Ott 4, 2015

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Il Futuro Gettato – di Andrea Taschin

Il Futuro Gettato – di Andrea Taschin

Il Futuro Gettatodi Andrea Taschin

 

Rimango colpito da come vengono buttate via le cose, da come in Italia sono sprecati entusiasmo, passione e vitalità delle nuove generazioni. Attraverso la manipolazione digitale, propongo immagini di una paradossale vita quotidiana di bambini attorno ai cassonetti e alla spazzatura. Se i bambini sono il nostro futuro, e il consumo dissennato il nostro presente, le mie immagini sono metafore visive di un paese che si sbarazza con leggerezza del passato, che ha perso il senso dell’investimento, che non offre prospettive di inserimento alle nuove generazioni: un paese che non investe più in istruzione, cultura e ricerca getta via il proprio futuro. Vorrei insomma sollecitare una riflessione che non sia puramente ecologica, ma che assuma un carattere di denuncia ed esorti alla costruzione di un futuro migliore per i nostri figli.

Andrea Taschin

Sono nato a Venezia nel 1971 e vivo a Firenze da molti anni. Mi sono laureato in Fisica a Firenze nel 1999 e ho conseguito il dottorato di ricerca in Fisica nel 2003 sempre a Firenze. Nutro una grande passione per la fotografia da molti anni, e sono inoltre appassionato ed esperto di scienza del colore e gestione del colore. Sono un fotografo amatoriale ed ho acquisito conoscenze avanzate di fotografia e post produzione da autodidatta, attraverso la consultazione di numerosi libri, siti internet, e forum fotografici. Sono membro del circolo fotografico Officine di Arti Visive Fotoclub K2 di Firenze e del circolo Photoalchimie di Calenzano (FI).

 

Premi:

2014/06 – 3° Classificato e premio speciale bianco nero, 1°-Concorso Fotografico Memorial Angelo Pavan, Triora (IM).

2015/03 – 3° Classificato al 4° Concorso Nazionale “Terre Medicee”, Seravezza (MS), con il portfolio dal titolo “Il futuro gettato”.

2015/05 – 1° Classificato al Photo Tour 2015 – Presentazione Portfolio, Firenze, con il portfolio dal titolo “Il futuro gettato”.

2015/06 – 2° Classificato al 2° Concorso Fotografico Memorial Angelo Pavan, Triora, IM.

 

Contatti:

e-mail: andreataschin71@gmail.com

sito web: http://andreataschin.weebly.com

 

  1. Il Direttore says:

    L’opera “Il futuro gettato”, di Andrea Taschin, è un’opera animata da un’idea creativa per la completa realizzazione in post-produzione digitale delle immagini che la compongono.
    Un portfolio come questo è l’esatta versione iconica di un testo letterario nel quale un padre scrive pubblicamente le sue serie preoccupazioni per il futuro dei propri figli, perché vede che una società come la nostra non sa dare un mestiere, e quindi un futuro, quasi alla metà dei suoi giovani.
    Il tema è amaro e l’autore lo affronta con le proprie ansie viscerali di padre!
    Le immagini sono dispositivi di senso, ovvero non sono testi visivi che rappresentano storie ma delle combinazioni ad arte di elementi significanti, ideate per produrre un determinato significato.
    Gli elementi posti in gioco sono dei reali scenari urbani di aree di raccolta rifiuti che virtualmente diventano l’habitat in cui i ragazzi vivono: riposano, giocano, mangiano, ecc.
    Quindi ci è mostrata la rappresentazione di momenti del quotidiano carichi di una spontaneità giovanile, disarmante che ci ferisce.
    Siamo colpiti di come questi ragazzi riescano ad adattarsi a questa condizione sventurata e comprendiamo la verità morale di questo messaggio estremo.
    Il paradossale è che sui tavoli d portfolio abbiamo già visto numerosi reportage che mostravano famiglie intere che vivevano nelle grandi discariche di varie parti del mondo.
    Questo aspetto del verosimile è un ombra che esce dal nostro inconscio di lettori e rende ancora più forte il messaggio di queste immagini.
    Queste metafore potentissime trovano la loro energia nella perfezione tecnica con la quale sono state realizzate.
    Complimenti vivissimi a Andrea Taschin per aver realizzato un’opera che svela la difficile condizione giovanile nella nostra società. Mi auguro che per la qualità tecnica e semantica l’opera possa avere la visibilità che merita.

  2. Il lavoro di Andrea Taschin arriva diretto..costringe a pensare.
    Vedi le certezze fino ad ora vissute vacillare!!
    realizzato in modo perfetto!!
    Complimenti veramente
    Maurizio Ligabue

  3. Gianpiero Scafuri says:

    Belle, anche se molto surreali. Complimenti!

  4. Antonino Tutolo says:

    Premetto che il lavoro di Andrea Taschin è elogiabile sia dal punto di vista dell’idea che da quello tecnico.
    E’ sull’interpetazione sociologica che ho qualche commento da fare.
    La conoscenza storica aiuta sempre ad inquadrare una situazione attuale, in un contesto più ampio e come consecuzio causa-effetto molto più attendibile.
    Già solo ricordando i film di De Sica, Fellini, Monicelli, Eduardo, Pasolini, i bagni nella marrana del Sordi americano, ci si rende conto che la lettura sociale di Andrea Taschin non è corretta. Eravamo bambini del dopoguerra e giocavamo con la miseria; con i resti di un carretto, un aratro abbandonato, una auto rottamata, una fionda, una biglia. E per noi bambini erano sommergibili, carri armati, aeroplani; le bambine facevano mangiare la terra alle loro bambole. Con le mani sporche mangiavamo grosse fette di pane con olio e zucchero.
    I nostri giochi era sempre pericolosi e spesso tornavamo a casa con sbucciatura, buchi nella testa causati dalle pietre lanciate con le fionde, ecc. Quando non si trattava di cose complicate, un po’ di acqua, oppure lo sputo, … e tutto passava. Se si moriva, si moriva molto piccoli. Chi sopravviveva era vaccinato dalla natura, e campava cent’anni. Per fortuna il santo che assiste i bambini è quasi sempre attento; altrimenti gli ordigni bellici, i pozzi aperti, le case diroccate dei bombardamenti, i ferri abbandonati avrebbero fatto delle stragi.
    Poi le mamme hanno vinto la battaglia: sono arrivati i giochi “per i bambini”, la maglia della salute, i pasti arricchiti, le vitamine, le vaccinazioni, i disinfettanti. Tutto positivo, per l’amore di Dio !
    Ma a chi ha vissuto quei tempi, a chi è stato di corvet nei bagni militari, a chi ha passato qualche giorno in una trincea, in un campo scout, queste cose non fanno impressione.

    • Isabella Tholozan says:

      Non credo che il concetto espresso abbia a che fare con questa tua interpretazione.
      Indipendente dalla reale spazzatura è forse un pattume più ideologico e coerente con l’oggi.

  5. Isabella Tholozan says:

    Fa bene l’autore a precisare di essere esperto di scienza e gestione del colore. Fa bene perché dimostra, attraverso la sua opera, quanto sia importante conoscere il linguaggio, conscio e inconscio, del colore e di come il suo corretto uso qualifichi l’opera.
    Lo sa bene anche Gregory Crewdson, geniale fotografo americano, il quale, attraverso le sue monumentali opere, ricostruisce una realtà solo all’apparenza perfetta, laddove emerge, perfettamente tangibile, un intreccio potente di sentimenti. Anche per lui il colore è fondamentale per consentire all’osservatore di immergersi nell’immagine e percepirne appieno i significati.
    Andrea Taschin usa la sua conoscenza per descrivere una situazione di gelo che non è della natura, ma, è causa della nostra insensatezza; un mondo non più ideale ma subito, ricostruito in modo forse troppo perfetto, ma si capisce, osservando le immagini nel loro insieme, che questa perfezione è necessaria, così come lo sono i toni e i colori scelti tutti nelle loro varianti fredde; ed ecco che il risultato che si ottiene è, superata l’iniziale curiosità per i particolari, quello di un profondo fastidio, certamente provato verso il significato dell’opera, ma, in realtà provocato principalmente dall’assenza, sapientemente voluta, dei colori caldi.
    Un mondo ipotizzato quindi senza calore e senza sole! Una post-civiltà nata sull’immondizia, non solo fisica.

  6. Antonino Tutolo says:

    Altra riflessione…

    “”…un paese che si sbarazza con leggerezza del passato, che ha perso il senso dell’investimento,..””

    La chiamano la società dei consumi. La massa produce, la massa compra, chi è al vertice si arricchisce.
    L’auto deve durare 4 anni, i pantaloni una stagione. Se non li usi si rompono da soli o sono fuori moda. Bisogna comprare e poi buttare. Perché comprando si dà lavoro a tutti; poi tutti compreranno anche quello che non serve loro.

    L’usato non si ripara: si butta. La riparazione costa più del prodotto nuovo (una stampante cosa 50 euro, la cartuccia di ricambio 70…). Si butta e si ricompra.

    La società non si regola più sul quarzo delle quattro stagioni, ma sull’acquisto e sul riacquisto delle stesse cose. Da qui enormi discariche che un giorno saranno miniere di ricchezza per chi saprà riutilizzare i nostri rifiuti preziosi.

    Siamo al trionfo del liberalismo: l’uomo oggetto, schiavo dei suoi bisogni indotti.
    Un ragazzo che studia è un ragazzo che vuole un futuro rispettoso dei suoi diritti.
    Un ragazzo che non studia è nelle mani di speculatori. La pubblicità lo userà come mezzo di produzione e di consumo.

    I consumi inutili indotti per molti ed i guadagni sicuri per pochi.
    Basta un cane per condurre al pascolo le pecore.

    Non si può pretendere che istruiscano i nostri figli.

  7. Rosella Centanni says:

    Questo lavoro, valido e ben strutturato, mi colpisce direttamente e mi lascia una profonda amarezza.
    Per fortuna nutro uno spiraglio di speranza e per le mie nipotine e per tutti i bambini del futuro.
    Comunque una buona riflessione per noi adulti per una concreta educazione ambientale e non solo…
    Complimenti all’autore!

  8. Elena Melloni says:

    Complimenti ad Andrea.
    Una bella storia, raccontata egregiamente, originale ed emozionante.
    Mi auguro di poterlo vedere dal vivo,prima o poi!

  9. Gianfranco De Palma says:

    Taschin è nato nel 1971, periodo in cui la corsa al consumo era una nuova realtà e osserva, in modo acuto, alcune conseguenze del cambiamento della società.

    Un fotografo, ancor più se amatoriale, non deve essere necessariamente un sociologo, uno storico o un filosofo.

    Taschin osserva una delle mille storture della nostra epoca e la narra proponendo delle belle immagini, dense di significato e cromaticamente coerenti. Sceglie accuratamente la luce, predilige il cielo nuvoloso, come a voler rimarcare la tristezza del contesto. Usa la sequenza delle immagini per accentuare il contrasto tra la consuetudine giornaliera delle attività dei protagonisti e il decadimento dell’ambiente in cui queste avvengono.

    • Antonino Tutolo says:

      Un fotografo non dev’essere per forza “un sociologo, uno storico o un filosofo”.

      Un fotografo non dev’essere per forza ignorante; può anche saper parlare e parlare di storia, filosofia e sociologia.

      Oltretutto, quello narrato dall’autore è proprio un problema di ordine sociale e storico (appartiene alla nostra epoca). Inoltre la filosofia se la cacci dalla porta rientra dalla finestra…per cui …. non siamo fuori tema

  10. Intanto ringrazio tutti per i preziosi e graditissimi commenti ricevuti. Davvero mille grazie.
    Vorrei aggiungere, se posso, un’integrazione alle parole introduttive al portfolio. Il taglio surreale e paradossale delle immagini mi ha permesso, credo, di diversificare il lavoro da un reportage. È una metafora visiva di un futuro e del potenziale delle giovani generazioni, qui rappresentato dai bambini, che viene sprecato e quindi equiparato ad una oggetto da buttatar via. Mi spiego: quando ad esempio uno stato investe del denaro per formare un giovane, attraverso il percorso universitario e post universitario per poi vederlo fuggire all’estero per mancanza di prospettive di impiego spreca o getta via il suo futuro. Quando taglia sistematicamente fondi alla scuola sopprimendo in parte attività quali musica, lingua, cultura, getta via suo futuro.
    Coltivo anch’io la speranza in un mondo migliore. Alle mie due figlie dico che il mondo cambierà e saranno loro stesse le artefici e le protagoniste del cambiamento.
    Ancora grazie.
    Un saluto.
    Andrea

    • Antonino Tutolo says:

      Condivido.
      I nostri laureati sono richiestissimi all’estero, checché ne dicano i maligni, soprattutto negli indirizzi scientifici. Ricordo una trasmissione di Report di qualche anno fa.
      Ma chi promuove il futuro del paese mira (con una visione miope del futuro) ad una qualificazione professionale meno onerosa; a livello veramente di massa; riservando a pochi eletti quella più elevata presso strutture private.

      Al contrario, nelle nazioni civili, si mira a una formazione specialistica elevata, che più onerosa ma molto più produttiva per il futuro.

      Se all’estero si fanno piani ventennali, da noi è già troppo che si navighi a vista.

  11. Massimo Pascutti says:

    Andrea Taschin ci ha presentato un lavoro dal titolo sicuramente socialmente impegnato, ma che secondo me non è stato supportato da delle immagini sufficientemente “forti”, ma che all’opposto risultano purtroppo un po’ ripetitive. Isabella Tholozan cita Gregory Crewdson come riferimento per la gestione creativa del colore: qui l’uso del colore e della postproduzione denotano sicuramente un’alta perizia tecnica, ma i paragoni si fermano qui. Qui mancano l’atmosfera che sappia emozionare, la sospensione dell’attimo che prelude ad un avvenimento incombente. Forse la prima , la tredicesima e la quattordicesima immagine sono le più efficaci nel rappresentare lo stato di frustrazione dei nostri giovani, costretti ad un sonno indotto dal sistema , per mascherare l’immondizia che ci circonda…ci sarà speranza in un futuro migliore o saremo costretti a permanere in questa discarica in eterno?

  12. Frances says:

    Interessante questo lavoro di Andrea Taschin. Colpisce l’atteggiamento delle piccole protagoniste, la loro quotidianità non muta seppur circondate da rifiuti, da grigi cassonetti, rimane invariata: tra ludici giochi infantili e la nostalgia serale riconosciamo gli atteggiamenti tipici dell’infanzia. Ed è un’infanzia vista con una certa ingenuità: le bambine non si sono adattate al grigio mondo precario ma non ne sono consapevoli , proprio come i due amanti ne” Il trionfo della morte” di Bruegel il vecchio, non consapevoli della minaccia che andrà a gravare su di essi. E lo sguardo è quello di un padre che è invece consapevole della crisi, di essere in un mondo postmoderno e postideologico, alla fine dell’edonismo anni 80, di cui però rimangono gli aloni sul vetro e permane come modello di riferimento. Lo sguardo genitoriale sulla precarietà del mondo diventa quindi l’efficace tematica centrale di questo portfolio che porta il fruitore ad una totale presa di coscienza.

  13. Franca Catellani says:

    Questa opera ci porta a riflettere molto . La nostra è una società dedita non al benessere comune , ma al tornaconto personale e al denaro imperante .Una società che rispecchia la frantumabilità della condizione umana . La corsa frenetica al consumo materialistico è evidente a tutti , quanto è vero che non abbiamo investito per l’essere umano nel vero senso della parola , non investiamo nelle potenzialità delle giovani intelligenze e soprattutto nella scuola . Siamo prigionieri di noi stessi quanto tanto della nostra presunta libertà ! .L’idea elaborata, metaforica indubbiamente ,oltrepassa gli stadi temporali , immagina un futuro esasperato e pessimistico , sapiente utilizzo di gamme di colori freddi , azzurro , verde, grigio , bambini che giocano e mangiano nella spazzatura è fastidioso da vedere e da pensare .Qui l’arte della fotografia si investe di un forte messaggio culturale, contemporaneo.

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