Gen 29, 2012

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Photospot n° 34 – La fotografia iconica (II° parte)

Photospot n° 34 – La fotografia iconica (II° parte)

Foto di Silvano Bicocchi- Aci Castello (CT) 2008.

La fotografia iconica.
(seconda parte)

L’immagine fotografica ci parla in virtù dei quattro legami che intrattiene con l’oggetto rappresentato.

La ricerca artistica esercitata con la fotografia si è distinta proprio nel comprendere ed elaborare nelle opere ognuno di questi legami.

Esempio siano le “Esposizioni in tempo reale” di Franco Vaccari che pone la riflessione sul legame tempo, o i mosaici delle Polaroid che elaborano il legame spazio.

La fotografia è figlia della pittura, perché nasce dalla camera obscura rinascimentale. Pertanto il legame che l’ha resa immediatamente popolare è quello iconico, grazie alla perfetta raffigurazione che essa offre della realtà che oltretutto era quanto desideravano conseguire i suoi inventori.

Col semplice ritocco fotografico si può intervenire sull’immagine dello scatto modificandone i valori luminosi e cromatici. Quest’azione pur modificando l’icona nella connotazione, non cambia la relazione biunivoca tra le forme dell’icona e l’impronta, quindi quel che la fotografia mostra era davanti all’obiettivo (anche se, forse, con una diversa atmosfera).

La perfetta somiglianza col soggetto del reale fotografico, ha immediatamente scosso la creatività dei pittori. I fotocollage sono iniziati immediatamente con l’invenzione della fotografia. Il pittore Oscar Gustave Rejlander che già nel 1857 realizza “Le due strade della vita” assemblando in camera oscura una trentina di diversi negativi. Realizzare un’immagine come questa richiede l’abilità più tipiche del pittore che del fotografo, classicamente intesi.

Può accadere che, in seguito ad interventi di vario genere (es.: esposizione multipla, stampa con assemblaggio di più negativi, uso di Photoshop), l’icona finale non corrisponda più ad un solo scatto, oppure addirittura a nessuno.

Quando l’immagine che rappresenta l’oggetto è ottenuta unendo più scatti fotografici, non c’è più un momento e un luogo a cui l’immagine è legata dallo scatto, ecco che allora nasce la fotografia iconica.

L’immagine tecnica così ottenuta è animata dalla libertà della pittura, nell’ideare le forme dell’icona, ma non rinuncia, nel significante, alla perfezione visiva del reale fotografico.

L’immagine della fotografia iconica, perdendo uno o più dei quattro legami che l’immagine fotografica intrattiene con l’oggetto, non è più la rappresentazione fotografica della realtà, in essa pertanto il reale fotografico si trasforma nel concetto del virtuale fotografico.

E’ un caso paradossale che a un fotografo non basti la realtà?

Il Direttore del Dipartimento Cultura.
Silvano Bicocchi

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