Lug 27, 2017

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FACES – di Andrea Bianco

FACES – di Andrea Bianco

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L’idea di Faces nasce dall’idea di contrapporre la realtà con la finzione, la vita reale con la virtuale a parti invertite, la realtà sfuocata (persone riprese per strada) e il falso a fuoco (cartelloni pubblicitari), realtà contrapposte che si incrociano. (nessun fotoritocco, sono incroci di persone riprese per strada)

La società ammira la bellezza, la perfezione come stereotipo, ma chi vorremmo essere o diventare?  E chi siamo? Giovane, Innamorata, Straniera, Bella, Lesbica, Disturbata?…  la contrapposizione fuoco sfuoco invertite rende ancora più grottesca la realtà.

Personaggi strani, disturbati, ordinari… ci passano accanto ogni giorno,  forse sono anch’io come le persone sfuocate che mi passano accanto e non riesco a vedere?

Forse sì, forse lo siamo tutti,  guardiamo, ma non vediamo, e vorremmo essere ciò che non siamo…

Andrea Bianco

 

Note biografiche

Ho iniziato da ragazzino stampandomi le foto, poi ho abbandonato per riprendere nel 2009 dedicandomi  alla  street photography, mi piace perché è la vita reale, ed è lo straordinario nell’ordinario di tutti i giorni, bisogna riuscire a coglierlo, è lì nascosto a molti, visibile a pochi, ma è emozionante  scoprirlo.

 

 

FACES

 di Andrea Bianco

 

 

  1. Il Direttore says:

    “Faces”, di Andrea Bianco, è un’opera animata da un’idea concettuale per aver prodotto immagini secondo un prestabilito concept che pone in relazione immagini pubblicitarie (a fuoco) e persone (sfocate).
    L’autore ha realizzato quest’opera nell’esercizio personale della street photography che conduce da anni.
    La street si distingue per la difficoltà di orientarla alla coerenza di un determinato concept, a causa della rapidità e il movimento della scena che caratterizzano il momento dello scatto.
    Una volta strutturato un portfolio coerente come questo, dall’insieme delle immagini prende vita un punto di vista dal quale riflettere sulla nostra realtà sempre più immersa nel messaggio sensoriale della fotografia.
    I manifesti non chiedono permesso nel comunicarci i loro messaggi che tendono a influenzare il nostro immaginario collettivo e a penetrare nella sfera più intima delle persone.
    Nell’accostamento dei volti le immagini dei manifesti acquistano nuovi valori simbolici: il volto delle persone sfocato con il loro profilo causa l’effetto cornice sull’immagine pubblicitaria, così prende forma nella foto dell’autore una nuova immagine che, cambiando i rapporti dell’equilibrio del manifesto, ne cambia il messaggio originario.Infatti dell’immagine pubblicitaria vengono persi i messaggi commerciali e restano solo i segni di un umanità seducente, giovane, bellissima.
    Nasce così nell’opera “Faces” una serie di messaggi metaforici che intrigano nel rapporto tra le figure (finte e vere), aprendo ai più improbabili significati che restano nella sfera soggettiva del lettore.
    Complimenti ad Andrea Bianco per essere riuscito a produrre un dispositivo visivo coerente, frutto di una progettazione nell’ambito di un genere fotografico difficilmente prevedibile.

  2. Quando ho visto per la prima volta il lavoro “Faces” di Andrea Bianco, ad aprile alle letture di Portfolio Italia di Sestri, pensandolo come un lavoro di Street Photography, mi ero chiesto come sarebbe stato se avesse sfuocato il messaggio pubblicitario sullo sfondo mettendo a fuoco i personaggi reali in primo piano.
    Sicuramente si sarebbe mantenuto il dualismo tra quello che è reale e l’immagine di come dovrebbe essere, o si vorrebbe che sia, la realtà.
    Ma il lavoro di Andrea ci invita a fare un ulteriore passo, ci fa vedere come l’immagine mediata diviene più forte della realtà stessa e finisce per prendere il sopravvento.
    Mi viene in mente una frase di Ugo Mulas che già negli anni ’60 scriveva: “Gli occhi, questo magico punto di incontro tra noi e il mondo, non si trovano più a fare i conti con questo mondo, con la realtà, con la natura: vediamo sempre con gli occhi degli altri….
    Si finisce con il rinunciare alla propria visione che ci pare così povera rispetto a quella elaborata da migliaia di specialisti della comunicazione visiva.”

  3. Massimo Pascutti says:

    In “Faces” Andrea Bianco ci presenta un lavoro che va molto al di la degli stereotipi della street photography, vuoi per i tagli relativamente ristretti che circoscrivono i soggetti,vuoi per la focalizzazione quasi esclusiva sugli occhi dei soggetti ripresi nei manifesti pubblicitari. Il messaggio che ne deriva è quello della seduzione fasulla e patinata, contrapposta alla difficoltà della vita di tutti i giorni che permea l’esistenza di tutti noi. Quello che ne deriva è un contrasto stridente e inquietante fra queste due situazioni, che non può che farci riflettere e riandare con la memoria a Friedlander e alle sue immagini in controcampo, al quale sicuramente Andrea si è felicemente ispirato. Complimenti per il bellissimo lavoro

  4. Claudio Lorenzini says:

    Mi sembra un lavoro ben fatto e comprensibile (cosa non scontata considerate certe tendenze). Il tema del rapporto fra la finzione e la realtà non è nuovissimo, essendo stato affrontato nel tempo da fotoamatori e professionisti. Ma in un periodo in cui il mondo virtuale sembra avere sistematicamente il sopravvento su quello reale, ben venga il tentativo di rimettere le cose al loro posto. Il mondo reale è, in questo caso, quello sfocato, col rischio, a mio modo di vedere, che dalla lettura delle immagini venga una conferma non voluta: che la finzione risulti migliore della realtà.

  5. m’intriga il lavoro ma per motivi del tutto opposti a quelli indicati nei precedenti post, non vedo nessuna distinzione tra le persone e i manifesti, guardando bene si nota che sono fotografie, sia quelle pubblicitarie ammiccanti ma anche quelle dei passanti. Non ci vedo nessuna persona, solo foto bidimensionali in un irreale bianco nero. Solo la suggestione delle parole possono far immaginare a chi guarda due mondi paralleli, sovrapposti, significanti.

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