Lug 1, 2020

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Cercando Hopper, 2019 – di Monica Benassi.

Cercando Hopper, 2019 – di Monica Benassi.

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Hopper l’hanno cercato in molti, raccontando di silenzi, di vita americana, di incomunicabilità.

Io ho raccontato me stessa (e questa è una citazione “hopperiana”), il mio amore per il silenzio e per la pace della casa rifugio sugli Appennini, per le giornate nelle spiagge semi deserte della Versilia, quando l’unico rumore che arriva è quello del mare.

I luoghi ritratti sono i nostri, l’America è sostituita dalla provincia italiana. I volti sono quelli della mia famiglia.

Non so se ho trovato Hopper, certo ho trovato le mie scene, immobili, sospese, silenziose, in attesa che qualcuno le osservi, riconoscendo una porzione di mondo dentro a una fotografia.

Monica Benassi

 

Cercando Hopper, 2019

di Monica Benassi

 

 

  1. carlo cavicchio says:

    Bel lavoro!
    complimenti

  2. Vincenzo Gerbasi says:

    Trovo che i momenti registrati dall’autrice si combinino in maniera efficace per restituire allo spettatore una sensazione di isolamento e di solitudine. Il buio quasi come mancanza di relazioni. La lontananza, le finestre, le tende, come ostacoli che mantengono distanti le persone. Anche quando sono presenti delle persone queste sono distanti, assenti con la mente, non comunicano. Vi è un lento trascorrere del tempo, che nel lavoro mostrato si concretizza passando dalla notte al giorno, in una sospensione completa di relazioni. Ciò che rimane è una sensazione straniante di uno stato attesa infinita come se fosse un limbo.
    Molto delicato. Complimenti all’autrice.

  3. Eletta Massimino says:

    Un cammino in bilico tra oscurità e luce.

    Nel buio fitto, luci, timone di Orsa minore, segnano netto un cammino. Lo seguono tre persone senza voltarsi indietro.
    Indefiniti rilievi resi oscuri da un sole appena scivolato dietro le loro spalle, sembrano riempire il fotogramma ma un riflesso di luci ci viene restituito, a conferma di vita, da quel vetro che pure la separa da altre vite in un interno.

    Le due finestre che si guardano nel buio aprono un varco su quell’ interno con il loro chiarore appena accennato. Solo alcuni oggetti preludono una presenza, che appare poi confinata in un angolo e quasi sorretta dalla propria ombra. Da lì, sembra voler schivare accuratamente la luce, che entra da una porta che forse invita ad un passaggio, ma che viene filtrata da una tenda tessuta/solcata da pensieri inaccessibili. Ma il mare aperto, da una finestra si riversa ad oltranza su un quadro e trasforma il buio in penombra; da lì risucchia fuori, a forza di luce, una nuova presenza che va verso quel mare, sopra un dritto camminamento tracciato fra due regolari, distinti filari di “luoghi” che preludono serene quanto preservate presenze al sole. In quell’istante ombre lambiscono appena il sentiero, riproponendo un continuo transito tra luce e ombra. Appaiono inscindibili il pensiero e la presenza dell’uno e dell’altro, l’uno dentro l’altro.

    Torna ancora un camminamento che però si fa curvo, intorno a quale necessità mi chiedo; passa lungo una regolare, vissuta protezione, questa volta unica. A percorrerlo ora è un bambino, all’ombra, colto sul limitare; forse è lì, solo per un attimo ancora, perché il suo sguardo è lanciato al mare aperto che da quella parte possiamo immaginare.

    Non ci è dato sapere se la sequenza di queste immagini contenga segni premonitori di una possibile nuova modulazione del rapporto tra interno ed esterno, sempre nella cura per ciò che intimo deve restare, per quel silenzio necessario all’ascolto di sé e di ciò che ci circonda.
    Lo sguardo di chi ha ri-costruito con le immagini il suo racconto, colmo di sfumature e possibili domande, mantiene sempre una distanza da ciò che vuole sottolineare a noi/a sé. Si svela distaccato ma mette sempre a fuoco tutti gli elementi, anche i più lontani, quasi non volesse perderne alcuno.
    Di sicuro Hopper sorride compiaciuto.

    Eletta Massimino

    • Grazie infinite ,non è stato facile questo lavoro che è durato un paio di anni e che ancora quando vedo il “quadro “giusto continua.
      C’è stato tutto il confronto con grandi nomi della fotografia che avevano già lavorato sul tema! Il tuo commento è un regalo bellissimo! Una lettura profonda che va dentro al cuore delle immagini.un ottimo inizio di giornata oggi! Grazie di cuore.

  4. Non posso esimermi dal commentare un lavoro che trae spunto da uno dei miei pittori preferiti.
    Un lavoro che ricalca a mio avviso bene le atmosfere immobili ed a tratti enigmatiche di Hopper, sempre sospese tra realismo e surrealismo, tra contrasti di luci e ombre di stampo quasi “Caravaggesco” ed immagini di vaga astrazione “Ghirriana”.
    Un lavoro che merita un seguito aggiungendo, come dici tu, quei “quadri” che via via troverai sulla tua strada.
    Complimenti
    Mario

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