Giu 27, 2019

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ASSENZA – di Andrea Biondo

ASSENZA – di Andrea Biondo

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“… noi guardiamo una fotografia, è vero, guardiamo un immagine, però nella nostra mente, consciamente o inconsciamente, proiettiamo un mondo reale che questa immagine rappresenta. Esiste sempre, quindi, una presenza della fotografia e un’assenza dell’uomo, della persona, dell’oggetto, dell’evento in essa rappresentato. C’è un rapporto di singolare analogia con la realtà e, nello stesso tempo, un evidente differenza della realtà.”   Luigi Ghirri

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ASSENZA

di Andrea Biondo

 

 

Cerco il vuoto che ci circonda, che riempie lo spazio più di ogni palazzo.L’assenza risulta particolarmente evidente nella fisionomia delle periferie, negli elementi che costituiscono il territorio dando forma allo spazio e nel paesaggio come espressione del costruire dell’uomo.

Nonostante non via sia la presenza umana tra i soggetti rappresentati essa si percepisce  come fattore determinante dei luoghi e dello spazio della vita sociale e del lavoro.  Il vuoto si riempie di un’esistenza che ci mette di fronte ad un’incognita, che lascia la ferita dell’uomo aperta.

“Assenza” si muove liberamente all’interno di un ambiente articolato con una sua struttura artificiosa, dove secondo le parole di Ghirri “ … è possibile rappresentare una unificazione e una ricomposizione del tutto, non per inseguire una pacificazione con il mondo, eventualmente per portare all’interno di questa complessità un elemento di inquietudine …“.

Andrea Biondo

 

 

  1. Maurizio Tieghi says:

    Più che l’es-senza ghirriana noto la sua as-senza anche se sono presenti i richiami al paesaggio italiano di fine anni Ottanta, ma ancora prima di questo mi colpisce l’inquadratura frontale, quasi fosse un duello tra il fotografo e la fotografia del divenire. Mi ritornano alla memoria i momenti epici del western, dove uno di fronte all’altro si fronteggiavano in un duello all’ultimo sangue lo sceriffo (il buono) e il bandito (il cattivo), ma anche l’attimo sublime del calcio di rigore che si ripete nei decenni, dove il numero dieci sfida il numero uno per vincere la partita. Credo che mettersi in posizione frontale nei confronti del soggetto appiattisca molto l’immagine che si ottiene, si tolgono le prospettive, le profondità, le ombre, i chiaroscuri. Si toglie per lasciare l’essenziale, come faceva Ghirri, dove l’assenza contava sempre più della presenza. Ma non è tanto la mancanza fisica delle persone che conta, ma il vuoto spazio-tempo che si percepisce guardando le sue istantanee della sua e mia terra. Al cuore Ramon, al cuore!

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