Mag 17, 2015

Posted | 3 Comments

Sottrazioni, di Pier Paolo Fassetta – a cura di Fausto Raschiatore

Sottrazioni, di Pier Paolo Fassetta – a cura di Fausto Raschiatore

SOTTRAZIONI, di PIER PAOLO FASSETTA
A cura di Fausto Raschiatore

“Una generazione intermedia. Percorsi artistici a Venezia negli anni ‘70”, questo il titolo di una mostra particolarmente significativa che si è tenuta al Centro Culturale Candiani di Mestre nel 2007, curata da Riccardo Caldura. Di seguito l’incipit del testo di presentazione sul catalogo: “Negli anni ’70 si è venuta formando a Venezia una situazione artistica che non si è definita in movimenti o gruppi, ma che comunque ha visto una consonanza anche generazionale, nell’utilizzo delle allora nuove tecnologie, in particolare il video, nel ricorso alle performance e alla fotografia, nell’attenzione agli aspetti concettuali del fare arte che coinvolgevano la parola, la sperimentazione musicale, la stessa pratica pittorica. In questo senso va inteso il termine INTERMEDIA proposto come indicazione per un progetto che non ha nessuna pretesa di esaustività, quanto richiamare l’attenzione su un decennio che viene osservato ora da più parti da un crescente interesse. INTERMEDIA perché diversi sono stati i mezzi intrepretati dagli artisti con una notevole capacità e libertà nello sperimentare”. Un decennio di grandi cambiamenti, politici, sociali e culturali Sono gli anni immediatamente successivi al Sessantotto. In questo contesto nasce e si esprime artisticamente Pier Paolo Fassetta. I primi suoi lavori fotografici sono del 1968. Dalla pittura tradizionale, a cui si dedica per un breve periodo, approda alla Land Art. Affronta il tema delle proiezioni d’ombra, molto caro all’artista, con il quale ha realizzato stimolanti performance documentate con immagini di grandi dimensioni, cosa rara per quegli anni. Un tema che si colloca, nella poetica fotografica dell’autore, nel rapporto tra presenza e assenza, tra spazio e tempo. E non solo.
La fotografia è tante “cose” insieme: in particolare è un esercizio continuo di osservazioni. Queste, se effettuate con coerenza di analisi e sistematicità d’indagine, costruiscono un “insieme” significativo di visioni che, essendo costanti e strutturate, quindi, collocabili in un progetto, diventano occasioni di ricerca, di approfondimenti e d’esplorazione. Osserva bene evidentemente chi guarda ma soprattutto chi vede, chi è capace cioè di andare oltre il visibile. Penetrare i contesti. Indagarli, scandagliarli, percepirne l’intimo. La fotografia è l’arte di rendere visibile l’invisibile. Gaspard Felix Tournachon, in arte Nadar, sostiene che, “come in tutte le cose, esistono persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”. Una riflessione stimolante espressa in termini semplici, tanto da sembrare disarmante. Lo è in realtà, ma solo in apparenza; in effetti, è impegnativa e genera dinamiche non sempre prevedibili, né intercettabili.
Pier Paolo Fassetta, autore di raffinata sensibilità sa guardare, ma soprattutto, sa vedere. Il suo sguardo va sempre oltre il contesto dal quale legge, osserva e interpreta iconicamente la nostra contemporaneità, il nostro tempo storico. Vive l’attualità con grande intensità e partecipazione. Come uomo e come artista. Non mostra la realtà in quanto tale, mostra l’idea che egli ha della realtà stessa che genera l’opportunità, quindi, il pretesto. Egli parte dal “reale”, più precisamente, da un frammento di realtà, ovvero un pretesto “aperto”, per approdare, dopo una serie di passaggi successivi, all’immagine finale. Fassetta coglie l’occasione, la analizza, la studia a fondo e poi la colloca. Invece, quando il pretesto mentalmente è già definito va solo individuato e collocato nel luogo pre-visualizzato in attesa della realizzazione. Il pretesto in realtà è una silenziosa proiezione di un testimone o di una testimonianza che cede la propria identità a favore di altri, verso orizzonti linguistico-espressivi imprevedibili.
La fotografia per lui è una modalità di notevole spessore culturale, in grado di esprimere e di attribuire uno stile, definire i termini di un linguaggio, le declinazioni di una trama narrativa. Una ricerca fotografica, quindi, che riesce ad essere studio, indagine, sperimentazione. Raffinata e capace di performance di alto profilo stilistico. Sintesi “elaborate” di un ventaglio di osservazioni, di percezioni e di interpretazioni confluite in pretesti diversi: talvolta visibili, talaltra meno. Solo un momentaneo punto di riferimento da utilizzare per creare una nuova entità espressiva in linea con la nuova dimensione. Non importa se è oggettivo o soggettivo, sostiene Pier Paolo Fassetta, è necessario solo che esso “ispiri creatività”, cioè dia corpus a un percorso d’arte dinamico, quindi, flessibile e fluido, linguisticamente efficace e narrativamente stimolante. E’ la proiezione, in sintesi, che l’autore veneziano sviluppa sullo scatto che “lavora” con grande equilibrio, in una nuova modulazione visiva. Si percepisce una esigenza intima di esprimersi che diventa in alcuni momenti una vera e propria urgenza narrativa.

Post Scriptum – Sottrazioni.
Le mie esperienze attorno alla fotografia mirano a sottrarre il tempo dello scatto. Si sottraggono le cose all’evidenza, il tempo stesso si annulla in una vaghezza fenomenica intrisa di tracce visionarie che appartengono, in modo decisivo, al processo di ideazione e restituzione dell’immagine. Dissolvimento del colore, sfuocatura dell’immagine, creazione di filtri attraverso i quali percepire la forma in una continua sottrazione di nitidezza, sono procedimenti per i quali l’opera perde il suo valore assoluto per inoltrarsi nel “possibile”. L’immagine nello spazio o sul piano, è il presente dell’opera. In essa convivono un passato concluso e un futuro aperto ad ogni forma di contaminazione mondana (Per Paolo Fassetta) – Aprile 2015. Mostra Personale Bugno Art Gallery – Venezia

  1. Il Direttore says:

    “Sottrazioni”, di Pier Paolo Fassetta, è un complesso di opere ognuna animata da un’idea narrativa artistica per riflessione estetica condotta sul tema dell’umanità dei nostri giorni alla prova della modernità.
    E’ esemplare la coerenza formale che distingue ognuna delle sequenze dalle altre. L’autore sceglie un velo interpretativo per rappresentare una realtà soggettiva e lo applica a contesti che nel loro insieme hanno la capacità di narrare le pulsioni collettive vissute nella modernità.
    Una modernità che morde la vita del singolo e della collettività che mette alla prova l’umanità a nuove sfide alienanti. Queste estetiche ci parlano di un’umanità che pulsa affannata nei Nonluoghi dove tutto è impermanente ma che lascia cicatrici nella vita interiore delle persone.
    L’autore ci dona una lezione di stile esercitato con una ricerca continua di modi nuovi per raccontare l’uomo dei nostri giorni.
    Complimenti all’autore e a Fausto Raschiatore per avercelo posto in evidenza.

  2. Egr.Direttore,
    grazie per l’ospitalità offerta al mio lavoro e alla presentazione di Fausto Raschiatore.
    Congratulazioni per la qualità delle proposte presentate in questa pagina e per l’impostazione grafica data ai testi e ai materiali visivi pubblicati.
    Buon lavoro per la diffusione della cultura fotografica.
    Pier Paolo Fassetta

  3. Opere del passato di Fassetta – Presenze, Attesa, e il lavoro qui presentato hanno tutti una medesima matrice speculativa, pur pervenendo a risultati apparentemente distanti tra loro, sono tutte attraversate da una leggerezza, una capacità di astrazione dal reale, non l’oblio, ma riduzione a sorta di minimalismo percettivo.
    La realtà in cui viviamo, e ci confrontiamo, ognuno con un background fatto di culture, esperienze, storie personali, si presenta a noi ricca di spunti, stimoli, possibili interpretazioni.
    La visione che ne ha Fassetta è, in ogni sequenza ricerca di intimità, che trova in ogni essere, animato e non, quella essenzialità estetica che non è ricerca fine a se stessa ma parte di un più complesso approccio concettuale con quello che viene impropriamente definito il “reale” E’ uno sguardo con occhi socchiusi, che si traduce in immagini esenti da qualsiasi retorica del bello ma intrise di una personale, irripetibile narrazione visiva.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.