Ott 18, 2015

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SERGIO MAGNI – di Silvano Bicocchi e C.F.Milanese

SERGIO MAGNI – di Silvano Bicocchi e C.F.Milanese

Sergio Magni – di Silvano Bicocchi in collaborazione con C. F. Milanese

I testi pubblicati sono tratti dal libro “Sergio Magni – il fotografo che insegna” edito dal C.F. Milanese in occasione dei suoi 80 anni

 

 

 

 

 

Foto di Alberto Dubini, Srgio le mani

Foto di Alberto Dubini, Srgio le mani

 

Una sera al Circolo mi sono sentito dire: “Tutti dobbiamo collaborare al nostro giornale: prendi quindi un paio delle tue foto meno ‘inguardabili’, scrivi due parole su come sei diventato fotoamatore e manda tutto al Tani”.

Non ho neppure risposto: non voglio imporre a nessuno la visione di mie fotografie e sono sicuro che tutte le persone normali sono disinteressate al quando e al perché della mia prima foto (se mai, a qualcuno interesserà il giorno della mia ultima foto…).

Tutto sembrava finito lì, quando la scorsa settimana mi sento ridire: “Non darti delle arie e manda qualche foto (per fortuna di tutti le sceglierà il Tani), scrivi due righe (tanto chi ti legge?) e… ubbidisci”.

Io ho troppi capi, sono troppo servile nei loro confronti e – ahimè – troppo debole…

Il preambolo (che tra l’altro è vero) finisce qui. Ora, ripensandoci, sono quasi contento di raccontarvi una storia folle. Da molti anni ormai mi interessavo di problemi fotografici e mi sentivo sempre infelice e pieno di dubbi. Allora ho letto libri e manuali, ho seguito saggi consigli di affermati maestri, ho partecipato a competizione fotografiche, ho ascoltato nuovi maestri parlare di inconscio e di introspezione psicologica… Risultato: sono rimasto infelice.

Per questo invidio chi si interessa di nuoto. Perché? Prendete, per esempio, uno che si interessa di nuoto da anni e buttatelo in mare; se ritorna a riva con i propri mezzi vuol dire che qualcosa aveva sicuramente imparato. Io invece, fotograficamente parlando, mi ritrovo sempre in mezzo al mare, sommerso dai miei dubbi, lontano da rive sicure. A volte mi consolo pensando che la fotografia si rinnova continuamente nei suoi numerosi messaggi e sono così in parte giustificati e la mia confusione e il mio poco capire. Ma la consolazione è di breve durata e mi ritrovo quasi subito a invidiare gli amici autorevoli che sanno tutto, quelli che di fronte alle foto altrui, dicono “sì” o “no” con la sicurezza degli scrutatori dei Referendum.

Mi sforzo di trovare una via di uscita; le storie (anche quelle folli) devono finire bene. Provo quindi a ricominciare tutto da capo, cioè dalla fotografia; e azzardo questa conclusione: le regole compositive, le definizioni sui contenuti e l’ultimo stimolante proclama sullo specifico fotografico, studiamoli con dubbio.

Le fotografie no, le fotografie facciamole con fede, convinti della semplice e straordinaria efficacia di questo mezzo di espressione. Efficacia che deriva da autonomia espressiva, che è semplice e straordinaria nonostante l’inconscio, la psicologia introspettiva e tutte le parole difficili che mi girano attorno.

Un momento: autonomia espressiva ho scritto sopra; forse i segreti che cerco sono vicini, stanno dentro la fotografia, nell’esprimere un po’ di noi stessi rappresentando qualcosa che comunque conta per quello che è. Questo procedimento porta a una immagine che acquista il suo significato definitivo, diverso dal significato della cosa rappresentata e dall’idea che mi ha spinto a scattare la foto, ma da esse direttamente dipendente.

Il discorso è solo apparentemente complesso; si può infatti arrivare facilmente a una fotografia con i “suoi” significati chiari, logici, importanti.

Bene, se questi significati saranno alla portata di tutti, meglio se saranno anche al servizio degli ultimi. Mi sembra di avere fatto una scoperta importante e di scorgere – anche se sono sempre in mezzo alle onde di prima – un lembo di terra. Se ci arrivo correrò a raccontare tutto al mio presidente Passaretti: speriamo non mi butti fuori dal Circolo. Affogherei…

Sergio Magni

(tratto da Il fotoamatore, numero 2, anno V, giugno 1979).

 

Sergio Magni a 40 anni

Sergio Magni a 40 anni

 

Brevi note biografiche.

Nato a Milano nel 1932. Nel 1973 è stato uno dei primi 

Insigniti FIAF con l’Onorificenza di Benemerito della

 Fotografia Italiana. Dal 1974 al 1978 ha ricoperto l’incarico di 

Delegato Fiaf per Milano e Provincia. Nel 1977 è entrato a far 

parte della Commissione Artistica Culturale. Nel 1980 ha 

ricevuto l’Onorificenza Internazionale ESFIAP.

 E’ stato Vicepresidente della FIAF dal 1988 al 1990, Direttore

 del Dipartimento Attività Culturali dal 1988 al 1999, 

Segretario e poi Presidente del Circolo Fotografico Milanese. 

Ha ricevuto l’Onorificenza di Seminatore FIAF nel 1994. A lui si

deve la pubblicazione dei primi due quaderni de ‘Il

 Fotoamatore’, intitolati ‘ Un modo per leggere fotografie’ e 

’Corso di fotografia per principianti’, divenuti autentici punti 

di riferimento per la divulgazione del linguaggio fotografico. E’ stato redattore di ‘Fotoit’ e coautore dei libri ‘Leggere 

fotografia’ e ‘Seminario DAC per giurati!.

 

Foto di Dulbini Alberto, Sergio magni saluta il Presidente ad Honorem Michele Ghigo

Foto di Dulbini Alberto, Sergio magni saluta il Presidente Onorario FIAF Michele Ghigo

 

Wanda Tucci Caselli
Presidente onorario Circolo Fotografico Milanese

Schivo e impegnato per natura, pensa che la fotografia meriti di essere fatta (a livello di perdere tempo) solo per motivi importanti.

I discorsi di Sergio Magni sono sempre ampiamente descrittivi: discorsi che nascono dal cervello e mai dall’istinto. Anche se ogni singola immagine esprime infatti contenuti significativi abbisogna di essere mantenuta nel contesto della sua narrativa per poter esprimere le denunce malinconiche del mondo amaro nel quale ci battiamo.

Le sue prime fotografie sono del 1965. Basilare per la sua formazione è stato un lavoro di gruppo su Milano al Centro Pirelli.

Sergio Magni è il “motorino del Circolo Fotografico Milanese”; spogliata dalla sua apparente retorica, questa definizione di Enzo Passaretti esprime in senso completo il significato della presenza di Sergio Magni nel circolo: significato che comprende i suoi apporti organizzativi, culturali e pedagogici e una eccezionale capacità di sintesi critica che gli consente, di fronte a qualsiasi immagine, di individuare contenuti e riferimenti estetici e tecnici.

Ma al di là del pungente sarcasmo con cui riveste la lucidità del suo pensiero, va scoperta in Sergio Magni un’intensa carica umana che lo spinge a cercare, oltre ai contenuti fotografici, i più profondi significati dell’amicizia.

 

Sergio Magni in una foto recente.

Sergio Magni in una foto recente.

 

Anche la fotografia ha i suoi santi!

di Ernesto Fantozzi

Rendersi conto dell’importanza che Sergio Magni ha avuto ed ha per la fotografia italiana è cosa molto semplice: basta fare un giro, anche virtuale dati gli odierni mezzi, tra i circoli fotografici e sentire cosa di lui si pensa e si dice.

Il succo di tutte le risposte che vi saranno date ve lo posso anticipare io: Sergio santo subito! Talmente smisurato e incondizionato è infatti il credito e il seguito che il nostro si è strameritato in tanti anni d’anni di dedizione assoluta alla causa che, se soltanto lo avesse voluto, sono sicuro che sarebbe stato da tempo acclamato in pompa magna presi- dente della FIAF.

Ho sempre pensato che la sua fosse una specie di missione, suggellata da un giuramento fatto a sé stesso e che mai, anche per una sola volta, egli non vi sia rimasto fedele. Sergio per primo sa che non basta operare bene per essere adeguatamente rimeritati, però io sostengo che almeno il riconoscimento di «Seminatore d’oro» dovrebbe essere per lui appositamente convertito in «Seminatore di platino».

Gente, vogliamo renderci conto di quante menti di fotoamatori egli abbia illuminato sul modo più appropriato di concepire e di valutare l’immagine fotografica? Questo, lo si può ben dire, è fare autentica cultura!

Che alla sua missione Sergio, e solo lui sa con quale dispiacere, abbia offerto in sacrificio sull’altare della credibilità l’attività di fotografo è stata una rinuncia di grande importanza che non può non rendergli onore.

E pensare che come fotografo andava forte, eccome! Avete visto le sue immagini su New York? Che ne dite, nel brevissimo tempo a sua disposizione, si può aver meglio capito e messo in pratica la lezione di William Klein?

A proposito: da non so quanti anni gli ho chiesto di donarmi una di quelle fotografie che mi erano così tanto piaciute. Fino ad oggi non sono stato accontentato.
Io, però, alla speranza non ci rinuncio.

7 settembre 2012

 

Altri testi di maggiore estensione sono sotto riportati in pdf scaricabili.

Una vita per la fotografia, di Girogio Tani  Presidente Onorario FIAF

Il seminatore – di Giorgio Rigon

 

  1. Il Direttore says:

    Siamo grati al C.F. Milanese di aver permesso la pubblicazione su Agorà Di Cult dei testi del libro “Sergio Magni – Il fotografo che insegna” edito nel 2012 in occasione dei suoi 80 anni.
    In questa pubblicazione ci sono testi scritti per quell’occasione e altri documenti storici molto significativi nel delineare le idee e modi con i quali il compianto Sergio Magni ha caratterizzato il suo impegno in FIAF.

    La sequenza dei testi, qui presentata, non rispetta quella del libro perché in un momento commemorativo come questo, compiuto a circa un mese dalla scomparsa, ho ritenuto giusto iniziare lasciando la parola a Lui; così chi l’ha conosciuto potrà, leggendolo, ricordare la sua voce inimitabile e indimenticabile.

    L’atteggiamento di Sergio Magni nell’ambito culturale è sempre stato caratterizzato da una forte militanza nel promuovere le idee in cui credeva. Un atteggiamento rigido, normale degli intellettuali del dopoguerra, tipico dell’epoca delle ideologie e delle religioni in cui è vissuto; profondamente diversa da quella attuale post-ideologica.

    Ci siamo incontrati l’ultima volta quest’anno a Monzambano a una tavola rotonda sul Portfolio fotografico e l’ho sentito ripetere gli stessi concetti che sosteneva 20 anni prima.

    Desidero ricordarlo in questi momenti condivisi con tanti amici, nello scorrere degli anni:

    – Al Seminario di fondazione del DAC, a Este del 1992, nel quale per la prima volta, io semplice iscritto FIAF proveniente dalla provincia modenese, ascoltai la sue affascinanti riflessioni sul “Meccanismo espressivo della fotografia” e l’esercizio di “Lettura strutturale dell’immagine”, in cui per la prima volta vidi fotografie prese da “The Americans” di Robert Frank.

    – Il suo intervento nel libro FIAF “Leggere fotografia” sui fondamenti della comunicazione del quale ancora oggi su Agorà Di Cult applico gli insegnamenti nel classificare l’opera pubblicata e qui ne ribadisco l’importanza, perché se non riesci a classificare un’opera vuol dire che non l’hai capita.

    – Seminario DAC di Bibbiena del 1997, dove a 64 anni lo vidi in apprensione nel preparare il dopo la sua Direzione e venne data voce a noi nuovi Insegnanti del DAC (non c’erano ancora i Docenti) e mostrai la mia prima serata “Dall’idea al segno”.

    – Gli incontri annuali al “ Centro Proposte” degli anni ’90 fino al 2002, dal 2003 divenuti poi “Convegno di lavoro”, nei quali ci siamo confrontati nelle nostre diverse posizioni sulla lettura soggettiva dell’immagine e lo stile degli articoli da pubblicare sull’allora “Il Fotoamatore” poi su “FOTOIT”.

    Per me, iscritto alla FIAF nel 1991, il suo pensiero è stato il punto di partenza di un percorso culturale che ancor oggi procede verso nuove conoscenze ancora ben lontane da essere raggiunte.
    Io ho ricevuto il suo seme che ha cresciuto in me una pianta forse diversa da quella che lui avrebbe desiderato, infatti io mi sentivo anche molto vicino agli orientamenti culturali di Giorgio Rigon che erano molto aperti alle nuove poetiche dell’arte contemporanea.

    Ma questo è il naturale gioco del passaggio generazionale e non credo che si possa turbarlo forzandone gli esiti, è giusto che ogni generazione obbedisca alle proprie pulsioni e persegua l’innovazione che richiede l’essere in sintonia con il proprio tempo.

    Ieri e oggi si è svolta la “Giornata di Studio” del Dipartimento Didattica FIAF al CIFA di Bibbiena, questa è la più recente attività del quel movimento culturale avviato da Sergio Magni, sono state lunghe ore dense di contenuti forti sulla didattica rivolta alla fotografia, davvero splendide e all’altezza della complessa realtà contemporanea.

    Nella vita associativa io penso che non devono essere le idee a prevalere sulla percezione dell’incontro dell’altro; perché la persona è in cammino e se le idee possono cambiare, la natura della persona è unica. E’ unica e preziosa nella propria identità di individuo che va compresa spoglia da quelle idee che pur la caratterizzano.
    Grazie infinite Sergio.

  2. Carlo Calloni says:

    Un grazie al Circolo Fotografico Milanese e un grazie a te Direttore per questo articolo.
    Credo che il seme di Sergio però, dentro te direttore, sia cresciuto invece (apparte gli orientamenti fotografici) proprio bene!
    Nel lontano 2000 ero sempre abbastanza giovane di fotografia, e mi trovai a fare una giuria insieme a Sergio: era il 17° Agnello d’Oro a Bressanone uno dei grandi Concorsi Fotografici della nostra Federazione che ormai non ci sono più, organizzato dal club di Giorgio Rigon.
    Arrivati alle battute finali quando si scelgono i premi tra le dieci quindici foto papabili chiamate a premio tra tutte le ammesse, il momento in cui certe volte si creano anche del nervosismo o discussioni accese, giravamo intorno al tavolo dove erono stese le chiamate a premio e ricordo Sergio che mi chiedeva “Carlo perché ti piace questa immagine? Come mai quest’altra? E a sua volta mi spiegava quello che vedeva lui in quelle che lui aveva scelto.
    Quello che poi ho ritrovato lo scorso anno in giuria al 46° Truciolo d’Oro con te direttore quando dicevi: se riesco su una foto a spiegarmi a portarti sul mio terreno, a farti capire cosa provo guardandola e condividerla bene, altrimenti non importa.
    Io a quel non Importa ci penso molte volte.
    Ho imparato che ne abbiamo parlato, che ci siamo confrontati e che confrondandoci siamo cresciuti, e che i grandi Maestri
    non impongono mai le loro idee per forza ma le Seminano.

  3. Sono le persone come Sergio Magni,e poi Silvano Bicocchi, che ci mostrano come scrivere i nostri pensieri con la fotografia.
    E’ illusorio pensare che basta schiacciare un bottone per mostrare le nostre emozioni.

  4. “Le fotografie facciamole con fede”… pensiero/affermazione che oggi più che mai dovrebbe catalizzare la nostra attenzione e motivare la nostra azione… chi ci ha mai pensato?
    Ancora grazie, Sergio.

  5. Pippo Pappalardo says:

    Una sera d’inverno di tanti anni fa, una telefonata, non attesa, non concordata, ancorché sperata, desiderata, mi colse di sorpresa nel mio studio legale.
    Come se ci fossimo conosciuti e frequentati da tanto tempo, si presentò l’amico Sergio Magni da Milano.
    Vi confesso che provai un moto di autentico piacere: l’autore di tanti testi, note, consigli, suggerimenti, letti ed appresi sul Fotoamatore mi dava del tu, pretendeva il tu, anzi mi accordava confidenza e stima.
    Trovai subito le ragioni di tanta familiarità: anch’io, come lui, ero stato allievo di P. Nazareno Taddei S.J. e da quell’impianto culturale e da quella passione esistenziale derivavano le cose che adesso, durante il colloquio telefonico, stavamo mettendo in comune.
    Mettevamo in comune le fede nella ricerca intellettuale, la fiducia nel mondo davanti a noi, la volontà di renderlo comprensibile a noi e a coloro che ci stavano accanto.

    Ci demmo appuntamento a Milano, in occasione di una fiera fotografica dove lo stand FIAF si rendeva disponibile per la lettura delle immagini fotografiche.
    Confesso che il tratto umano che appresi in quella mezza giornata, guardandolo all’opera, è qualcosa che non mi ha più abbandonato; dialogo, disponibilità, perseveranza, umiltà trasformavano il fotoamatore di turno in un depositario di esperienze, a mio avviso, ineffabili.
    L’aspetto teorico di quegli incontri lo comprendevo benissimo, per averlo studiato, abbastanza bene, ma la fiducia che in quegli incontri vi riponeva Sergio, beh ,quella era qualcosa che sperimentavo come una forza, una capacità d’analisi, una esperienza didattica e didascalica di una forza tutta nuova e umanamente differente.
    Parlammo a lungo. Di tutto e di più. Mi disse di stare attento per tanti equivoci che mi trascino ancora e di non inseguire tanti miraggi. Nell’incoraggiarmi a lavorare e studiare raccomandò a me, ultimo arrivato, di non abbandonare il nostro giornale (penso che lo sentisse come una parte di se stesso in costante contatto con il mondo FIAF).
    La cosa mi stupì alquanto allora, qualche anno dopo compresi quando fosse importante per lui la consapevolezza di avere negli anni, giorno dopo giorno, contribuito a svecchiare, e rendere onesto, per tutti, il linguaggio maturato intorno al fenomeno fotografia.
    “Quando ti leggo vedo la fotografia che stai commentando, e guardando la fotografia leggo quanto hai scritto” mi disse l’ultima volta che l’ho visto al Convegno di Carrara.
    Gli confessai di aver subito un ictus cerebrale e lui mi consolò sui suoi sintomi Alzheimer. Entrambi avvertivamo la necessità di avere efficienti i nostri neuroni. Pensai alla vanità ma poi avvertii in lui il profondo desiderio di continuare a servire.
    MI rendo conto adesso che è stato sempre lui a cercarmi come a sincerarsi che fossi sempre motivato e disponibile.

    Aspetto con ansia una telefonata ancora.

  6. Andrea Angelini says:

    Grazie Sergio. Quanto sono importanti i tuoi consigli per navigare in quel mare mosso e turbolento chiamato Fotografia!

  7. Orietta Bay says:

    I grandi Maestri saranno sempre con noi. Nulla di quello che facciamo bene può prescindere da quello che ci hanno insegnato.
    Grazie Sergio, irradiaci, anche da lì dive sei,
    con la Buona Luce.

    Orietta Bay

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