Set 6, 2018

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Guardando il mondo da un oblò – di Antonella Gamberucci

Guardando il mondo da un oblò – di Antonella Gamberucci

 

 

 

 

 

 

 

Lo spirito del viaggio non è solo il raggiungimento della meta,

ma anche un percorso.

 

Per andare in Sardegna, la traversata in nave,

e soprattutto lo stato passivo dell’essere trasportata,

mi ha permesso singolari osservazioni.

 

Un grande oblò del traghetto si è così trasformato ai miei occhi in uno “spot”

che andava delineando le infinite tipologie di umanità viaggiante…

E ne è scaturito questo lavoro…

Antonella Gamberucci

 

Guardando il mondo da un oblò

 di Antonella Gamberucci

 

 

 

  1. Il Direttore says:

    “Guardando il mondo da un oblò”, di Antonella Gamberucci, è un’opera animata da un’idea concettuale perché l’interpretazione del tema è giustificato coerentemente da un concetto o meglio da un “concept”.

    In questo caso il concetto non è verbale ma iconico, ovvero scritto con l’immagine.

    Se notate tutte le immagini presentano una stessa ambientazione nella quale cambia la figura.
    Con questa scelta progettuale sentiamo che la fotografa è riuscita a compiere una magia, perché una realtà così caotica e casuale, come quella del traghetto, viene dominata e osservata con la poetica del “tempo sospeso”.

    Il concept è costituito dalla scelta di un’unica ambientazione, nella quale si avvicendano le molteplici figure caratteristiche che si trovano in questi viaggi marittimi.

    L’ambientazione è innanzitutto in contro luce che, esposto alla luce esterna, rende buia la parte interna, a parte i pochi riflessi del pavimento e di una maniglia verticale, mentre campeggia nella stessa posizione armonicamente scentrata l’oblò che incornicia a sua volta il paesaggio esterno. La scelta del formato quadrato rafforza l’equilibrio delle campiture che contornano il cerchio dell’oblò. Questa scelta formale diventa la “gabbia concettuale” nella quale trovano la scena le figure. Le figure ci appaiono in silhouette, sicuramente grazie a una scelta consapevole dell’autrice, e con questa scelta esse perdono identità ma diventano simboliche di una determinata natura di persone o animali. Siamo davanti allo stesso effetto delle ombre cinesi e dai profili la nostra mente dà un’identità a loro.

    La chiamo “gabbia concettuale” pensando in similitudine alla “gabbia prospettica” albertiana che in questo caso da geometrica diventa concettuale perché fissa, in tutte le immagini, in un unico rapporto di senso gli elementi che la formano.

    Complimenti ad Antonella Gamberucci per aver ideato e realizzato per bene quest’opera, cosa non facile date le condizioni ambientali ripresa, che riesce ad attrarci e mettere in moto la nostra immaginazione nel comprendere la varietà di storie dell’umanità che ci circonda.

  2. Un lavoro che ho avuto la fortuna di aver visto agli albori ed a distanza di alcuni mesi visto evolversi in quello che è. Interessante, intelligente e bene fatto. Tantissimi complimenti a questa autrice che conosco personalmente e fa lavori che meritano attenzione.

    **Non sono ammessi commenti anonimi, se non ci perverrà il nome dello scrivente dovremo cancellarlo.

  3. Isabella Tholozan says:

    Come rendere proficuo ogni momento!
    Un’idea che sfrutta una forma geometrica, il tondo appunto, all’interno del quale si sviluppano eventi di vite sconosciute.
    Il mistero di quest’opera sta proprio nella forma che richiama non solo la forma terreste ma anche le forme microscopiche che danno origine alla vita, fino al grembo materno.
    Un lavoro che, al di là del concetto, soddisfa la vista, proprio per il rimando animico o senziente.

  4. Patrizia Digito says:

    L’oblò rammenta il ventre materno e con esso il liquido amniotico come il mare presente nelle vedute. La testatrice di queste visioni è l’autrice, che si sofferma sulle varie possibilità di scelta all’alternarsi dei soggetti.
    E’ in questa attesa/percorso che si formulano pensieri e osservazioni, quesiti e risposte, proprio come una madre durante i mesi d’incognita presenza in sé.
    Le immagini ci propongono un’idea: uomo, donna, bambino, singolo, coppia….ma nessuna identità qualificabile.
    Sono gli interrogativi ad avere attenzione, perché anche il tempo pone condizioni.

  5. Massimo Pascutti says:

    “Guardando il mondo da un oblò”è un lavoro che sicuramente ci riporta alla mente, come sottolineato nei precedenti interventi, il grembo materno, come se il nascituro si affacciasse da una finestra per osservare, con curiosità e meraviglia, il mondo che lo circonda. E non è un caso che quello che si vede al di là dell’oblò sia il mare, l’elemento dal quale proveniamo e dal quale ci sentiamo più attratti.
    La scelta di porre le persone in controluce, tende a spersonalizzare e ad equiparare i sentimenti di chi osserva la massa liquida al di la del vetro, dando quasi all’immagine una connotazione meditativa.
    La nota stilistica è essenziale, asciutta e rigorosa , perfetta nella sua semplicità. Unico appunto, che forse crea una nota leggermente stonata nell’ottimo lavoro di Antonella, l’immagine n°2 che ci riporta bruscamente alla realtà, interrompendo l’atmosfera sognante dell’intero portfolio, ma è sicuramente un peccato veniale.
    Complimenti all’autrice per la felice ideazione.

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