Giu 7, 2015

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Le figure retoriche – di Enrico Maddalena, 3° e ultima parte

Le figure retoriche – di Enrico Maddalena, 3° e ultima parte

Le figure retoriche – di Enrico Maddalena, terza e ultima parte

Le figure retoriche nella lingua e nella fotografia: un parallelo possibile

In origine la fotografia era vista come puro mezzo meccanico in grado di produrre una impronta della realtà, una sua fotocopia. Sappiamo bene invece che la fotografia è un segno che può veicolare significati che vanno oltre il referente. Con la fotografia si possono comunicare concetti, idee, emozioni. Con la fotografia si può raccontare e si può fare della poesia. Non per nulla si parla di “linguaggio“ fotografico. Ma è possibile fare un parallelo con il linguaggio per antonomasia, quello della lingua scritta? Direi proprio di sì. Poiché il campo è assai vasto, ci limiteremo alle figure retoriche.

La retorica è l’arte di parlar bene ed il suo scopo è la persuasione, l’induzione cioè di un assenso psicologico. Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso volto a creare un particolare effetto. Le figure retoriche sono davvero molte. Noi ci limiteremo solo ad alcune, dandone la definizione e mostrandone un esempio verbale, tratto dalla letteratura, ed uno fotografico.
Andiamo ad iniziare (ove non diversamente specificato, le foto sono mie):

7. Iperbole.
L’iperbole (dal greco, hyperbolé, “scaglio oltre, sollevo”) è una figura retorica che consiste nell’esagerare, per eccesso o per difetto, un concetto sino all’inverosimile.

Esempio:
“La settimana é trascorsa in un attimo”, oppure “hai impiegato un secolo ad arrivare!”, “È un secolo che non lo vedo”; “Scendo tra un minuto”; “Sono in un mare di guai”; “Mi piace da morire”.
“…O frati, – dissi, – che per cento miliaperigli siete giunti all’occidente;a questa tanto picciola vigiliade’ nostri sensi ch’è del rimanente,non vogliate negar l’esperienza,diretro al sol, del mondo sanza gente…” (Dante, Inferno, Canto XXVI).

Alcune foto dalla pubblicità:

7-1 (Per dire che la Mini è un’auto davvero piccola, l’autostoppista si china fino a terra
per chiedere un passaggio)

7-2 (Se c’entra addirittura la Statua della Libertà, vuol dire che quel camion di quella casa
automobilistica è davvero capiente)

8. Prosopopea/Personificazione
La prosopopea, (dal greco prósopon, “volto” e poiéin, “fare”), o personificazione, è una figura retorica che consiste nell’attribuire qualità, azioni o sentimenti umani ad animali, oggetti, o concetti astratti.

Esempio:
“…Là, presso le allegre ranelle,singhiozza monotono un rivo…”(G. Pascoli, Oa mia sera)
“…Da un pezzo si tacquero i gridi:là sola una casa bisbiglia…”(G. Pascoli, Il gelsomino notturno)

8-1(Mamma elefante sta praticando la manovra di Heimlich per salvare
dal soffocamento l’elefantino goloso delle nocelline di quella marca)

9. Metafora
La metafora (dal greco metaphéro, “io trasporto”, composto da metà = “oltre, al di là” e phéro = “porto”) è una figura retorica consistente nella sostituzione di un termine proprio con uno figurato, in seguito ad una trasposizione simbolica di immagini. “Tizio è un coniglio”, “L’infanzia è l’alba della vita” – Differisce dalla similitudine per l’assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (“come”).

Esempio:

“…tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio; due volte nella polvere,due volte sull’altar…”(A. Manzoni, Il Cinque Maggio)

9-1(Man Ray, in “Violon d’Ingres” avvicina le forme del corpo femminile
alle forme dello strumento musicale)

9-2 (Più veloce della luce! L’automobile è davanti al fascio luminoso dei propri fari)

9-3 (se si tira con grande velocità una tovaglia da una tavola imbandita, per il principio d’inerzia
tutto resta al suo posto senza cadere.
Per dire che quell’auto ha una accelerazione davvero incredibile)

  1. Il Direttore says:

    Il merito delle figure retoriche è quello di aver dato un nome a un sentimento, a un’emozione o a un processo concettuale.
    Fin tanto che il sentito non ha un nome resta confinato nell’inconscio creativo e la coscienza non ha materiale concettuale per elaborare ed evolvere quel sentito.
    Tantissime sono le figure retoriche, certamente ce n’è qualcuna che darà il nome ai vostri sentimenti che ancora non hanno un nome, cercatele perché avrete maggiore consapevolezza del vostro linguaggio visivo.
    Grazie a Enrico Maddalena per il suo brillante invito alla conoscenza di questo raccordo fondamentale con la Parola.

  2. Grazie Enrico, ottimi esempi per “leggere” le fotografia.

  3. Grazie ancora una volta per questa brillante dimostrazione !

    Come Enrico Maddalena ha per questo articolo usato tante fotografie di pubblicità, mi ha fatto venire in mente la problematica dell’utilizzo delle foto per il giornalismo. Mi ha fatto pensare ad un famoso giornale francese che si chiama “Paris match” e che ha per slogan : le poids des mots, le choc des photos (il peso delle parole, il choc delle foto).
    In queste situazione, c’è quasi un doppio linguaggio : quello della foto in se ed il senso che gli da il titolo o il testo.

    Grazie ancora !
    Laurence

  4. Massimo Pascutti says:

    Grazie ancora una volta ad Enrico Maddalena per le sue strepitose lezioni sulle figure retoriche: ci dimostra quanto siano importanti la cultura e la conoscenza. Mi hanno colpito alcune frasi di Enrico: “…In origine la fotografia era vista come puro mezzo meccanico in grado di produrre una impronta della realtà, una sua fotocopia. Sappiamo bene invece che la fotografia è un segno che può veicolare significati che vanno oltre il referente. Con la fotografia si possono comunicare concetti, idee, emozioni. Con la fotografia si può raccontare e si può fare della poesia. Non per nulla si parla di “linguaggio“ fotografico….” . Ecco queste frasi sintetizzano benissimo lo spirito con il quale ci dobbiamo porre di fronte ad una fotografia… senza chiusure o preconcetti: il linguaggio fotografico va al di la di sterili polemiche che ancora oggi sussistono su analogico Vs. digitale o bianco e nero Vs.colore.

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