Feb 3, 2015

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“Modena 130214” di Andrea Taddia

“Modena 130214” di Andrea Taddia

“Modena 130214” – Andrea Taddia

Opera partecipante al progetto tematico “Dal tramonto all’alba” condotto nel 2014 dal C. F. “Il Grandangolo” di Carpi (MO)

 

Con l’opera “Modena 130214” si rivela la condizione del clochard.
Il reportage rappresenta il mio punto di vista personale sulla condizione dei senza fissa dimora che trascorrono la notte nella stazione ferroviaria di Modena.
Solo l’intervento frequente del volontariato assicura loro un conforto, nel corpo e nello spirito.

  1. Il Direttore says:

    “Modena 130214“, di Taddia è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per la visione soggettiva di una particolare realtà sociale.
    Una realtà che pone il fotografo a diretto contatto con l’azione che il volontariato modenese conduce in assistenza dei senza fissa dimora che trascorrono la notte alla stazione ferroviaria cittadina.
    L’opera quindi mostra l’azione di contatto dei volontari e le condizioni in cui si trovano i clochard.
    E’ sicuramente una vicenda che si potrebbe fotografare in tante città italiane, soprattutto nelle notti invernali quando l’albergare nei luoghi pubblici diventa un’esperienza durissima.
    L’autore ha preso contatto con l’associazione di volontariato e ha seguito la squadra addetta a questa azione di assistenza sul campo.
    Le immagini rivelano le solitudini e mostrano gli incontri, la scelta connotativa agendo sui contrasti e i toni cromatici trasmettono il complesso mondo di sentimenti che vivono i protagonisti.
    Complimenti all’autore perché con un’appropriata connotazione ci ha condotto a sentire la asperità di questa realtà presente nelle nostre città.

  2. Un lavoro quello di Andrea che ci catapulta all’interno di un mondo che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che a volte ignoriamo. Utilizzando forti contrasti cromatici l’autore dal mio punto di vista ha saputo trattare in maniera delicata e intima un argomento come questo, volgendo l’obiettivo dal punto di vista del volontario, e ci coinvolge come spettatori nei rapporti e nei sentimenti che si creano in queste situazioni. Complimenti.

  3. Manuela Marchetti says:

    Un lavoro che in modo molto personale fa emergere un mondo nascosto.
    Gente comune senza una fissa dimora, esclusa dal contesto economico e sociale.
    Il mondo dei senzatetto, è oggi un mondo variegato e complesso. Un fenomeno esploso da diverso tempo anche nel nostro Paese e sempre in maggiore espansione, che l’occhio comune non vede. Vivono nella strada ma ai margini delle nostre vite. Li chiamiamo emarginati, homeless, clochard, e per molti non esistono, sono un popolo senza identità.
    L’autore ha saputo mettere a fuoco senza cadere in un facile pietismo, questa scomoda realtà.

  4. Purtroppo troppo spesso si chiudono gli occhi per non vedere la realtà che ci circonda perché troppo scomoda.
    Complimenti all’autore per aver saputo tenete gli occhi bene aperti per mostrarcela attraverso i suoi scatti.

  5. Andrea ha saputo cogliere con occhio attento e rappresentare con sensibilità, ma senza indulgere in facile pietismo, gli istanti dell’incontro tra volontari e clochard.
    La ricerca, gli sguardi, i gesti di aiuto concreto, frammenti di quotidianità notturna, di coloro che molto spesso vediamo intorno a noi, ma non guardiamo.

  6. Danilo Baraldi says:

    Ho avuto il piacere di vedere l’evolversi del lavoro di Andrea man mano che lui lo realizzava, e ho visto quanto questa passione si lega in buona parte a quella che è la mia professione, di educatore presso una comunità di recupero per tossicodipendenti ed alcolisti, con problematiche psichiatriche, legate all’abuso continuato delle sostanze.
    Comunità che ha ospitato uno dei volontari che con i quali Andrea ha seguito queste persone. E mi ha fatto piacere vedere che il lavoro terapeutico che anch’io avevo svolto, aveva dato dei buoni frutti.
    Vedere un “uomo” che si occupa di altre persone, quando questa ha passato una parte della sua vita ad essere “accudito”, mi ha fatto un immenso piacere. Perché nella visione di queste immagini si evince l’impegno che questi ha profuso nell’aiutare. E devo dire che si vede benissimo, l’impegno è evidente.
    Bravo Andrea, e grazie per essere riuscito a farcelo vedere.
    Danilo Baraldi, presidente del Grandangolo.

  7. In genere le immagini con questo tipo di elaborazione non mi piacciono perché sono troppo irreali. Ma in questo caso credo sia il mezzo giusto al fine di raccontare una triste realtà che troppo spesso vive in un mondo parallelo e invisibile ai più. La saturazione dei colori, il livellamento dinamico, l’incisione dei contorni, concorrono nel farci riconoscere elementi reali e conosciuti con una luce non-reale per farci scoprire il non-conosciuto.

  8. maurizio tieghi says:

    Ma siamo qui, a Modena… Canta a squarciagola Venditti sopra un letto di note a guglie aspre, come il tetto del duomo di milano o la barba non fatta da giorni, dal sax baritono di Gato Barbieri. Mi chiedevo come mai questa città che ha cullato cantanti e cantanti notissimi poi si fa in-cantare da un romano. Mi chiedo come si possono fare fotografie se diventa anche difficile immaginare canzoni, vedo ora fotografie che amano il grigio e il tratto fumettistico piuttosto che la gamma tonale estesa della pellicola. Questo mi piace perché non di deve guardare a ritroso dentro il bianco e nero che tanti avrebbero usato, e poi come sarebbero venute le tute fosforescenti. Wenders i sui angeli li metteva in alto sugli edifici, qui stanno coi piedi sul pavimento.

  9. davide palmisano says:

    Con il dovuto rispetto, a me sembra invece che in questo caso le scelte intraprese dal punto di vista formale siano invero poco felici, perché semplicemente immotivate e non coerenti alle intenzioni originali. E semmai, averle intraprese in tal senso, rende infine ancor più debole un lavoro che -senza una precisa e consapevole matrice linguistica originale- sin dal tema prescelto vive , o sopravvive, in bilico tra il clichè ed il già visto, ed un certo voyeurismo un po’ grottesco e amatoriale.
    Non me ne voglia l’Autore, ma a me non pare un’opera da prendere a modello.

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