Feb 1, 2015

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Occhio attento – di Mario Balossini

Occhio attento – di Mario Balossini

OCCHIO ATTENTO – di Mario Balossini

Le immagini sono il risultato del girovagare dello sguardo di un appassio-nato di fotografia.
Sono immagini non omogenee tra di loro come soggetto e non si riferisco-no ad una scelta tematica precisa. Non vogliono raccontare una storia, né rappresentare paesaggi.
Non ho neppure scattato per realizzare opere astratte con lo scopo di indi-viduare forzature interpretative, alla ricerca di significati occulti.
Ho semplicemente osservato l’ambiente che mi circonda, senza cercare razionalmente i soggetti delle foto, esplorando con l’obiettivo fotografico situazioni e cose che, di volta in volta, hanno colpito la mia attenzione. Sono stato guidato da miei occhi senza vincoli di alcun genere, attratto da forme, colori, trame dei materiali, riflessi.
Ho fotografato perché i soggetti mi sono piaciuti, perché ho provato la soddisfazione di osservarli.
Le immagini sono state realizzate in condizioni di luce assolutamente non uniformi e credo che la luce abbia giocato con me, facendomi notare particolari che altrimenti sarebbero passati inosservati.

Miliardi di fotografie vagano nel limbo della “rete”, ma la fotografia, per un fotoamatore, è qualcosa di più della pressione di un tasto.
Il processo, che inizia con l’osservazione, con l’inquadratura e con la suc-cessiva azione sul pulsante di scatto, continua con la camera chiara (ai tempi dell’analogico con la camera oscura), intesa, per tutte queste foto-grafie, come “messa a punto” dell’immagine, senza interventi di manipola-zione ricostruttiva.
La stampa è la naturale conclusione dell’iniziale processo di osservazione. Una buona stampa richiede un significativo impegno di tempo e una continua ricerca della perfezione nella calibrazione dei colori, nella scelta della carta e nella qualità della stampante. La stampa dovrebbe restituire le sensazioni provate dal fotografo e anche crearne altre e accendere fantasie.
Io spero di esserci almeno in parte riuscito.
In ogni caso mi sono divertito a giocare con la luce.

  1. Il Direttore says:

    “Occhio attento”, di Mario Balossini, è una serie di immagini singole, scelte per una mostra personale, animate da un’idea narrativa artistica per l’atteggiamento di ricerca estetica condotta dall’autore nella percezione della realtà.
    Mario Balossini è una figura impegnata nell’organizzazione delle attività di cultura fotografica FIAF nella provincia di Novara; è molto bello che un ruolo organizzativo non spenga la necessità di fotografare.
    Sono tutte immagini ottenute allo scatto, senza interventi in post produzione che mostrano il rapporto che l’autore intrattiene con la sua realtà.
    Io ne ho scelto alcune per la sequenza presentata in questo post, iniziando con l’immagine di un occhio e terminando con un cielo azzurro vergato da bianche nubi leggere. L’occhio per similitudine al titolo, il cielo perché ci è maestro in questo esercizio dell’immaginare.
    La tendenza del suo atto fotografico non è rappresentare le cose ma costruire dei dispositivi visivi astratti dai più vari e aperti messaggi estetici.
    Per dare un senso logico alla sua ricerca estetica, ho iniziato la serie da frammenti di visione diretta per poi andare sempre più nella visione indiretta del reale, quella fatta attraverso il velo interpretativo dei riflessi e le trasparenze.
    Quanta varietà di stimoli hanno chiamato Mario a scattare le proprie immagini, quante sfide della modernità ha raccolto come nel caso del frammentare i graffiti!
    Il perché scattare una foto, il fotografo lo sente ma difficilmente sa spiegarlo; la fotografia serve anche a questo: a dare linguaggio alla spinta inconscia.
    In queste immagini io avverto il grande amore che l’autore nutre per l’ambiente urbano, nel valorizzarne tutte le manifestazioni anche le più lontane dall’immaginario della sua generazione.
    Complimenti a Mario Balossini per aver dato valore alla fotografia esercitata nei nostri momenti vissuti a ruota libera che riposano la mente e ci pacificano col mondo.

  2. Antonino Tutolo says:

    L’astrattismo crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva quotidiana; non ha un messaggio da comunicare col linguaggio iconico, proprio della fotografia, e elimina qualsiasi riferimento col reale, per esprimere sensazioni soggettive.

    Diversamente dalla pittura, in fotografia questo avviene ritagliando dei particolari dal loro contesto e attribuendo ad essi, grazie all’inquadratura, alla composizione, alla particolare illuminazione, nuovi significati.

    Forme, colori, entrano in un gioco di relazioni estetiche; difficili da comunicare, se non col linguaggio dell’arte.

    Le foto 2, 3, 4, 22 non sono del tutto svincolate dal reale. E, per quanto ben eseguite, a mio avviso, non vanno col resto.
    Le foto dalla 7 alla 18 sono foto astratte e meritano, per la loro qualità, un mostra.

    L’autore commenta:
    “Sono stato guidato da miei occhi senza vincoli di alcun genere, attratto da forme, colori, trame dei materiali, riflessi…….. ho provato la soddisfazione di osservarli”.

    L’astrattismo è infatti percezione, gioia, emozione. Lo sguardo percorre i segni, gode del gioco complesso dei colori, accostamenti, contrasti, richiami.

    Come giustamente dice Silvano, si sente lo stimolo a scattare e non si sa, razionalmente, il perché.

    E’ lo stesso meccanismo per cui siamo attratti da una scena senza comprenderne fino in fondo il motivo. In mezzo ad un caos di linee e di colori la mente cerca una relazione logica che possa legare alcuni/e di essi/e in una particolare composizione che dà una sensazione di gioia, oppure che inquieta o fa fantasticare.

    La fotografia registra quello “stimolo” per comunicarlo ad altri.
    Ma i parametri in gioco – in particolare il gusto, la sensibilità artistica – sono talmente diversi e complessi che talvolta è difficile riuscire a entrare in sintonia.
    Per questo l’arte astratta è molto soggettiva anche nell’interpretazione.

    Ma astrattismo non è anarchia. Esso soggetto alle complesse regole compositive e di relazione dei colori che stimolano la percezione visiva, oltretutto note da tempo.
    Attualmente c’è una nuova scienza che le studia: la neuroestetica.
    Complimenti all’autore

    Antonino Tutolo

  3. Manuela Marchetti says:

    Immagini che evocano l’astrattismo lirico. Un intreccio di segni, colori e forme che diventano traccia dell’iterazione tra realtà, sollecitazione e creatività,lasciando ampio spazio alla lettura di chi le osserva.
    Una visione personale attraverso cui l’autore riesce a creare emozioni e stati d’animo di notevole suggestione.
    Staccare dal bisogno di riprodurre il visibile ed interrompere così il rapporto dell’occhio con il mondo esteriore ci consente di scavare dentro.
    Un lavoro davvero stimolante per tutti noi che viviamo in una “società di immagini”.

  4. Orietta Bay says:

    Che la fotografia sia racconto siamo tutti fermamente convinti. Ci avviciniamo perciò all’opera di Mario Balossini con la curiosità di ascoltare quello che attraverso le sue immagini ci propone.
    Non è una trama facile, il nostro ascolto deve essere attento, occorre saper superare la rappresentazione del reale per riuscire a capirne le sfumature e interpretarne l’atmosfera. Serve lasciarsi guidare dalle sensazioni per sentirsi trasportati nell’immaginifico. Nella sequenza scelta c’é questo ideale cammino che dal piccolo dettaglio conduce fino all’astratto e alla supremazia del colore e della luce. Un’ ideale affermazione del potere forte dell’armonia nella vita di tutti i creativi e non solo.

    Complimenti

    Orietta Bay

  5. michele ghigo says:

    Condivido l’interesse e l’apprezzamento per il lavoro di Mario Balossini che “giocando con la luce” (come recita il titolo della monografia FIAF dedicato al nostro circolo) ha provato e ci ha restituito emozioni e significati nuovi ed accattivanti. Ancora una volta abbiamo la prova di quanto valga, nella maturazione di un fotografo, la frequentazione di un club ed il confronto con gli altri soci. Della cosa sono compiaciuto ed anche un poco orgoglioso. Michele Ghigo presidente onorario della S:F:Novarese.

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