Gen 20, 2019

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MANIFESTI VIRTUALI_08.1 – di Monica Mazzolini

MANIFESTI VIRTUALI_08.1 – di Monica Mazzolini

 

 

 

 

 

 

Laboratorio di Storia della fotografia
LAB Di Cult 025 FIAF, coordinato da Monica Mazzolini

 

 

Il Fotodinamismo dei fratelli Bragaglia e il Futurismo
(parte unica)

La fotografia, rappresentazione della realtà, permette di catturare un istante, fermarlo, come ci ha insegnato H. Cartier-Bresson parlando del “momento decisivo”. La fotografia è un memento mori come spiegato da Susan Sontag e Roland Barthes. Un’istantanea in cui il tempo viene bloccato. Il gesto diventa immobile. Ma nella vita reale siamo immersi nello spazio e nel tempo pertanto il movimento ne è parte costituente imprescindibile. I primi esperimenti fotografici condotti, tra gli altri, da Muybridge (vedi Manifesti virtuali 6.1) hanno fissato istanti che attraverso una serie d’immagini disposte in successione cronologica mostrano una sequenza di momenti statici che descrivono la dinamica ma non ne evidenziano la traiettoria.

 

 

Eadweard Muybridge – Human and Animal Locomotion (1887) – Man walking and taking off a hat (Animal Locomotion, 1887, plate 44)

 

 

Sono i fratelli Bragaglia che a partire dal 1911 sperimentando con la fotografia evidenziano la capacità di catturare nel singolo scatto la realtà con il suo divenire – e la nostra percezione di essa – cercando di superare il limite della staticità delle arti visive.

 

Se fino a questo momento il dinamismo era solo suggerito, evocato (un esempio tra i molti è dato dal Discobolo così come il “ratto di Proserpina” del Bernini), attraverso l’analisi attuata dal Fotodinamismo è stato possibile catturarlo e descriverlo mediante la scia tracciata dalla direzione del movimento. Non si deve dimenticare che in questo stesso periodo Cubismo e Futurismo hanno provato a descrivere la dinamica – la “dimensione tempo” – provando a superare i limiti bidimensionali del supporto.

 

 

A sinistra: Discobolo (copia romana del perduto bronzo originale del 460 a.C. ca) Roma, Museo nazionale romano. A destra: Gian Lorenzo Bernini “Ratto di Proserpina” (1621-1622) presso la Galleria Borghese a Roma.

 

 

Il manifesto del Futurismo firmato da Filippo Tommaso Marinetti è stato pubblicato sulla rivista “Le Figaro” il 20 febbraio 1909 (preceduto da altre pubblicazioni su riviste italiane che però hanno dato meno notorietà al movimento). Uno degli undici punti affermava: Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari”. Inoltre: “bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente… […] “lo spazio non esiste più… I nostri corpi entrano nei divani su cui sediamo, e i divani entrano in noi, così che il tram che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano”.

È interessante sottolineare che la pittura futurista hai dei punti in comune con il cubismo ma anche delle diversità fondamentali: nella pittura cubista (in particolare nel cubismo analitico) il soggetto tridimensionale veniva osservato da più angolazioni e in tempi diversi, scomposto in varie immagini e poi riassemblato in un piano unico creando una nuova rappresentazione della realtà che vede il suo limite nella staticità del nuovo oggetto. Nella pittura futurista la questione è più complessa perché quello che l’artista ricerca è il superamento della stasi e l’esaltazione del movimento, della dinamicità (per il futurista questo rappresenta la velocità e la modernità) quindi si hanno immagini ripetute in sequenza dello stesso soggetto dipinto, usando la scomposizione del colore, oppure con linee di forze rette che danno l’idea della scia e, cosa assai più importante e innovativa, la compenetrazione del soggetto e dell’ambiente fino a creare un nuovo linguaggio artistico, una svolta espressiva ed una realtà in cui è evidente la rappresentazione del movimento in atto.

 

 

Manifesto del Futurismo firmato da Marinetti sulla rivista “Le Figaro” (20 febbraio 1909).

 

 

Entrambe opere di Marcel Duchamp: a sinistra “Giovane triste in treno” (1911-1912, Peggy Guggenheim collection, Venezia); a destra “Nudo che scende le scale II” (1912, Philadelphia, Museum of Art). Due opere che hanno caratteristiche pittoriche tra cubismo e futurismo.

 

 

A sinistra: Eliot Elisofon – Marcel Duchamp che scende le scale (1952).

A destra: Gjon Mili – Stroboscopic study of a nude descending staircase (1942)

 

Giacomo Balla – Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912) The Museum of Modern Art – NY

 

 

Giacomo Balla – Bambina che corre sul balcone (1912) – Galleria d’arte moderna – Milano

 

 

Anton Giulio Bragaglia e Arturo Bragaglia – Macchina da scrivere fotodinamica (1911).

Stampa all’argento.

 

Anton Giulio Bragaglia e Arturo Bragaglia – Il fumatore (1913). Stampa all’argento.

 

 

Anton Giulio Bragaglia e Arturo Bragaglia – Il violoncellista (1913). Stampa all’argento.

 

 

Lo scopo del Fotodinamismo era quello di rappresentare il divenire di un’azione nel tempo e nello spazio  (due caratteristiche importanti per la fotografia) individuando la traiettoria del movimento. Una traccia grafica, una scia, che in una sola immagine doveva, attraverso lunghe esposizioni, avere lo scopo di esprimere una compresenza dei gesti con lo scopo di rendere concreto, tangibile, il tempo ed il suo fluire.

Anton Giulio Bragaglia (1890-1960) il teorico dei fratelli, tra il 1911 e il 1914 pubblica diverse versioni del “Fotodinamismo Futurista” la cui uscita viene annunciata, in due date diverse, anche sulla rivista Lacerba. La datazione delle diverse edizioni non è molto chiara e ci sono alcuni dati discordanti. Sulla rivista Fotologia (volume 20 del dicembre 1998 – gennaio 1999 “La verità sul Fotodinamismo” a cura di Italo Zannier) si parla del trattato in questione pubblicato per la prima volta nel 1911. E’ noto inoltre che in data 1 aprile 1913 sulla rivista “Noi e il mondo” viene pubblicato l’articolo “Fotografia del movimento. Fotodinamismo futurista”.

Lo scopo delle ricerche fotografiche è ben descritto dalle parole dello stesso autore: “Noi vogliamo realizzare una rivoluzione, per un progresso nella fotografia: e questo per purificarla, nobilitarla ed elevarla veramente ad arte, poiché io affermo che con i mezzi della meccanica fotografica si possa fare l’arte solo se si supera la pedestre riproduzione fotografica del vero immobile e fermato in atteggiamento di istantanea, così che il risultato fotografico, riuscendo ad acquistare, per altri mezzi e ricerche, anche la espressione e la vibrazione della vita viva, e distogliendosi dalla propria oscena e brutale realisticità statica, venga ad essere non più la solita fotografia, ma una cosa molto più elevata che noi abbiamo detto Fotodinamica”.

 

 

Copertine delle diverse versioni del trattato “Fotodinamismo Futurista”.

 

 

Annuncio in data 1 luglio e 15 luglio 1913 di una delle pubblicazioni del “Fotodinamismo Futurista”. Dato il prezzo indicato, comparato alle tre copertine rinvenute (vedi immagine precedente), non si tratta della prima edizione.

 

 

La risposta da parte dei Futuristi inizialmente non fu positiva tanto il primo di ottobre del 1913 Lacerba pubblica un Avviso: “Data l’ignoranza generale in materia d’arte, e per evitare equivoci, noi Pittori futuristi dichiariamo che tutto ciò che si riferisce alla fotodinamica concerne esclusivamente delle innovazioni nel campo della fotografia” firmato il gruppo dei futuristi milanesi guidato da Boccioni, l’acerrimo avversario della fotografia.

 

Nel 1930, l’11 aprile – con firma di Filippo Tommaso Marinetti e dell’aeropittore Guglielmo Sansoni (detto Tato) viene pubblicato il Manifesto della fotografia futurista. Qui di seguito il testo.

La fotografia di un paesaggio, quella di una persona o di un gruppo di persone, ottenute con un’armonia, una minuzia di particolari ed una tipicità tali da far dire: “Sembra un quadro” è cosa per noi assolutamente superata.  Dopo il Fotodinamismo o fotografia del movimento creato da Anton Giulio Bragaglia in collaborazione con suo fratello Arturo, presentata da me nel 1912 alla Sala Pichetti di Roma e imitata poi da tutti i fotografi avanguardisti del mondo, occorre realizzare queste nuove possibilità fotografiche: 1° Il dramma di oggetti immobili e mobili; e la mescolanza drammatica di oggetti mobili e immobili; 2° il dramma delle ombre degli oggetti contrastanti e isolate dagli oggetti stessi; 3° il dramma di oggetti umanizzati, pietrificati, cristallizzati o vegetalizzati mediante camuffamenti e luci speciali; 4° la spettralizzazione di alcune parti del corpo umano o animale isolate o ricongiunte alogicamente; 5° la fusione di prospettive aeree, marine, terrestri; 6° la fusione di visioni dal basso in alto con visioni dall’alto in basso; 7° le inclinazioni immobili e mobili degli oggetti o dei corpi umani ed animali; 8° la mobile o immobile sospensione degli oggetti ed il loro stare in equilibrio; 9° le drammatiche sproporzioni degli oggetti mobili ed immobili; 10° le amorose o violente compenetrazioni di oggetti mobili o immobili; 11° la sovrapposizione trasparente o semitrasparente di persone e oggetti concreti e dei loro fantasmi semiastratti con simultaneità di ricordo sogno; 12° l’ingigantimento straripante di una cosa minuscola quasi invisibile in un paesaggio; 13° l’interpretazione tragica o satirica dell’attività mediante un simbolismo di oggetti camuffati; 11° la composizione di paesaggi assolutamente extraterrestri, astrali o medianici mediante spessori, elasticità, profondità torbide, limpide trasparenze, valori algebrici o geometrici senza nulla di umano nè di vegetale nè di geologico; 15° la composizione organica dei diversi stati d’animo di una persona mediante l’espressione intensificata delle più tipiche parti del suo corpo; 16° l’arte fotografica degli oggetti camuffati, intesa a sviluppare l’arte dei camuffamenti di guerra che ha lo scopo di illudere gli osservatori aerei.  Tutte queste ricerche hanno lo scopo di far sempre più sconfinare la scienza fotografica nell’arte pura e favorirne automaticamente lo sviluppo nel campo della fisica, della chimica e della guerra.

 

 

A sinistra: pubblicazione dell’Avviso – in data 1 ottobre 1913 – come risposta da parte del gruppo dei pittori Futuristi in relazione al Fotodinamismo e la sua poetica. A destra: 11 aprile 1930 – con firma di Filippo Tommaso Marinetti e dell’aeropittore Guglielmo Sansoni (detto Tato) – viene redatto il Manifesto della fotografia futurista poi pubblicato nel 1931. Nell’immagine “Pastore con l’asinello” fotografia di Guglielmo Sansoni (1930, gelatina d’argento)

 

 

Ancora oggi, dal 1911, grandi fotografi ed amatori cercano il movimento attraverso la fotografia. Tra questi ricordo Harold Eugene “Doc” Edgerton (1903-1990), professore di ingegneria del Massachusetts Institute of Technology conosciuto per aver messo a punto – nel 1932 – la “fotografia stroboscopica” che consiste, secondo la definizione, nel registrare su pellicola una successione di movimenti ravvicinati, tradotti in immagini multiple con l’ausilio di numerosi lampeggiatori elettronici sincronizzati che scattano varie volte al secondo in un ambiente buio.

 

  1. Omero Rossi says:

    Resto sempre affascinato dalla ricerca svolta da Monica… Trovo sempre stimolante esprimere il proprio pensiero con questa tecnica fotografica.

  2. Il Direttore says:

    Vedere il Manifesto del Futurismo firmato da Filippo Tommaso Marinetti sul Figaro colpisce per la dimensione Europea dell’evoluzione del pensiero artistico in esso espresso.
    Vedere che subito questa poetica attrae il giovane Marcel Duchamp che avrà notorietà con il “Nudo che scende le scale”, conferma che gli artisti italiani a Parigi vivevano pienamente l’epoca delle Avanguardie artistiche alimentando con nuovi linguaggi l’arte visiva. Ponendo in evidenza lo specifico fotografico operando sul fattore tempo dell’esposizione davano evidenza al fotodinamismo. Il tempo studiato negli esterni: rapidissimo, lento.
    Il rapidissimo di già applicato da Muybridge con le sequenze sul movimento umano e animale. Il tempo lento che era stato il grande problema degli albori nell’ottenere immagini nitide, ora viene applicato col gusto del “flusso tonale” dell’effetto “mosso”.
    Il mosso fotografico rappresenta il movimento con una modalità non visibile dall’occhio e difficilmente immaginabile. Era necessaria l’immagine tecnica per rivelarlo al gusto dei futuristi F.lli Bragaglia che ne hanno mostrato la forza espressiva.
    Il mosso è l’avvio della società delle macchine e della velocità che noi abbiamo vissuto ordinariamente nella nostra vita. Perdendo la forma ben definita, col flusso tonale o cromatico del mosso si ha una comunicazione sinestetica che smaterializza e dà visibilità all’energia cinetica del movimento.
    Oggi con il “panning” poniamo la forma statica immersa nel flusso di energia dovuto all’azione in atto.
    “Camera Work” e il coevo Fotodinamismo ci mostrano le tendenze all’inizio del ‘900 tra le due sponde dell’Atlantico.
    Complimenti a Monica Mazzolini per la ricca documentazione e la notevole argomentazione con la quale ci ha presentato anche questo Manifesto decisivo per il linguaggio fotografico.

  3. Massimo Pascutti says:

    Leggendo il bellissimo articolo di Monica Mazzolini, non posso fare a meno di pensare a quanto il tema “L’effimero e l’eterno”sia presente nelle tematiche della fotografia futurista. Marinetti scriveva: “Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono.”
    L’eterno contrasto tra ciò che è in perenne movimento e quindi per sua natura effimero e ciò che è fermo, stabile, eterno è presente quindi anche nelle affermazioni di Bragaglia sul Fotodinamismo:”…. io affermo che con i mezzi della meccanica fotografica si possa fare l’arte solo se si supera la pedestre riproduzione fotografica del vero immobile e fermato in atteggiamento di istantanea, così che il risultato fotografico, riuscendo ad acquistare, per altri mezzi e ricerche, anche la espressione e la vibrazione della vita viva, e distogliendosi dalla propria oscena e brutale realisticità statica, venga ad essere non più la solita fotografia, ma una cosa molto più elevata che noi abbiamo detto Fotodinamica”.
    Un tentativo di superare la staticità dell’istantanea, attraverso la resa dinamica del fluire del tempo.
    Grazie Monica per averci fornito ulteriori spunti di meditazione.

  4. Enrico Marello says:

    Complimenti per il post ottimamente costruito e ben documentato. Notevole l’attualità del manifesto del 1930 che, ancora oggi, potrebbe fornire ispirazioni per un’intera vita di fotografia.

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