Dic 8, 2019

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La Mia ‘ParisPhoto’ – di Silvia Tampucci

La Mia ‘ParisPhoto’ – di Silvia Tampucci

 

 

 

Cronache Di Cult

 

 

 

 

 

La Mia ‘ParisPhoto’

di Silvia Tampucci

 

Alcuni anni fa sono venuta a conoscenza del Paris Photo, un grande evento di fotografia internazionale che si svolge a Parigi nel mese di novembre. Come spesso mi accade lo avevo inserito nella fantastica agenda de “le cose da fare e da vedere” e questo anno, con l’occasione di una mia foto esposta all’interno della Petit Gallerie Tour De Babel a Parigi all’interno del programma di ImageNation, ho deciso di regalarmi 3 giorni di immersione fotografica in una delle città più romantiche del mondo.

​​Parallelamente al Parisphoto (https://www.parisphoto.com/) erano presenti moltissimi eventi legati alla fotografia: ImageNation Paris, una mostra fotografica internazionale curata da Martin Vegas che espone le opere di artisti  provenienti da tutto il mondo (https://www.imagenation.it/paris);  Atlas of Humanity, una raccolta di immagini e storie  curata anch’essa da Martin Vegas che documentano la vita quotidiana di individui di ogni cultura in tutto il mondo https://www.atlasofhumanity.com/; INSTANTART a cura di Stefan Merz, una mostra che accoglie scatti realizzati esclusivamente su Polaroid; PHOTOSAINTGERMAIN che riunisce una selezione di musei, centri culturali, gallerie e librerie nelle quali sono esposti artisti selezionati da un comitato scientifico, rinnovato ogni anno e composto da artisti, critici d’arte, curatori, (http://www.photosaintgermain.com/).

 

 

Nonostante il poco tempo a disposizione, mi sono concessa una passeggiata nel centro, passando da Place de la Bastille, raggiungendo Notre Dame, arrivando a L’Hôtel de Ville e Rue de Rivoli. Negozi d’arte e Mostre a cielo aperto mi hanno tenuto compagnia per tutto il tragitto ed è stato impossibile non respirare aria di cultura.

ParisPhoto, l’evento per il quale ho deciso di fare questo piccolo viaggio, è un mercato fotografico. Una realtà oggi, per me, poco conosciuta. Da buona “malata” di fotografia ho trascorso circa 8 ore all’interno del Grand Palais, un grande padiglione espositivo in muratura e vetro, costruito per l’Esposizione Universale del 1900. Un susseguirsi di Gallerie fotografiche che ospitavano artisti famosi e noti, ma tantissimi nomi a me non conosciuti. Interessante vedere i diversi linguaggi utilizzati, le diverse modalità espositive, le installazioni fotografiche. Era ovviamente presente l’editoria ed anche in questo ambito le proposte erano infinite. Da fanzine, a libri, a piccoli manuali. Tutte cose da maneggiare con cura, osservare, sfogliare.

 

 

Tantissime le domande che mi sono posta, tra le quali: come si arriva ad esporre in una Galleria di quel calibro? Come si riesce a pubblicare qualcosa che possa creare interesse? Credo fortemente che sia difficile che qualcuno possa venire a cercarti per offrirti una esposizione, soprattutto ad alti livelli. Ma, così come nella vita, credo nel darsi da fare, nel provare, nel buttarsi e nel bussare noi ad alcune porte. Credo agli incastri che si creano viaggiando, alle energie che si scambiano conoscendosi e confrontandosi. Non sono una cenerentola dei tempi moderni, ma semplicemente una persona che crede in qualcosa.

Sicuramente Parigi, come altre città, ha una apertura alla Cultura e all’Arte che in Italia, per molti motivi, ad oggi non c’è.

Parlando con 2 Italiani che si sono trasferiti a Parigi per motivi diversi dalla fotografia ma che ne sono appassionati, ho avuto la conferma di questo. Sicuramente il numero di fotografi è superiore a quello italiano, ma le possibilità di poter far qualcosa sono nettamente superiori.
Questa piccola ma intensa parentesi oltralpe mi ha aperto gli occhi su qualcosa di nuovo, che non so dove mi porterà, ma provare a fare qualcosa di diverso potrebbe essere stimolante e costruttivo.

 

 

(ringrazio Antonella Abate, amica dell’ambiente fotografico e della vita, per aver condiviso con me questo meraviglioso tour de force)

 

Silvia Tampucci
Tutor Fotografico FIAF
Coordinatore artistico FIAF

 

 

 

 

  1. Omero Rossi says:

    Per mè Silvia non è facile… ma mi intriga sempre

    • Silvia Tampucci says:

      Assolutamente non facile… Ma se non si prova a fare qualcosa, sicuramente non accade niente!

  2. Il Direttore says:

    Grazie a Silvia Tampucci per questo generoso contributo, nel quale oltre alla propria esperienza ha dato tante informazioni su Paris Photo; interessantissimo è andare a visitare i siti dei link da Lei indicati.
    Numerosi sono i fotografi italiani presenti (anche del nostro ambiente), ciò non mi stupisce perché il nostro impegno è alto e il livello raggiunto può stare in questa manifestazione.

    Capisco l’entusiasmo che si percepisce nel testo di Silvia, perché quando si respira per tre giorni la “libertà superiore” che l’arte concede a chi la pratica, ci si sente nutriti di energia pura che fa sperare di entrare come protagonisti in questo gioco virtuoso di espressione fotografica.

    Anch’io ho in serbo il desiderio di vedere Paris Photo, ma la vita per ora non me lo ha ancora concesso, ho avuto molte altre preziose esperienze. Non dispero in futuro d’andarmela a vivere anch’io questa parentesi di “libertà superiore”.

  3. Lorenzo Ranzato says:

    L’interessante articolo di Silvia Tampucci mi da’ lo spunto di segnalare anche questo contributo su Paris Photo, pubblicato su Fotopadova.org (https://www.fotopadova.org/post/189308375168), che ho scritto assieme all’amico veneziano Paolo Felletti Spadazzi, proprio in occasione della nostra visita, che come afferma Silvia ci restituisce una realtà per molti di noi, fotografi amatoriali, straordinaria e stimolante…
    Senza dubbio Parigi val bene una fiera (fotografica)!

    Lorenzo Ranzato, Afiap, Gruppo fotografico Antenore-Bfi, Padova

  4. GIANCARLA LORENZINI says:

    Grazie Silvia per questo tuo contributo. Vedere e conoscere altre realtà è sempre indispensabile, ma non sempre possibile.
    Tu ci doni di dare un’occhiata… e a noi che dobbiamo restare a casa questo già ci appaga

  5. Isabella Tholozan says:

    Uscire dai percorsi conosciuti e spingersi oltre frontiera è sempre utile perché ci permette di scoprire nuovi linguaggi e, in particolare, di capire l’importanza e la vetrina che viene concessa ad essi!
    Probabilmente Silvia avrà selezionato in conformità al suo gusto ma, dopo aver visitato Arles, posso dirvi che effettivamente la fotografia contemporanea non è solo reportage e/o denuncia sociale.
    Scoprire percorsi alternativi può esserci di aiuto per superare blocchi creativi e, principalmente, scoprire che quel sottile confine tra arte e fotografia non è poi così spaventoso!!

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