine fotografica assicura una relazione biunivoca tra impronta e icona, cioè ad un’impronta di luce corrisponde una sola icona. In tal modo essa garantisce che l’immagine dell’oggetto è legata alla presenza dello stesso davanti alla macchina da presa al momento dello scatto.

In riferimento alla definizione di immagine, si può notare che  l’immagine fotografica è dotata di quattro legami con l’oggetto rappresentato: l’impronta, l’icona, il tempo, lo spazio.

L’impronta della luce lasciata dal soggetto sul materiale sensibile attraverso un dispositivo ottico, è il segno naturale (un impronta) di una realtà.

L’icona è data dalle forme dell’impronta, in essa vengono espressi sia il codice tecnico del mezzo che il codice culturale dell’autore.

Il tempo con la scelta del momento dello scatto rende l’immagine irripetibile nel fattore casualità.

Lo spazio, col punto di ripresa e l’apertura angolare dell’obbiettivo, determina la relazione tra il soggetto e il mondo che è sempre arricchita dagli effetti dell’inconscio ottico.

Il complesso dei quattro legami, tra rappresentazione fotografica e oggetto rappresentato, ha prodotto l’immagine fotografica e con essa il concetto di reale fotografico.

Il Direttore del Dipartimento Cultura.
Silvano Bicocchi

  1. Antonio Criscuoli says:

    A proposito del legame “impronta-icona”, vorrei permettermi di segnalare, a mio avviso, una interessante analisi di Jean-Christophe Bailly (Bruno Mondadori) nel suo libro “L’istante e la sua ombra”. Il suo è un punto di vista originale e intrigante. Partendo dalla tavola X di “The Pencil of Nature” di Fox Talbot, un calotipo del 1844, e dall’immagine della scala di Hiroschima e della sentinella spazzata via e impressa su una parete dal flash della bomba atomica, ne consegue un interessante ragionamento.
    Di seguito riporto la prefazione del libro: “Una delle24 tavole di “The Pencil of Nature” di W. H. Fox Talbot, il primo libro fotografico della storia, mostra un covone di fieno contro cui è posata una scala, la cui ombra si proietta netta. Da questa fotografia emana una forza singolare, che permette di interrogare l’apparizione stessa dell’immagine e ciò che essa conserva nel tempo che scorre inesorabile. L’ombra portata è qui l’oggetto di una vertigine tutta particolare. Che cos’è una ripresa fotografica? Che cosa vi si deposita? A partire dalle immagini di Talbot, ma anche da quelle di Hiroshima e dell’uomo spazzato via dall’esplosione della bomba atomica, Jean-Christophe Bailly elabora un vero e proprio racconto di formazione che interroga la potenza di finzione di queste apparizioni. Tra la pace della campagna inglese e la violenza annientatrice della bomba atomica è il destino stesso della fotografia che viene messo in gioco.”

    • Il Direttore says:

      Grazie Antonio per aver indicato una direzione d’approfondimento e gli strumenti utili per farlo.
      Comprendere gli aspetti originari della fotografia è indispensabile per cogliere bene le incredibili conseguenze che essi hanno prodotto nell’esercizio del linguaggio fotografico.

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