Gen 29, 2012

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Photospot n° 35 – La fotografia iconica (III°e ultima parte)

Photospot n° 35 – La fotografia iconica (III°e ultima parte)

Foto di Silvano Bicocchi – Reggio Emilia, 1998.

 

La fotografia iconica.
(terza e ultima parte)

La fotografia iconica della pubblicità, fulmineamente, non solo ci fa riconoscere ed identificare l’oggetto promosso, ma ce lo fa anche desiderare!

Ma perché ciò accade? Succede perché il linguaggio impiegato, nel realizzare l’immagine, è stato efficace nel promuovere quel processo di comunicazione (PhotoSpot 10).

Ogni linguaggio si distingue dagli altri in base ai legami che permette, nella sua applicazione, di allacciare con l’oggetto rappresentato. Le immagini sono figlie dei linguaggi, di conseguenza ci parlano grazie ai legami specifici del linguaggio impiegato.

Nella pratica della comunicazione visiva l’importante è l’immagine! Tutto il resto è funzionale alla sua realizzazione. Senza riserve e con consapevolezza, si deve scegliere il linguaggio più adatto per realizzare l’immagine capace di comunicare un determinato messaggio.

Quindi, noi fotografi, dobbiamo saggiamente affiancare alla fotografia pura anche le notevoli potenzialità espressive offerte dai linguaggi parafotografici delle sue numerosissime tecniche, cioè quelli che derivano dalla tecnica fotografica originaria e si differenziano da essa perchè cambiano, in vario modo, i quattro legami col soggetto specifici della fotografia.

Pertanto sommariamente lo scenario del rapporto tra il linguaggio fotografico e il messaggio da comunicare può essere il seguente:

– Nel reportage, è decisivo che l’immagine abbia tutti e quattro i legami del linguaggio fotografico, perchè in questo caso il legame impronta è, a priori, necessario per rendere documento la foto.

  – Nella pubblicità al fotografo può non bastare la realtà, perché potrebbe essere più efficace la soluzione creativa della fotografia iconica che la fedeltà al legame impronta. Infatti elaborando digitalmente l’immagine dello scatto si può potenziare enormemente il significato dell’icona, inserendo o sottraendo elementi e porli in sorprendenti relazioni di senso tra di loro. Tale pratica si avvale pienamente della sapienza antica della grafica e della pittura.

 – Il fotografo che compie ricerca artistica, sposta il senso dell’immagine in un ambito creativo in cui la relazione tra impronta e icona non è più biunivoca ma fondata sull’ambiguità del legame con l’oggetto, e proprio nelle sfumature di questa ambiguità ripone i significati più profondi della propria immagine. La Polaroid manipolata è un esempio tipico dell’immagine ambigua, perché in essa convivono, in un equilibrio stabilito dall’autore con gli inserimenti grafici, i diversi legami del linguaggio fotografico e pittorico.

 La fotografia iconica della pubblicità ci accompagna ovunque, è dunque parte della realtà. Il suo virtuale fotografico, dettando i modelli della modernizzazione della nostra vita, anticipa la nostra realtà di domani.  

Il Direttore del dipartimento Cultura.
Silvano Bicocchi

 

 

 

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