Apr 15, 2012

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L’immagine (1° parte)

L’immagine (1° parte)

L’immagine.
(I° Parte)

Quando mi capita di discutere sulle immagini fotografiche, sovente mi trovo a confronto con due diverse mentalità: una che ritiene che “non si può concepire una fotografica semplicemente come una qualsiasi altra immagine”; l’altra che afferma “non importa come viene fatta un’immagine, quel che conta è ciò che comunica”.

La prima è orientata a distinguere l’immagine fotografica dalle altre ed è disorientata davanti ad immagini fotografiche elaborate in post-produzione.

La seconda è aperta ad ogni tipo di elaborazione, però non si spinge a capire ciò che l’autore ha voluto esprimere ma limita la comprensione dell’immagine  fotografica alla propria lettura soggettiva.

Testa nuda, Trittico, Biennale di Venezia 2011, Dipinto di Andrea Martinelli – Foto di Silvano Bicocchi.

Le due mentalità se fossero poste alla prova della lettura “Testa nuda” di Andrea Martinelli, senza porle a conoscenza che si tratta di pittura, nel momento in cui venissero a sapere che è un dipinto proverebbero entrambe un senso di inadeguatezza.

La prima perché constaterebbe che la perfezione formale non è un primato esclusivo della fotografia.

La seconda perché improvvisamente s’accorgerebbe che l’immagine fotografica non è solo icona ma va oltre, senza però riuscire a dire perchè.

Come riuscire a rapportarsi con la complessità crescente dalle immagini fotografiche, o di altra natura, senza provare smarrimento?

A mio parere innanzitutto è fondamentale chiarire cos’è l’immagine!

Nel PhotoSpot n°33 (http://www.fiaf.net/agoradicult/2012/01/29/photospot-n-33-la-fotografia-iconica-i-parte/) ho dato una definizione semplificando quella più complessa che Jean-Jacques Wunenburger ha formulato nel suo libro “Filosofia delle immagini”:

un’immagine è una rappresentazione concreta di un oggetto che intrattiene con esso un tale legame da poterne consentire, in assenza dell’oggetto stesso,  il riconoscimento e l’identificazione tramite il pensiero.

Quando lessi per la prima volta “tale legame” mi si chiarì, come non mai, cosa era una fotografia a differenza delle altre immagini. Infatti il legame che l’immagine fotografica intrattiene con il soggetto è oggettivo e molteplice, come ho già chiarito nel PhotoSpot n°33 è formato da quattro legami: l’impronta, l’icona, il tempo, lo spazio.

Questi legami strutturano concettualmente lo Statuto originario del linguaggio fotografico.

Basta riflettere sull’immagine sopra riportata, che rappresenta la funzionalità di una fotocamera, per rendersi conto di una evidenza: ciò che impressiona il materiale sensibile, o il sensore, è la luce riflessa da un oggetto concreto ripreso dall’obbiettivo. Pertanto quel “tale legame” che la fotografia intrattiene con l’oggetto rappresentato è concreto, del tutto analogo a quello dell’occhio umano.

Quindi possiamo dire, quel che diremmo per il nostro sguardo: ciò che la fotografia mostra, c’è!

Questa affermazione non può essere certificata da un dipinto, nonostante la possibile grande somiglianza e la capacità espressiva che esso può raggiungere, come dimostra la pittura d’eccellenza di Andrea Martinelli.

Occorre interiorizzare tutta la forza di questa semplice specificità dell’immagine fotografica, perché essa è il fondamento di tutte le riflessioni che facciamo sulla fotografia, anche nel caso in cui le immagini sono create modificando i legami dello Statuto originario del suo linguaggio.

 

Silvano Bicocchi
Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

 

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  1. L’immagine è anche quello che ferma il tempo a quell’attimo che non è più lo stesso un secondo dopo e ci consente di rivedere e/o rivivere. Come anche attraverso il sogno e la fantasia, si cerca di materializzarli attraverso una immagine fotografica per concretizzarli.Magari solo la nostra mente o il cuore hanno provato e ..visto quell’emozione.

    • Il Direttore says:

      Lucio non temere restrizioni della definizione di immagine, questa è solo prima parte avrai piena soddisfazione!
      Lo sforzo che vi chiedo è di tornare allo stupore originario per poi andare molto… molto lontano!

  2. Isabella Th says:

    Tornare allo stupore originario.
    Difficile riuscire ancora a stupirsi, bombardati come siamo da immagini, video, messaggi, concetti!
    E allora mi domando quale a quanto sarà stato lo stupore provato dalla nostra mente alla vista della prima luce, delle prime offuscate immagini del mondo dischiuso di fronte a noi nel momento della nascita.
    E’ forse questo lo stupore che dovremmo provare a rivivere per poterci liberare da tutti gli schemi mentali che ci inquinano e ci bloccano quando, impugnando la nostra macchina fotografica, fatichiamo alla ricerca dell’”immagine”?
    Sarebbe un esercizio interessante, mi domando se utile?

    Personalmente penso che andare sempre a caccia dell’attimo mutevole porti al paradosso delle immagini sempre uguali e oramai stereotipate.

    Ogni dubbio però di dilegua quando ammiro un fotografo che ho imparato ad amare negli ultimi tempi, Luigi Ghirri, che ha fatto della semplicità una grande meraviglia!

    Voi, amici, come la pensate?

  3. Luigi Ghirri dal suo libro “Lezioni di fotografia”

    …a proposito di una mostra fotografica al Museum of Modern Art di New York dal titolo che tradotto in italiano è “Specchi e finestre” che tendeva a dimostrare una dialettica costantemente presente all’interno della fotografia, un’opposizione tra la fotografia come specchio del mondo, quindi un riflesso del mondo, oppure una finestra sul mondo. Due rilevanti e differenti modi di vedere, che consistono nel farsi specchio della realtà e nell’essere finestra sul mondo. Io personalmente ho sempre optato per la seconda declinazione…

    Sicuramente è riduttivo pensare ai soli due modi indicati da Ghirri per la fotografia, però a mio parere è sicuramente un ottimo punto di partenza.

  4. Claudio Frediani says:

    In accordo con Isabella.

    Quest’anno ho maturato un progetto: portare la fotografia alle scuole elementari. In collaborazione col Circolo Fotografico DLF di Chiavari, di cui sono socio, e con le autorità scolastiche locali, abbiamo consegnato una compattina alle maestre, una settimana per classe, con la raccomandazione di lasciare liberi i bambini di riprendere quello che li attirava o li inquietava nell’ambito scolastico. Ovviamente siamo intervenuti con dei preamboli al cambio di classe, ma abbiamo sempre insistito sulla “libera scelta”.
    La fantasia creativa, spesso superficialmente giudicata improbabile, con la mentalità adulta, è andata affievolendosi dalla prima alla quinta.
    La meraviglia di ciò che circonda, in prima è emersa spesso con prepotente ingenuità; in seconda ancora ne sono rimate ampie tracce; più l’età è cresciuta, più è intervenuto lo stereotipo, frutto del bombardamento d’immagini, che ci investe quotidianamente.
    Recuperare quello “stupore” (ricordato da Isabella) è forse il grande segreto dei Maestri. Non è affatto facile per noi, quelli come me, liberarsi dagli schemi che si sono incrostati nella nostra mente. Anzi, per me, è impossibile.
    Claudio Frediani

  5. Teofilo CELANI says:

    L’immagine induce una suggestione che può, in taluni casi, determinare uno stato di ipnosi cosciente e temporanea.
    L’incanto è tanto più ampio e profondo quanto più espande il ‘ricordare’.
    Perché i nostri Antenati dipinsero le pitture rupestri delle grotte di Lascaux, Le Portal ed Altamira?
    Perché l’Uomo contemporaneo cerca l’immagine?

  6. La frase che più mi ha colpito del post è “Come riuscire a rapportarsi con la complessità crescente dalle immagini fotografiche, o di altra natura, senza provare smarrimento?” E’ chiaro lo statuto così come è riuscito a rendercelo “digeribile” Silvano Bicocchi, (L’immagine è la rappresentazione concreta di un oggetto e 4 sono i legami che la fotografia intrattiene con esso:l’impronta, l’icona, il tempo, lo spazio) eppure, non è così semplice, trovandosi di fronte ad un’immagine fotografica tenersi saldi allo statuto senza lasciarsi andare allo smarrimento! (parlo ovviamente per me). E’ comunque un esercizio che sto cercando di fare e sta portando a numerose riflessioni anche interdisciplinari (ad esempio con la filosofia e anche con la mia professione grafologica).
    Mi sto soffermando in particolare su uno dei 4 legami: l’icona (riporto dal photospot 33 “L’icona è data dalle forme dell’impronta, in essa vengono espressi sia il codice tecnico del mezzo che il codice culturale dell’autore.”) perchè penso che, se sottovalutata, porti ad errori grossolani molto più degli altri 3 aspetti nel momento in cui si fruisca di un’immagine fotografica o la si debba leggere.
    Guardare le immagini fotografiche ricordando sempre che scaturiscono da una commistione di codice tecnico e codice culturale dell’autore impone riflessione e cautela e sicuramente, per quanto inconciliabili sembrino le due cose, anche “stupore”. Lo stupore è un sorprendersi inaspettato e, per quanto mi riguarda, ultimamente mi sono stupita e sorpresa più di una volta nell’osservare le fotografie con un occhio di riguardo verso l’icona. Credo sia la punta dell’iceberg e che dietro si celi un mondo molto complesso e affascinante: una preziosissima strada da scoprire …

  7. Sono d’accordo con Claudio : . Faccio un esempio: Franco Fontana seleziona immagini che esistono già nella realtà ma che normalmente non riusciamo a vedere o a cogliere; i suoi tagli ci conducono a mondi quasi irreali, rivissuti con occhi diversi e questo di crea stupore e meraviglia. Secondo me è proprio qui la grandezza di un maestro fotografo: farsi traduttore della realtà attraverso nuovi linguaggi poetici che ci portano a scoprire dentro di noi nuovi orizzonti di cui non sapevamo l’esistenza. Questo però non sminuisce l’importanza di modi più tradizionali di raccontare la realtà; sono strade diverse, altri percorsi, che pur partendo dal reale superano la realtà stessa. Voi che cosa ne pensate?

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