Giu 3, 2016

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“IMPRONTE DI LUCE” – di Cinzia Battagliola

“IMPRONTE DI LUCE” – di Cinzia Battagliola

 

Cronache DiCult:

 

Progetto fotografico a cura di Cinzia Battagliola con la collaborazione di 9 studenti con disabilità dell’Istituto P. Sraffa di Brescia.

E’ un Progetto Fotografico nato dall’idea di sperimentare due diversi modi di far fotografia: quello all’interno della Camera Oscura senza l’utilizzo della macchina fotografica (Rayografie) e quello relativo alla fotografia a sviluppo immediato (Polaroid).

Sono serviti vari incontri per riuscire a realizzare completamente il lavoro.

La prima fase del percorso è stata quella di visionare apparecchi fotografici di vario tipo partendo dalle prime macchine analogiche fino ad arrivare al digitale. Un breve racconto del passato guardando e toccando apparecchi fotografici vecchi, rullini, flash, cavalletti e macchine Polaroid. Passando poi a stampare con oggetti a contatto su carta fotografica in Camera Oscura, utilizzando come stanza l’infermeria della scuola a cui sono stati oscurati tutti i punti luce con cartoncini neri. Per questo tipo di stampa non occorrono speciali attrezzature e soprattutto non serve la macchina fotografica: è un sandwich tra la carta fotografica, un oggetto o un negativo e un vetro.

L’attrezzatura è minima: -una stanza oscurata

-una lampadina a Led rossa da 1 watt -carta fotografica-tre vaschette di plastica

-tre pinze per la carta
-acido di sviluppo e di fissaggio -acqua per sciacquare
-luce bianca (lampadina da tavolo) -oggetti vari o negativi
-un vetro

Man Ray, fotografo e regista statunitense, esponente del Dadaismo, scoprì per caso le rayografie nel 1921. Una rayografia è un’immagine fotografica ottenuta poggiando direttamente oggetti sulla carta sensibile, procedimento apparentemente semplice ma che egli seppe usare per immagini altamente suggestive.

 

La seconda fase del percorso, che in realtà si è incrociata con la prima, ha riguardato l’utilizzo della Polaroid.

L’americano Edwing H. Land è stato il suo inventore, egli ha rivoluzionato il modo di far fotografia creando una macchina fotografica in grado di offrire tutto in pochi secondi. Nel 1947 produce la prima fotocamera a sviluppo immediato e nel 1963 escono le prime istantanee a colori.

Inizialmente i ragazzi si sono ritratti a vicenda in una piccola stanza di posa creata con un drappo posteriore e luci fisse.
Ad ogni incontro questo percorso si è evoluto utilizzando le immagini scattate in precedenza con un lavoro di manipolazione della Polaroid, staccando l’emulsione dal negativo in acqua tiepida e stendendo l’immagine (Lift-off) su cartoncino d’acquarello.
Poi con una speciale macchina Polaroid (Macro 5SLR) ogni ragazzo ha scelto una parte del proprio corpo in dettaglio da farsi fotografare (occhio, mani, orecchio, ecc.).
Nell’ultima parte il lavoro in Camera Oscura è stato incorporato in quello dell’utilizzo della fotografia istantanea rifotografando in Polaroid una rayografia stampata per ogni ragazzo.

 

Il risultato è questo Progetto suddiviso in 5 parti:

1) L’IDENTITA’

2) LA RELAZIONE

3) PARTI DEL SE’

4) POSITIVO-NEGATIVO

5) IMPRONTE DI LUCE

 

1)  L’Identità – nata con la serie di ritratti fatti dagli stessi ragazzi tra di loro, sottolineando in questo modo una visibilità: “io mi riconosco e mi vedo nella mia interezza come anche gli altri mi vedono, esisto e questo è il mio nome”.

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2)  La relazione – sono scatti fatti con pellicole diverse dove i ragazzi hanno iniziato a relazionarsi tra loro, sono impreziositi dalla scelta tonda delle immagini oro e argento che accentuano il valore e l’importanza della relazione tra le persone.

 

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3)  Parti del Sé – riguardano la scelta di parti corpo che i ragazzi hanno deciso di farsi fotografare, cosa apparentemente casuale e semplice, in realtà molto significativa se si pensa a cosa significhi ogni singola parte di noi. Questa porzione della persona così ingrandita e importante assume un significato diverso.

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4)  Positivo-Negativo – le fotografie precedentemente scattate sono state aperte in acqua tiepida, staccate dal negativo e stese su un cartoncino di acquarello, questa tecnica di manipolazione Polaroid (Lift-off) ha permesso di mettere in luce la parte positiva e quella negativa di ciascun ritratto. Il lavoro significativo era proprio quello di sottolineare quanto sia importante per ognuno avere questa consapevolezza: è il negativo insieme al positivo che ci rimanda la nostra immagine.

 

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5) Impronte di luce – è l’ultima parte del progetto in cui le fotografie in Camera Oscura fatte da ogni singolo ragazzo con oggetti da lui scelti sono state rifotografate in Polaroid, e queste impronte di luce sono diventate parte integrante del lavoro: “io sono quello che vedi e questa è la mia impronta”. La fotografia è anche questo: lasciare impronte di luce che sono parte di noi e che gli altri possono vedere”.

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E’ stato un percorso molto emozionante e a volte non facile che ha coinvolto tutti in modo imprevedibile, non è nato a tavolino ma si è evoluto in base alle difficoltà e ai traguardi che pian piano si presentavano.

Non è stato solo un Progetto fotografico ma un cammino fatto insieme che ha portato a conoscenze nuove e profonde che ci hanno sicuramente arricchito.

“Impronte di luce” perché noi siamo questo e questo vogliamo lasciare a chi guarda e guarderà.

Mai un lavoro in collaborazione la scuola è stato così importante per me.

Ringrazio tutte le persone che hanno collaborato con la loro disponibilità nella realizzazione e soprattutto un ringraziamento speciale ai ragazzi: Giovanni, Patrizio, Virginia, Caterina, Sara, Irina, Sebastiano, Francesca e Carlotta che con il loro contributo ed il loro entusiasmo hanno reso tutto questo possibile.

Cinzia Battagliola

  1. Il Direttore says:

    “Impronte di luce” di Cinzia Battagliola è un progetto fotografico che attraverso un’attività didattica porta i partecipanti alla scoperta di un linguaggio: quello della fotografia.
    Nella Prima fase (Rayografia), con la realizzazione dei fotogrammi i corsisti comprendono la forza del legame tra immagine fotografica e realtà.
    Nella seconda fase, ben coscienti di cosa sia uno scatto fotografico, si avvia il processo di accrescimento della percezione di Sé e del proprio rapporto con gli altri.
    E’ evidente la valenza educativa che questo percorso offre a chi lo compie.
    Nel caso specifico di attività svolta con giovani con disabilità il risultato potrebbe essere ancora più importante, perché l’immagine fotografica è un linguaggio che esprime anche quello che non si riesce a comunicare con la parola.
    Per una persona disabile il linguaggio fotografico può essere prezioso per dare forma espressiva al proprio rapporto col mondo e avere la possibilità di manifestare il proprio punto di vista sulle cose.
    Ovviamente il progetto di Cinzia è stato solo un momento rivelatore, ben giustificato a livello scientifico.
    Esso potrà dare risultati educativi solo con un percorso prolungato nel tempo, dove il linguaggio potenziale dei giovani potrà liberamente manifestarsi e ci potrebbero essere delle belle sorprese.
    Per noi appassionati di fotografia queste immagini mostrano un altro aspetto molto interessante dell’impiego espressivo dell’immagine tecnica che come in questo progetto ha dato la possibilità a chi ha difficoltà espressive di iniziare un percorso di scoperta di Sè e dell’altro.
    Complimenti a Cinzia Battagliola per il rigore scientifico e la maestria, nel condurre questo progetto che ritengo possa interessare tanti ambienti educativi e scolastici.

    • Colpisce molto, nel progetto fotografico di Cinzia, l’uso della pellicola polaroid (tecnica alla quale lei è molto legata) al servizio di un metodo educativo rivolto a ragazzi disabili.
      L’uso personale di questa tecnica, porta Cinzia a sviluppare e costruire degli scatti che a mio parere introducono degli elementi fortemente innovativi nell’idea del ritratto/autoritratto come processo formativo e terapeutico sull’individuo.

  2. Massimo Pascutti says:

    Come sempre Cinzia Battagliola ci presenta dei lavori estremamente interessanti; ma questa volta ad arricchire di contenuti la sua opera, c’è anche la forte valenza didattica ed educativa. I ragazzi portatori di disabilità coinvolti in questo progetto, hanno avuto la possibilità di rapportarsi con il proprio corpo e con la propria identità, attraverso l’uso di un mezzo fotografico come la Polaroid che restituisce l’immagine in modo immediato al fruitore e che assume quindi un ruolo quasi terapeutico. Molto interessante anche la presentazione della doppia immagine positiva/negativa che rimarca la dualità presente in ognuno di noi.
    Complimenti a Cinzia Battagliola per la sua grande opera divulgativa.

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