Giu 17, 2018

Posted | 4 Comments

MANIFESTI VIRTUALI_ 06.2 – di Monica Mazzolini

MANIFESTI VIRTUALI_ 06.2 – di Monica Mazzolini

 

 

 

 

 

 

 

Laboratorio di Storia della fotografia
LAB Di Cult 025 FIAF, coordinato da Monica Mazzolini

Quando la fotografia diventa “Istantanea”
(seconda e ultima parte)

A partire da questo momento (ricollegandomi al post di domenica scorsa), l’industria – fatta da uomini spesso lungimiranti ed attenti alle necessità sociali – comprendendo l’importanza e le potenzialità della fotografia, investe in questo campo ed inizia la sperimentazione e la produzione di lastre alla gelatina pronte all’uso. In parallelo anche l’evoluzione delle fotocamere ricopre un importante ruolo (nuove lenti, otturatori meccanici, dimensioni ridotte). Maneggevolezza, facilità di utilizzo e miglioramenti tecnici. Queste le tre caratteristiche vincenti… e la fotografia diventa popolare!

Nel 1886 viene anche pubblicato il saggio “Die Moment Photographie” del chimico austriaco Josef Maria Eder che definisce il ruolo della fotografia amatoriale.

 

A sinistra: Josef Maria Eder (1855-1944)

A destra: Die Moment Photographie di Josef Maria Eder (1886)

Parlando d’industria fotografica e di fotografia moderna la Kodak è un nome noto a tutti: George Eastman (1854 –1932) un imprenditore statunitense annoverato – a ragione – tra i pionieri della fotografia, è stato il suo fondatore il 4 settembre 1888 a Rochester nello Stato di New York. Già nel 1880 Eastman inizia a produrre lastre asciutte già pronte da destinare alla vendita. Nel 1885 un ramo dell’attività viene aperta a Londra, per inserirsi nel mercato europeo.

 

A sinistra: George Eastman nel 1884

A destra: George Eastman, ritratto ripreso da Frederick F. Church, con una Box Kodak, a bordo della USS Gallia, in viaggio verso l’Europa (1890).

 

A sinistra: Kodak Rochester nello Stato di New York

A destra: Kodak a Londra (fotografia del 1902 circa)

 

La svolta nel 1888 quando viene lanciata la fotocamera Kodak con il suo slogan: “You press the button, we do the rest” (Tu premi il bottone, noi pensiamo al resto). E’ stata la prima macchina fotografica “a scatto” e veniva venduta con 100 pose. Per lo sviluppo doveva essere rispedita alla Kodak che restituiva la fotocamera ricaricata con una nuova pellicola insieme alle fotografie sviluppate. Una particolarità: il nome Kodak non ha significato ma è stato usato perché, come spiegato dallo stesso Eastman: “Non è un nome o una parola straniera; l’ho creato io per uno scopo ben preciso. Come marchio commerciale ha le seguenti qualità: in primo luogo, è conciso; in secondo luogo, non può essere pronunciato male; in terzo luogo, non assomiglia a nient’altro nel campo dell’arte e non può essere associato a nulla in campo artistico”. Una vera e propria operazione di marketing.

 

Prima pagina del brevetto (no. 388,850) datato 4 settembre 1888 relativo alla fotocamera Kodak con rullino.

 

Il famoso slogan: “Tu premi il bottone, noi pensiamo al resto” e dice anche “La sola camera che tutti possono usare senza istruzioni”, ad indicare la facilità d’utilizzo con lo scopo di invogliare all’acquisto.

 

Procedendo con l’evoluzione della Kodak nel 1900 è prodotta in serie una fotocamera istantanea tascabile, la “Kodak Brownie” che avvicina la fotografia alle masse sia per il basso costo che per la maneggevolezza. Era una scatola di cartone con un’estremità in legno prima, in plastica poi. Il modello base aveva 12 esposizioni d’immagini quadrate delle dimensioni di 57 millimetri, un mirino periscopico a scatto e nessuna regolazione. Bastava premere una sola leva e la potevano usare anche i bambini data la facilità. “La piccola fotocamera che fa grandi cose”. “Ecco una piccola ed efficiente camera che qualsiasi ragazzo o ragazza può utilizzare – così leggera e compatta da essere impacchettata o trasportata senza inconvenienti – così accurata che è possibile effettuare ingrandimenti dai negativi alla dimensione della cartolina senza perdita di dettagli”. Leggendo questa frase saltano all’occhio un paio di informazioni importanti. Oltre alla maneggevolezza ed alla qualità dell’immagine, il fatto che può essere usata anche dalle donne e che è possibile attuare una “manipolazione” relativa alle dimensioni.

 

Esempi di pubblicità con due frasi molto importanti ed efficaci: “The little camera that does big things” e “Here is an efficient little camera that any boy or girl can operate – so light and compact as to be easily packed or carried without inconvenience – so accurate that enlargements can be made from the negatives to the post card size without loss of details”. Sono poi specificati tutti i dettagli tecnici.

 

Tutto questo ci dimostra come la tecnica sia intervenuta – e tutt’oggi interviene – nel cambiare e migliorare il linguaggio espressivo ed artistico sia dei professionisti che degli amatori. A ben pensarci si potrebbe fare un paragone tra il motto della Kodak “Tu premi il bottone, noi pensiamo al resto” e gli attuali smartphone, letteralmente “telefoni intelligenti”. E se nel 1888 il miglioramento tecnologico aveva contribuito a diffondere la fotografia negli ambienti colti e borghesi oggi si assiste ad una massiccia democratizzazione della fotografia che contribuisce alla diffusione. La domanda che sorge spontanea è quanto questo faccia bene alla buona (oltre che bella) fotografia, alla fotografia meditata, alla fotografia capita. Non sono qui per dare giudizi in merito, oltre al fatto che il discorso già ampiamente dibattuto richiederebbe uno spazio dedicato, pertanto ad ognuno di noi la risposta personale.

  1. Alferia (Renata) Deganello says:

    Molto, molto interessante! Grazie Monica! Un pioniere del “brand” e, di fatto, del consumismo in un’America che cresceva nell’industrializzazione. Buon proseguimento

  2. Inevitabile pensare al contributo che dette il Capitano Italo austriaco Giuseppe Pizzighelli, ma anche di Charles Harper Bennett che …

  3. Il Direttore says:

    Il Manifesto Virtuale della fotografia “Istantanea” l’ha scritto George Eastman: “Tu premi il bottone, noi pensiamo al resto”, in questo caso però il Manifesto non è solo costituito da parole ma viene completato da una macchina fotografica che rende possibile fare, a chiunque possa pagare, quello che lo slogan promette.

    Visto da oggi le conseguenze culturali sono di proporzioni rivoluzionarie perché viene data una discontinuità con l’idea di fotografia che era praticata da relativamente pochi amatori che oltre ai soldi dovevano anche sapere di chimica ad un livello talmente alto che già ottenere un’immagine ben realizzata era un traguardo ambito.

    Ora siamo nell’epoca dove basta avere i soldi per pagare la Kodak, per avere fotografie autoprodotte.
    Nasce la nostra modernità dove il primato si sposta su ciò che la fotografia mostra e quindi il suo territorio si sposta dal tecnico al culturale.

    Inizia insieme allo scattare le fotografie anche il rito del mostrarle, alla cerchia di amici, e si avvia in sordina anche la pratica della lettura perché inevitabilmente ogni fotografo si distingue per la sua abilità con “quel non so ché” che lo rendo diverso dagli altri.

    Nasce anche “il fotografo per caso” e si moltiplicano le donne che fotografano. Inoltre gli album di famiglia si arricchiscono di immagini non solo in posa ma con foto ricordo scattate nei luoghi più diversi.
    Giustamente Monica Mazzolini conclude nel notare come l’attuale foto dello smartphone ne sia una perfetta conseguenza.

    Se riflettiamo sulle novità che l’Istantanea ha portato nel 1888, siamo più consapevoli della fotografia che pratichiamo oggi.

  4. Anonimo says:

    Ripercorrere il cammino storico emoziona e stupisce. Un importante arricchimento che ci fa essere ancor più innamorati della fotografia e aiuta a comprendere la sua diffusione.
    Grazie per lo stimolo.
    Orietta Bay

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.