Gen 23, 2020

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POSTURE – di Cesare Petrolini

POSTURE – di Cesare Petrolini

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Dopo la morte di mio padre, avvenuta a Gennaio 2019, ho deciso di sistemare la situazione burocratica di famiglia occupandomi dei documenti a casa dei miei genitori.

Mi sono capitate fra le mani alcune vecchie radiografie del mio cranio e della mia colonna vertebrale, datate 1984. All’epoca avevo 13 anni, l’età (e la corporatura) che ha oggi il mio primogenito.

Come riporta il referto radiografico, soffrivo di scoliosi. Non in forma grave, ma dovevo periodicamente fare visite per evitare peggioramenti, e proprio quelle visite riaffiorano ora alla mia mente: le stanze bianche, il dover assumere posture goffe e imbarazzanti, come “gambe tese e reclinato in avanti”.

Ciò che mi ha spinto a realizzare questo piccolo progetto è la bellezza della fragilità e dell’indeterminatezza del corpo di un adolescente. Un corpo timido e in trasformazione, sottoposto spesso all’imbarazzo di esami medici freddi e non curanti del rapporto delicato che a quella età si ha con la propria pelle.

Ho coinvolto mio figlio, facendo riaffiorare attraverso il suo corpo la storia del mio, come anche quella di tutti i corpi sottoposti a questi passaggi.

Cesare Petrolini

 

POSTURE

di Cesare Petrolini

 

 

 

 

Note biografiche.

Mi chiamo Cesare ho 48 anni, lavoratore a tempo indeterminato appassionato di fotografia da circa 20 anni. Ho due figli, e il lavoro che porto alla vostra attenzione è su uno di loro.

Faccio parte del Circolo Fotografico Brozzi, di Traversetolo (PR), dove da diversi anni ricopro l’incarico di Vice Presidente. Il nostro obbiettivo è quello di divulgare la cultura fotografica e ce la mettiamo tutta.

 

  1. Elisabetta Prandi says:

    Il momento dell’adolescenza porta con sé il cambiamento veloce dell’aspetto fisico ma che richiede più tempo per la scoperta e l’accettazione di se stessi.
    In quel frangente però, ti senti osservato da tutti anche dai tuoi occhi specchiati, che cercano di capire ed esplorare le tue “nuove” parti.
    Quanti di noi avrebbero per voluto cambiare dei pezzi, avere il fondoschiena di quell’amica o le gambe dell’altra ad esempio.
    Ripercorro quel momento nelle foto di Cesare che con delicatezza restituiscono armonia ad un corpo non ancora accettato.
    Complimenti Cesare.

  2. Anonimo says:

    Un progetto che ho avuto la fortuna di vedere ai tavoli di lettura!
    Un modo delicato e profondo per mostrare l’intangibile fragilità del corpo. Un bel modo per raccontare, raccontarsi e trascendere dall’oggettività fotografica per dire altro.
    Certe delicatezze non si imparano, si hanno e basta.

  3. Eletta Massimino says:

    Tre spartiti che divengono partitura.
    Un viaggio circolare nel tempo attraverso la relazione che lega tre generazioni, così come emerge dalle parole dell’autore.
    La voce del sentire individuale dell’adolescenza e quella dell’istanza sociale di un adeguato rapporto paziente-sanità.

    L’esordio è il dittico della struttura ossea dell’autore, la parte minerale che sostiene, più solida e duratura che è naturale sovrapporre alle fattezze del figlio, parte tenera e delicata, come formassero unico corpo. A chiudere il cerchio è l’informazione che quella radiografia fu conservata per tutta la vita da suo padre. Possiamo supporre quindi gli stessi timori e accoramento che manifesta oggi questo figlio divenuto padre. Silenziosa storia d’amore possiamo ritenerla.
    Ci riaffacciamo anche sulla dimensione dell’adolescenza quando il corpo diviene prepotentemente presente e straniero, breve e sismatica fase in cui il corpo appare composto da “pezzi” che si fatica a fare “combaciare”, a comporre armonicamente e quindi a mostrare.
    Questo stesso corpo che si rivela frammentato, assieme al dittico iniziale, è quello che rivendica la necessità di stabilire una relazione tra individuo nella sua interezza psicofisica e coloro che devono prendersi cura della nostra salute.
    Tre spartiti, tre voci per udire distintamente le quali bisogna estrarle da ogni immagine di questa sequenza-partitura.

  4. E con la stessa delicatezza che avete menzionato nei commenti, vi ringrazio per il passaggio.
    Parole che mi appagano molto, su un lavoro a cui tengo particolarmente.
    Cesare

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