Lug 23, 2017

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SILVIA ZANASI – Talent Scout

SILVIA ZANASI – Talent Scout

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Agorà Di Cult sarà il percorso di visibilità dei 4 Autori della Sezione Senior e 4 Autori della Sezione Giovani “Segnalati” dalla Commissione selezionatrice del Progetto FIAF “Talent Scout” 2016.

Le finalità di questo Progetto sono quelle di dare ai Presidenti di Circolo Affiliato FIAF l’occasione di far conoscere il lavoro di quei soci che, pur distinguendosi per capacità e passione, non hanno mai provato a confrontarsi con la platea nazionale della fotografia italiana. Ogni Presidente ha avuto la possibilità di proporre un socio della categoria GIOVANI (di età inferiore a 30 anni) e un socio della categoria SENIOR (di età superiore a 30 anni).

TALENT SCOUT

Silvia Zanasi, Socio (Giovani) del C.F. San Vincenzo (LI)

Autore segnalato al progetto Talent Scout della FIAF.

Silvia Zanasi è entrata in contatto con il Circolo Fotoamatori San Vincenzo per una doppia combinazione di eventi. Appassionata di fotografia di archeologia industriale e luoghi abbandonati, ha conosciuto durante una sua esplorazione il socio Rodolfo Tagliaferri, appassionato di tale genere fotografico e animatore della Associazione “Esplorazioni Urbane”. Spesso hanno quindi continuato a partecipare insieme alle uscite fotografiche di esplorazione di questi luoghi, in giro in molte parti d’Italia.

La seconda casualità risale invece alla Biennale Giovani proposta al CIFA 2014, per la quale Silvia era stata selezionata con il lavoro “Ombre e Menzogne”. Durante l’inaugurazione ha conosciuto anche il socio Fabio Del Ghianda, con il quale ha continuato a mantenere contatti anche in seguito a quella fortuita conoscenza.

Per effetto di queste due casualità Silvia a deciso di far parte del Circolo e, tramite esso, di affiliarsi a FIAF della quale è socia dalla fine del 2014.

Nonostante la distanza geografica, Silvia partecipa attivamente alle iniziative fotografiche del club, come mostre collettive e partecipazioni a fotogare di club tra cui la Coppa del Mondo FIAP per club.

Contribuisce anche alla newsletter del circolo, piccola pubblicazione elettronica che accompagna la vita associativa. Su di essa Silvia ha pubblicato alcuni suoi lavori, dando anche un contributo, per esempio, con la sintesi della sua tesi esposta a puntate su diversi numeri, contribuendo con ciò ad alcune serate di discussione sulla Fotografia e sul linguaggio fotografico.

Da settembre 2015, Silvia è entrata nel mondo del lavoro, realizzando anche il sogno di abbinare tale importante traguardo di vita con la sua passione fotografica ed il suo percorso di studi.

Per i dettagli della sua breve ma intensa “carriera fotografica” si rimanda al suo curriculum vitae nelle pagine seguenti

Circolo Fotoamatori San Vincenzo

 

Le Opere

Portfolio

 

Specchi , Riflessi di follia. (2013-2014)

Specchi-Riflessi di follia affronta il tema della percezione, finzione ed illusione tra Arte e Fotografia.
La sequenza fotografica mostra una serie di specchi in cui la forma geometrica domina l’intera inquadratura, offrendo la sensazione che l’ambiente sia realmente riflesso e attraverso il quale poter osservare lo spazio retrostante, altrimenti impossibile da vedere.
Se “il vuoto” e l’assenza si trasformassero in presenza?
L’immaginazione è indotta a vedere nella cornice uno specchio che non esiste, perchè la parete ripresa ha in realtà un’apertura che collega due stanze adiacenti e speculari, inoltre la finzione è rafforzata dal titolo che stabilisce un dialogo credibile tra testo e immagine in modo da indurre l’osservatore a riflettere sulla realtà e sull’illusione, credendo esclusivamente a ciò che si vede.
La simmetria delle pareti trasformano la finestra in una cornice, come un’inquadratura già esistente in attesa di essere fotografata, e lo specchio si trasforma in elemento di transizione in cui il superamento della soglia offre la possibilità di vederci attraverso una realtà ormai dimenticata.
Questo progetto è stato realizzato all’interno di un ex ospedale psichiatrico e l’interesse non era di mostrare uno stabile in stato di abbandono e degrado, ma di sensibilizzare l’osservatore, quanto possibile, ad uno sguardo più profondo legato al tema della follia, perché è proprio questa ad alterare la percezione della realtà al punto da renderla vera; successivamente lo spettatore viene indotto a uno squilibrio percettivo, creando così un legame tra memoria e sguardo contemporaneo.
L’attenzione e lo sguardo rivolto a questo ambiente va oltre la semplice oggettività, è una fotografia che mostra la realtà, ma al contempo è una visione personale in cui ciò che trapela sono luoghi silenziosi in cui la memoria si unisce alla polvere, ai muri scrostati e ai segni del tempo.

 

Soglia di luce. (2014)

Soglia di luce è una serie fotografica che indaga tre dimensioni differenti: Scale (è la rappresentazione della realtà), Corridoi (è la costruzione del confine tra realtà e finzione) e Tunnel (pura astrazione).
La luce, come elemento fisico e simbolico è l’elemento conduttore che si articola per forma e intensità, mentre la soglia crea il confine tra un mondo conosciuto e una dimensione ignota e luminosa, annullando così la presenza di un orizzonte definito.

La visione indaga tre dimensioni spaziali: l’altezza con Scale, lunghezza con Corridoi e profondità con Tunnel, in cui la percezione del tempo è completamente assente, coinvolgendo l’osservatore all’interno di mondi silenziosi e metafisici.

Scale

Spazi reali di scale anonime in cui la ripetizione simmetrica crea vortici illusori che conducono a una forma luminosa, fisica e simbolica, articolandosi per forma e dinamicità ottenendo effetti cromatici nello spazio.

Corridoi

Realtà o finzione? E’ l’ambiguità che nasce nell’osservare questi ambienti costruiti che suggeriscono luoghi reali, corridoi sospesi in uno spazio senza tempo dall’atmosfera teatrale, nei quali prevale la forma luminosa situata in fondo al corridoio.

Tunnel

Tunnel geometrici che indagano l’essenza della fotografia stessa, riproducendo simbolicamente la forma del diaframma e del soffietto del mezzo fotografico. Andamenti sinuosi e simmetrici che non raggiungono mai a una fine, se non alla rappresentazione della luce stessa, infatti il termine “fotografia” deriva dal greco e si traduce in: “scrittura con la luce”.

 

 

Oltre le nuvole (2014-2016).

 La serie fotografica rappresenta scenari notturni di nuvole in cieli di luna piena, esaltando il contrasto tra il cielo e le nuvole.
Le nuvole sono da sempre fonte d’immaginazione, di poesia, in grado di incantare l’uomo al punto tale da individuare forme al loro interno, esistono solamente nel momento in cui le si osserva per poi trasformarsi e dissolversi in uno spazio apparentemente bidimensionale.

Le nuvole si trovano in uno spazio senza tempo in grado di evocare contemporaneamente un senso di meraviglia e di mistero, metafore di una coscienza interiore attraverso le quali poter soffermarsi a pensare e a immaginare. Il progetto nasce per manipolare la realtà, influenzare la percezione visiva, poiché la menzogna a volte, è credibile quanto la realtà.

Oltre le Nuvole sono in realtà create con la luce bianca all’interno della camera oscura e ciò che appare bianco, non è altro che l’ombra generata da una nuvola di ovatta sistemata e perfezionata manualmente sopra alla carta fotosensibile.

 

Diversa-Mente Reale (2013-2016)

 Diversa-Mente Reale è un progetto realizzato all’interno di un Ex Ospedale Psichiatrico.
La follia di questi ambienti, è qualcosa di inspiegabile, in cui l’ordinario non è più ovvio e il senso delle cose si capovolge assumendo nuovi significati.
Le stanze e i corridoi rappresentati sembrano apparentemente normali, ma man mano che ci si sofferma ad osservarli, ci si accorge che in realtà sono ambienti ricchi di ambiguità: le porte risultano essere più alte di quello che apparentemente sembra essere il pavimento, offrono la sensazione di essere situate in una discesa e troppo rialzate per essere attraversate.
Realtà nella follia o follia nella realtà?
La risposta è racchiusa nella fotografia, la quale è in grado sia di trasformare ciò che vediamo, ma anche di alterandone la percezione e l’orientamento spaziale.
Se la follia è rottura della regolarità, perché non capovolgere la realtà di questi ambienti facendoli sembrare veri?
La confusione che si crea nell’osservare le immagini è accentuata inoltre dal formato quadrato della fotografia, il quale non offre una direzionalità precisa, come il verticale o l’orizzontale, ma crea un’ambigua circolarità tra ciò che è vero a quello che crediamo di vedere, quindi tra la normalità e la follia, così da ritrovarci a camminare a testa in giù in una diversa realtà parallela.

 

  1. Il Direttore says:

    Agorà Di Cult ha già pubblicato opere di Silvia Zanasi che ho avuto occasione di conoscere nel 2014 in occasione della Biennale Giovani del CIFA di Bibbiena.
    Il post presenta un complesso di portfolio che tracciano il percorso di ricerca artistica dell’autrice.
    Una costante della sua poetica è il rapporto tra percezione e visiva e rappresentazione fotografica.
    L’autrice è ben consapevole che la visione registrata da una fotocamera nasce dalla piramide Albertiana di concezione rinascimentale.
    Con questo concept in mente ha prodotto spaesamento del nostro sguardo: in “Specchi,Rilfessi di follia” ha ripreso la realtà delle cose con una lunghezza focale e un tutto a fuoco che annulla la dimensione spaziale e in “Soglia di luce” opera per enfatizzarla.
    Con “Oltre le nuvole” e “Diversa-Mente Reale” indaga invece gli spazi creativi della finzione e quindi del legame tra immagine fotografica e realtà.
    Complimenti a Silvia Zanasi per la ricerca di natura concettuale che ha avviato e sicuramente nel perseguire il suo percorso originale ci darà altre opere rivelatrici.

  2. Sono opere molto interessanti quelli di Silvia Zanasi che dimostra di saper ben lavorare a progetto sviluppando i propri concept narrativi in modo semplice e al tempo stesso efficacie.
    In particolare tra i quattro lavori qui presentati mi ha colpito molto “Specchi, riflessi di follia”.
    Qui si dimostra ancora una volta come il titolo sia importante per la fotografia, non per spiegarla, ma per dare quella traccia che ci porta a vedere quello che vuole dire l’autore.
    In questo caso finiamo veramente per vedere quelli gli specchi, che non ci sono, e ben presto proviamo disorientamento nello scoprire che essi non riflettono l’immagine di noi che siamo là davanti.
    Ora ci troviamo nell’impossibilità di trovare la nostra identità e intorno solo il niente.
    E’ forse questa la sensazione della follia?

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