Gen 16, 2014

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ALBA SACRA – di Giuseppe Caleffi

ALBA SACRA – di Giuseppe Caleffi

 

 ALBA SACRA – di Giuseppe Caleffi

Varanasi è senz’altro la città più importante della religione induista.

Si crede che chi viene cremato qui vada direttamente nel regno dei cieli, liberandosi così dal ciclo delle reincarnazioni.

All’alba, in un’atmosfera magica, le scalinate “ghat” iniziano ad animarsi di pellegrini che pregano e si immergono nelle acque

gelide della madre Ganga.

  1. Il Direttore says:

    “Alba Sacra” di Giuseppe Caleffi è un’opera animata da un’idea narrativa tematica, per la visione soggettiva della realtà in essa espressa dall’autore. La fotografia di viaggio è spesso presente nelle serate di Circolo, in forma di proiezione di audiovisivi. Essa, nel tempo, ha formato in noi un’immaginario esotico così ricco che ormai non ci sorprende più per ciò che mostra, ecco che nasce l’esigenza di sollecitare la curiosità cambiando il come vengono rappresentate realtà già molto indagate dalla fotografia. E’ il caso di “Alba Sacra” che con l’inserimento del velo interpretativo della nebbia tende a diversificare la rappresentazione delle ormai note ritualità Indù. La nebbia con il suo intravedere muove la curiosità nella fase iniziale del breve racconto, poi è l’evidenza del reale che prendere la scena, quindi dalle atmosfere vaporose l’attenzione viene chiamata agli scenari mistici che sono tipici dell’India. E’ sorprendente notare quanto sia alto negli appassionati fotografi italiani il desiderio di andare a contatto con queste espressioni di spiritualità arcaiche che promuovono il senso dell’originario, Giuseppe Caleffi ne è un esempio. Con questo genere di lavori il fotografo inconsapevolmente diventa anche un po’ antropologo, per la sensibilità umana con la quale vengono osservati i fenomeni, e allora nelle prossime settimane vedremo alcune opere che ci mostreranno fin dove si spingono i fotografi nel toccare intimamente i rituali conosciuti nei viaggi nelle più diverse parti del mondo.

  2. Maria Luigia Vaccarezza says:

    Ho visto tante foto scattate in India su questo tema, ma per la prima volta sono stata realmente colpita dalla delicatezza con cui l’autore ha affrontato un argomento così intimo per ognuno di noi. La nebbia, sapientemente usata, ha creato una magica atmosfera, avvolgendo quasi a proteggere, i primi pellegrini durante il rito. Anche quando la nebbia sembra essersi dissolta e i corpi vengono evidenziati c’è sempre molto rispetto per la persona. Bellissima la scelta pacata del colore che contribuisce a dare un senso di quiete a tutto l’insieme. Complimenti vivissimi Maria Luigia

  3. Frequentando i circoli, dal portfolio alle proiezioni, ho raggiunto il numero di 42 “”Indie “” e in quasi tutte ho sempre visto colori accesi , affollamento dei fedeliecc ecc; eppure gli induisti credono nelle proprietà divine del Gange, una sola goccia è in grado di purificare il corpo e lo spirito, lavare i peccati e liberare dal “samsara”, il ciclo di morte e rinascita.
    Ci si chiede come mai i fedeli continuino a sversare nel Gange ,la risposta è che considerano il fiume come una madre.E’ la prima volta che vedo una India diversa, finalmente, in queste immagini cosi’ pacate,
    intime,il luogo poco affollato, una visione filtrata dalla nebbia vedo il “fiume madre” paziente, disposto all’accoglimento dei propri figli .Un ideale visione del rito. mi piace proprio.

  4. Orietta says:

    Dice bene Franca quando ricorda il gran numero di portfolio che hanno raccontato l’India.

    Trovo però sia un valore aggiunto vedere quante diverse interpretazioni si possono avere di uno stesso luogo e come sia arricchente poter godere di tutte le sollecitazioni che da queste diverse visioni ci arrivano.
    In “Alba Sacra” è il silenzio delle mistiche atmosfere che ci avvolge e ci fa sentire idealmente sulla pelle, grazie alle scelte compositive ed estetiche, la forza del trascendente.
    Ci ritroviamo, noi che apparteniamo ad una cultura e un culto diversi, a scoprire affinità impensate.

    Orietta Bay

  5. L’interpretazione di Giuseppe Caleffi del miracolo che, quotidianamente si ripropone sulle rive
    del Gange nell’antica Benares rende, se possibile, ancor più mistico il rito del saluto all’alba da
    parte dei fedeli. Negli scatti, nulla è lasciato al caso. L’autore si giostra con maestria in mezzo
    ad essi immortalandoli nel giusto momento in cui lui desidera. Ne prima ne dopo. Quasi
    posizionandoli a suo piacimento come statuette di un presepe nel punto esatto, tale da creare
    la giusta armonia con lo scenario che li circonda.
    Come sempre … bravo.

  6. donatella ori says:

    semplicemente fantastiche, concordo pienamente con i precedenti commenti

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