Apr 30, 2016

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Memories – di Marilisa Cosello

Memories – di Marilisa Cosello

 

“Memories are killing. So you must not think of certain things, of those that are dear to you, or rather you must think of them, for if you don’t there is the danger of finding them, in your mind, little by little”
Samuel Beckett

 

Non ricordo molto. La maggior parte dei miei ricordi li ho rubati a mio fratello e mia sorella, mentre li ascoltavo raccontare momenti ed eventi della nostra infanzia.  Ma chi sono io senza i miei ricordi?

Le foto di famiglia sono in un cassetto in cucina. Ne ho fotografato alcune, fotocopiato altre, e le ho dipinte, rovinate, graffiate, le ho decostruite. Poi ho scattato una foto di questi nuovi ricordi.

Assomigliano molto più ai miei ricordi. Qualcosa che non so descrivere, fantasmi che vanno e vengono.

Questi sono i miei nuovi ricordi, io li ho fatti. Perché anch’io merito la mia piccola cronaca, i miei ricordi, le mie ragioni.

Il progetto è anche un interrogativo sulla fotografia. Le foto sono legate all’idea della morte. Preserviamo un momento, ma non appena la foto è scattata, il momento è finito, morto. Quindi più ricordiamo i ricordi, più li conserviamo, tanto più sottolineiamo la morte di quel momento.

I ritratti ingranditi si ispirano alle foto post mortem, dove le persone sono cristallizate e decontestualizzate. Si inseriscono nella realtà soggettiva della narrazione della memoria.

Questo album di famiglia distorto, questi ricordi decostruiti, si interrogano su  cosa ricordiamo, perché ricordiamo, e di cosa sono fatti i ricordi Essi hanno un significato più profondo, una vaghezza ed una capacità di essere diversi da ciò che mostrano e presentano. E questo è il materiale con cui modelliamo i nostri ricordi e la nostra memoria.

Marilisa Cosello

Memories – di Marilisa Cosello

  1. Il Direttore says:

    “Memories”, di Marilisa Cosello, è un’opera animata da un’idea narrativa artistica per gli interventi estetici realizzati dall’autrice volti a reinterpretare la memoria promossa dalla propria fotografia privata.
    Il legame impronta della fotografia trova nella fotografia privata (quella dell’album di famiglia, per intenderci) una particolare funzione simbolica: quella di riaccendere la reazione tra noi e la persona rappresentata.
    Ciò avviene anche quando, ormai adulti, ci rivediamo in età giovanile o addirittura infantile. Ovviamente è potentissima nel riaccendere il senso del rapporto umano verso chi è scomparso, ovvero il famoso “Il ritorno del morto” di Roland Barthes.
    L’autrice inizia il suo processo creativo nel guardare le fotografie della propria famiglia e poi con l’intento di creare un significante pace di comunicare i suoi attuali sentimenti, verso chi l’immagine rappresenta, interviene con cancellazioni, frammentazioni, preterizioni, abrasioni… ecc. .
    La fotografia in questo modo cambia il “come” è rappresentata la persona e quindi comunica un significato diverso da quello coniugato nella fotografia originale.
    Così facendo le fotografie perdono i connotati del “reale fotografico” per entrare nel mondo della riflessione introspettiva condotta con l’elaborazione materica dell’immagine.
    La singola fotografia diventa pretesto per tornare con la memoria nell’attimo di quel contesto in cui è nata e consente di portare alla coscienza sensazioni e sentimenti che lungo tempo sono stati elaborati da misteriosi stati d’animo che hanno trasformato l’immagine mentale del ricordo stesso.
    Complimenti a Marilisa Cosello per la forza espressiva che il suo lavoro promuove anche nel lettore.

  2. Dalla presentazione di questo lavoro, classico nel tema e composizione ed originale nell’elaborazione, mi sorge una osservazione che problabilmente va contro qualche testo sacro che non conosco, ma non condivido l’idea che il momento in quanto fotografato sia “morto”. Per me qualcosa è morto quando non può più “dare” o “generare” qualcos’altro. In quest’ottica un momento terminato e fissato in una foto sicuramente non può mutare ma può far nascere altre cose, immateriali come sentimenti ed emozioni o fisiche come questo lavoro.
    Qundi queste foto e questi momenti erano solo addormenteti.

  3. Massimo Pascutti says:

    Un lavoro veramente interessante quello di Marilisa Cosello; destrutturare, smontare delle foto ricordo per reinterpretarle e adattarle ai propri personali ricordi e renderle così più vicine al proprio vissuto.
    Questo ci dimostra come, ognuno di noi, vive i ricordi , la realtà non esiste, la verità non esiste ed è vissuta autonomamente e diversamente dalle persone: i concetti pirandelliani tornano sempre….
    Complimenti a Marilisa per avere saputo affrontare in modo così originale un argomento così complesso.

  4. Isabella Th says:

    L’uso delle fotografia di famiglia ha un forte valore analitico, tanto da diventare metodo terapeutico in campo medico.
    In campo artistico e, quindi, fotografico, queste sperimentazioni consentono l’acquisizione di una maggiore consapevolezza personale e espressiva.
    Il concetto del “ritorno del morto” è stato sviluppato anche da altri artisti-fotografi; mi viene in mente Paolo Gioli con le sue polaroid stenopeiche rielaborate con l’uso di materiali diversi e con l’intervento di colori e graffiti.
    Una destrutturazione del personale, una rivisitazione del proprio passato che, nel caso specifico, ha come soggetto l’infanzia.
    Spesso, di queste immagini, abbiamo ricordi ancora vivi e recenti, forse, per alcuni, ancora dolorosi e penosi; la rielaborazione interviene come cura, intesa come capacità di “prenderci cura” di noi stessi.

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