Feb 16, 2017

Posted | 5 Comments

“I miei primi quarant’anni” – di Marina Vercellio

“I miei primi quarant’anni” – di Marina Vercellio

.

.

.

.

.

.

.

La mia è una piccola casa. Le cose si accumulano e si stratificano, così come i ricordi.
Questo è un lavoro speculare sulla memoria-ricordo dell’oggetto-fotografia: le immagini, che una volta realizzate divengono a loro volta memoria visiva, propongono gli oggetti che scandiscono gli anni salienti dei miei primi quarant’anni di vita.

Sono suppellettili comuni per i più, importanti per me per le emozioni che mi suscitano a distanza di tanti anni.
La tecnica di ripresa, frontale e con luce diffusa, senza concessioni agli effetti speciali, ripropone i canoni della fotografia documentaria, semplice e diretta.

Progetto: utilizzare la fotografia per proporre i ricordi dei momenti importanti della mia vita.
Obiettivo: trasmettere all’osservatore un racconto intimo in modo semplice e comprensibile.
Scopo: stimolare l’osservatore a riflettere sull’importanza che oggetti e fotografia assumono per la loro funzione di memoria e ricordo.

Marina Vercellio

Foto Club A.Neyrone Trofarello TO

 

 

“I miei primi quarant’anni”, racconto intimo

di Marina Vercellio

 

  1. Il Direttore says:

    “I miei primi quarant’anni”, di Marina Vercellio, è un’opera autobiografica animata da un’idea concettuale, poiché le immagini sono giustificate essenzialmente nel rappresentare oggetti simbolo che scandiscono i momenti salienti della vita dell’autrice.
    Con otto riprese di angoli della propria casa l’autrice ci fornisce elementi per conoscere il suo vissuto; lo fece per primo Luigi Ghirri e chiamò la sua opera “Identikit”.
    Non c’è la finzione della messa in posa delle cose (come in uno still life) ma la visione di come l’autrice vive quotidianamente il rapporto con la suo vissuto.
    Sono oggetti che mostrano segni di passaggi esistenziali e proprio con la loro usura sono diventati personali: oggetti d’affezione, fotografie, fiori appassiti, cimeli, ecc…
    La fotografia contemporanea ampiamente ci pone a contatto con l’esperienza intima del fotografo; nel libro “Oltre l’immagine, inconscio e fotografia” di recente pubblicazione si indaga da un punto di vista psicologico su questa tendenza espressiva.
    La consapevolezza e la progettualità che notiamo nella presentazione sono aspetti determinanti della natura concettuale del portfolio.
    Complimenti a Marina Vercellio per la coerenza e la determinazione con la quale ha realizzato la sua opera.

  2. Silvia Tampucci says:

    Giunta alla soglia dei 40 anni, sono stata particolarmente incuriosita dal lavoro di Marina Vercellio.
    L’autrice ci propone le immagini per ripercorrere i suoi primi quarant’anni e sembra quasi lo faccia con distacco, come a voler osservare da ‘fuori’ cio’ che e’ stato. Nell’immaginario comune i 40 anni sembrano un Capolinea nel corso della nostra esistenza e forse l’autrice ha voluto sottolineare questo: il percorso fatto fino ad oggi e il raggiungimento di una eta’ che ci permette di osservare il passato con una apparentemente fredda nostalgia,

  3. Paolo Forsennati says:

    Conosco Marina in quanto socio dello stesso circolo fotografico; che detto così suona come arido e pragmatico. Invece vorrei andare un po’ più a fondo, perché il bello del nostro circolo è che, anche con qualche punta di colorita intemperanza, il confronto è sempre costruttivo e schietto. Marina ha una trasparenza e un’ingenuità a volte che rasentano un’adolescenza incompleta, una fanciullezza candida. Quello che traspare dai questi scatti è fondamentalmente una sorta di fotografia terapeutica. Riavvicinare i ricordi, anche banali per i più, ma fondamentali e importanti per la sua memoria, allontanadoli da sé come ad esorcizzare il tempo che passa e i “significanti” che ogni oggetto nasconde. Ogni osservatore può cercare di riflettere quale oggetto potrebbe essere importante per se stesso, così che gli scatti di Marina, diventano stimolo ad un’introspezione personale. Brava Marina!

  4. Bello e inconsueto il lavoro di Marina Vercellio; una sorta di autobiografia fatta di oggetti che per l’autrice rappresentano momenti salienti della sua vita. Come dice giustamente Silvia Tampucci i 40 anni sono spesso un “capolinea” dal quale osservare la propria vita passata e ricordare i momenti belli, avendo acquisito una maturità fatta di esperienze positive e a volte anche dolorose.
    Le immagini sono coerenti tra loro, ben realizzate, lucide ….un ottimo lavoro insomma. Complimenti a Marina

    Attendiamo la comunicazione del nome dell’autore del commento perché non è ammesso l’anonimato.
    In caso di mancata comunicazione il commento sarà cancellato.

    • Massimo Pascutti says:

      Bello e inconsueto il lavoro di Marina Vercellio; una sorta di autobiografia fatta di oggetti che per l’autrice rappresentano momenti salienti della sua vita. Come dice giustamente Silvia Tampucci i 40 anni sono spesso un “capolinea” dal quale osservare la propria vita passata e ricordare i momenti belli, avendo acquisito una maturità fatta di esperienze positive e a volte anche dolorose.
      Le immagini sono coerenti tra loro, ben realizzate, lucide ….un ottimo lavoro insomma. Complimenti a Marina

Trackbacks/Pingbacks

  1. Marina Vercellio | Notiziario Regione Piemonte e Valle d'Aosta - […] http://www.fiaf.net/agoradicult/2017/02/16/i-miei-primi-quarantanni-di-marina-vercellio/ […]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.