Lug 1, 2014

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Mario Stellatelli – di Antonino Tutolo

Mario Stellatelli  – di Antonino Tutolo

Mario Stellatelli – di Antonino Tutolo

Mario Stellatelli (1927-2007), nato a Savona, è stato docente di chimica generale e capo laboratorio chimico della Chevron Oil Italiana e della Erg Petroli. Quale fotografo ha ottenuto premi nazionali ed internazionali e le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche di fotografia d’arte contemporanea: il museo storico di Nuova Dehli, il Museo Municipale St.Paul de Vence, la Fondazione Corrente di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo. Nel 2006 ha pubblicato la sua grande monografia “Viraggi 1977-2006.

Grazie alla sua preparazione chimica, si è specializzato nella tecnica dei viraggi, divenendone un maestro. “Quando non suona Mozart sul violino, fa viraggi con la stessa passione”, ha scritto di lui la fotografa genovese Giuliana Traverso.

Il viraggio, che ovviamente Mario Stellatelli ha realizzato in analogico, è quella tecnica che consiste nel partire da una stampa analogica in B/N, modificando o sostituendo l’argento presente sul supporto fotografico con altri metalli: solfo, selenio, ferro, rame, cromo, piombo, oro; fornendo una diversa intonazione delle sole parti che nella foto originale erano, anche diversamente, annerite; quindi non delle parti bianche o non esposte in fase di ripresa. Il procedimento in sintesi si realizza immergendo l’immagine già stampata in B/N in un primo bagno chimico detto “sbianca” e successivamente in un altro bagno, detto di “intonazione”. Nel caso specifico, se le foto di partenza erano in B/N mentre quelle di arrivo sono di vari colori, è evidente che l’autore non ha usato un unico bagno di intonazione, ma pennellature di vari tipi di bagno di intonazione. Il che rende il procedimento molto più complesso. L’operazione, quindi, è soggetta ad una molteplicità di fattori (densità della foto di partenza, tipo di bagno di intonazione usato, concentrazione del suddetto, temperatura, durata del trattamento, ecc.) che rendono ogni foto unica ed irripetibile.

Ma quello che colpisce nelle foto di Stellatelli non è il procedimento chimico, che pure è padroneggiato fino alla perfezione – e Stellatelli è considerato il massimo interprete della tecnica del viraggio – ma la capacità dell’autore di utilizzarlo come un linguaggio raffinato, grazie al quale, soggetti semplici, a dir poco scontati e perfino banali del nostro quotidiano, sono rivestiti di una semplice ma elegante personalità, espressione di una profonda concettualità e di una sofisticata poetica.

Lanfranco Colombo dice che, nel Mario Stellatelli dei viraggi, “I soggetti non contano. O non contano molto. Ciò che conta è la trascrizione dei soggetti (e delle forme) nella lingua fotografica specifica dell’autore”.

 

 

  1. Il Direttore says:

    Mi ha colpito ricevere da Antonino Tutolo questo post su Mario Stellatelli perché era un autore molto presente quando anch’io facevo concorsi all’inizio degli anni ’90. Raramente un suo viraggio mancava nelle mostre dei Concorsi più importanti. Ricordo i viraggi all’oro, che si vedono anche in diverse immagini qui mostrate. Stellatelli non aveva competitor tanto era alto il suo volo nell’ottenere immagini policrome con i viraggi. Forse viste oggi, senza una coscienza del grado di difficoltà superate e la comprensione dei suoi virtuosismi tecnici, queste immagini non hanno l’aura preziosa che le animava nelle mostre dei Concorsi e che le faceva subito emergere tra le fotografie esposte. Nel Manifesto del Gruppo Fotografico “La Bussola” (1947) si afferma con grande convinzione che “in arte il soggetto non ha nessuna importanza”, per certi aspetti ciò può essere vero quando si vuole caricare di valore l’interpretazione estetica data dall’autore al soggetto. Nelle immagini di Mario Stellatelli siamo in questo ambito creativo dove egli crea l’illusione del realismo cromatico in una fotografia in bianco e nero che ha come soggetto oggetti, spesso vegetali, rappresentati con colori metallici molto materici, frutto di formule chimiche che solo lui poteva inventare. Grazie ad Antonino Tutolo per la rivisitazione di questo originalissimo fotografo che ha segnato un’epoca del mondo FIAF.

  2. Le immagini di Stellatelli ci riportano a quel tipo di sperimentazione per cui la fotografia nasce, tecniche un po’ alchemiche, un po’ artistiche, che il fotografo crea e rende raffinate ed eleganti con figure sospese nel tempo e nello spazio.

  3. Franca Catellani says:

    …ma che bellezza questo post grazie Antonino.
    Stellatelli me lo ricordo sui cataloghi annuari FIAF.
    Sopratutto l’immagine dei limoni e del Secchio.
    Composizioni dove prevalgono dolcezza,grazia,e armonia.
    Il buon gusto e la sapienza tecnica ,rendono immagini che sembrano sospese, collocate in un tempo senza tempo,lo sfondo inesistente,i colori finemente pastellati si vestono di una atmosfera antica. Le immagini di piante,fiori,frutta ,e oggetti semplici vengono idealizzati, questa è arte della fotografia.

  4. Orietta Bay says:

    Asserisce Roland Barthes “si dice sovente che a inventare la Fotografia (trasmettendole l’inquadratura, la prospettiva albertiana e l’ottica della camera obscusa) siano stati i pittori. Io invece dico: sono stati i chimici”.

    Ogni volta che ho avuto il piacere di vedere le opere di Mario Stellatelli ho sempre pensato alla sua matrice di chimico, immaginandolo come un magico alchimista che nel suo “antro oscuro” creava meraviglie.
    Meraviglie che noi possiamo ammirare come fossero un racconto fatto di oggetti trasformati, ri-creati, evanescenti e poetici.
    E’ evidente, come ben sottolinea Antonino Tutolo nel suo omaggio, attraverso il post, che la ricerca di Mario Stellatelli era quella della perfezione espressiva sia formale che cromatica.
    Ogni particolare è in armonia compositiva col tutto, perché come viene evidenziato dalle parole di Giuliana Traverso e Lanfranco Colombo, grandi amici di Stellatelli, sopra citati, la differenza che definisce l’opera d’arte è data non dal cosa è rappresentato ma dal come e poi dal perché.

    Di lui, che ho conosciuto grazie a Giuliana Traverso, conservo un foglietto con le indicazioni per una diluizione di sviluppo che mi aveva dettato per telefono.

    Grazie ad Antonino Tutolo per questo interessante post.

    Orietta Bay

  5. Massimo Pascutti says:

    La magia del b/n che diventa colore, pur restando a tutti gli effetti b/n: questa l’arte di Mario Stellatelli, opportunamente ricordato e omaggiato da Antonino Tutolo. Un post molto interessante soprattutto perché ricorda, soprattutto ai più giovani, quante possibilità creative poteva offrire anche l’analogico, pur a prezzo di affascinanti quanto difficili sfide tecniche. Indubbiamente Stellatelli è stato un maestro della creatività e le sue nature morte viste ancora oggi non hanno assolutamente nulla da invidiare a quelle del più celebrato Irving Penn

  6. Isabella Th says:

    La ricerca ed il desiderio di creare è innato nell’essere umano, oltre alle normali capacità di comunicazione consentite dai sensi, l’uomo ha proseguito la sua ricerca utilizzando mezzi a lui esclusi. Attraverso l’arte l’uomo si esprime usando strumenti.
    Questa avventura non finirà mai, si continueranno ad avere artisti chimici, ingegneri, falegnami, sarti, vetrai.
    La meraviglia e il mistero sta proprio nelle innumerevoli possibilità e diversità!

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