Ago 23, 2020

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PARAGONI POSSIBILI_04 – “A livello dell’acqua” – a cura di Gabriele Bartoli

PARAGONI POSSIBILI_04 – “A livello dell’acqua” – a cura di Gabriele Bartoli

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A LIVELLO DELL’ACQUA

PARAGONI POSSIBILI_04

 COCO AMARDEIL

       “FROM HELL OR HIGH WATER”

 

 

La domanda sorge spontanea direbbe qualcuno: «Da dove emergono questi giovani? Il mare? Un lago? Una piscina? Un oceano immenso?»

I giovani di oggi vivono in un momento in cui l’incertezza sul futuro ha raggiunto proporzioni epiche, alimentate dalla sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni e dei media. La massa di contraddizioni create dalle generazioni passate li ha lasciati con molte aree grigie. Di conseguenza sono sopraffatti dall’apprensione e da un’ansia multiforme sul loro posto in un mondo confuso e mutevole; un mondo senza punti di riferimento affidabili e mille diverse forme di sopraffazione.

 

 

È questo momento della vita, tempo di ricerca dell’anima e di scoperta di sé, che Coco Amardeil ha voluto catturare attraverso la sua serie di una ventina di immagini. Questa generazione che costituirà il mondo di domani – senza avere un’idea di dove stanno andando o cosa vogliono – sta solo cercando di mantenere la testa sopra il mare di stimoli che li circondano.

 

 

Ecco la metafora con la quale dobbiamo interpretare From hell or high water; acqua come metafora della società liquida e mutevole, come mare di potenziali opportunità, come liquido amniotico di protezione famigliare dal quale separarsi per intraprendere la propria strada nella vita. Per rivelare queste emozioni, Amardeil sceglie di catturare il momento in cui un corpo emerge dall’acqua. Cattura lo stato di transizione che evoca naturalmente una varietà di emozioni: gioia, paura, stupore, confusione, tranquillità, cogliendo l’istante in cui questi adolescenti irrompono sulla superficie dell’acqua e, in questo momento isolato e astratto, mentre la varietà delle loro emozioni potrebbe rimanere imperscrutabile, la loro esistenza è innegabile.

 

 

Sorretta da un preciso e stretto impianto concettuale, l’originalità di questa serie deriva anche dall’ambiguità intenzionale dei dettagli precisi e perfettamente riprodotti che mostrano ogni goccia d’acqua, ogni capello, ogni macchia, contrapposta alla vacuità delle prospettive del futuro di questa generazione.

Il senso di spaesamento è accentuato dalla qualità artificiale della luce che contrasta con l’effetto di sfondo naturale creato dal contesto dell’immagine. L’impatto del grande formato e della qualità delle stampe aumentano il senso di una reinvenzione della realtà.

 

 

Bibliografia: www.lensculture.com www.cocoamardeil.com

 

 

 

GABRIELE CORNI

 “APNEA”

 

“Sguardi intensi, smarriti, tenaci, pensosi, turbati. Volti che ci guardano, come isole affioranti che emergono e sprofondano, circondati da un velo amniotico che li avvolge, li accarezza o li opprime. Volti solitari e silenziosi, immersi nel proprio stato interiore, senza tempo, dove non arrivano la fretta e i rumori della quotidianità.” (1)

 

Da questo splendido incipit di Giliola Foschi è iniziata la mia ricerca sull’opera Apnea di Gabriele Corni. Inizialmente s’impone la curiosità di cercare di scoprire come vengano realizzate le immagini, il velo lattiginoso che ricopre parte delle corporature dei soggetti, l’immersione dei corpi.

Successivamente veniamo attratti dagli sguardi inermi dei soggetti, privi di emozioni particolari, non guardano in macchina, il loro sguardo ci trapassa.

Un altro particolare che notiamo è che indossano gli abiti quotidiani, quelli che rimangono maggiormente coperti dall’acqua.

 

 

Il quadro del significante è completo.

Per ricercare il significato dobbiamo allontanarci dalla nostra quotidianità per raggiungere una dimensione altra. Strappata la maschera del nostro conformismo e della ricerca di consenso, spogliati dal “peso” della vita di tutti i giorni ci consegniamo lievi, affioranti dal confine che l’acqua metaforicamente rappresenta.

 

 

Naturalmente il nostro inconscio torni al liquido amniotico protettore della maternità, ma allo stesso tempo all’oppressione liquida che toglie il fiato. L’acqua come livello tra la rassegnazione del lasciarsi andare e il desiderio di riemergere.

Non in questo caso, non in questa dimensione.

L’ emotività si placa divenendo quiete, stasi. La nostra estraniazione allora collima con quella delle persone ritratte. Giovani, anziani, uomini, donne, siamo tutti uguali nella sospensione del tempo, delle azioni, dello spazio. Non c’è più luogo, non siamo più spazio.

 

 

Il tempo pressante della contemporaneità rimane fuori dalla parentesi, un’entità interrotta, come interrotto è il respiro, una stasi temporanea e indefinita.

Apnea, “il limite nel quale rimane solo la nostra nudità interiore e l’essenza di noi stessi”. (2)

E quando si arriva all’essenza rimane solo il silenzio.

Apnea, come essenza. Apnea, come sopravvivenza.

“Un mistero che emerge con forza dalle immagini di Gabriele Corni, dove l’identità non viene posta, né dedotta: rimane lontana, fluttuante, ma allo stesso tempo condivisa e sfuggente, intensa e fluida”. (3)

 

 

Bibliografia: (1,2,3) Giliola Foschi in www.gabrielecorni.com

 

 

 

LIBERE CONCLUSIONI

 

Due opere fortemente concettuali, figlie di una fotografia contemporanea che ci richiede di dilatare molto il pensiero e l’immaginazione oltre la complessità delle immagini.

Se riusciamo a compiere questo esercizio non possiamo non rimanere sorpresi da quanti aspetti emergono – in senso letterale e lato – da questi lavori che assomigliandosi solo in maniera formale si intrecciano tra loro in continui rimandi.

Partendo dalla stessa base, l’utilizzo dell’acqua come denominatore, si compenetrano spostando il vero elemento rivelatore: la mancanza di respiro come metafora necessaria alla traduzione.

La mancanza di respiro che fa emergere i giovani raffigurati da Coco Amardeil in “From hell or high water” alla ricerca di una collocazione nel mondo nel minor tempo possibile.

La mancanza di respiro sintomo della frenesia della società moderna, dove non importa quello che sei ma cosa possiedi, quello che posti sui social.

La mancanza di respiro che “Apnea” di Gabriele Corni ci mostra in risposta uguale contraria a tutto questo. Sospensione temporale, immobilismo statico di pensieri, parole e omissioni.

Ritrovata essenzialità effimera alla ricerca della pienezza della vita.

Molteplici aspetti condensati in queste due opere che insieme credo si rivelino in pienezza, descritte con immagini capaci di riprodurne la profondità dei significati.

 

Gabriele Bartoli

Lettore della Fotografia FIAF

 

 

  1. Vincenzo Gerbasi says:

    Mi fa piacere sottolineare alcune definizioni dell’autore:”tempo sospeso, spazio e luogo annullati”: un’atmosfera irreale e allo stesso tempo vera, ricca di dettaglio.
    Un soggetto universale per un argomento di alto profilo.
    Un tema non facile che la nostra società si trova ad affrontare e da cui non può nascondersi in zone d’ombra: qui la luce è co-protagonista mentre l’acqua vitale tutto avvolge. Un tema su cui riflettere. Una metafora ottimamente rappresentata e complementare ad un testo scritto che è allo stesso livello di preziosità delle due opere.
    Complimenti davvero.

  2. due lavori interessanti con obiettivi sia a livello di contenuto che di realizzazione formale importanti.
    da una lettura semplice, non conoscendo gli autori e il loro percorso autoriale, direi che sono stato più intensamente colpito dagli aspetti tecnico/formali che di contenuto.
    Complimenti agli autori!

  3. Massimo Mazzoli says:

    Ottimo Gabriele, la tua proposta è molto stimolante.
    I due lavori, ai miei occhi, hanno come unico elemento aggregante l’acqua.
    Per il resto le sensazioni che scaturiscono dalla visione attenta delle due opere sono diametralmente opposte.

    Nella prima, come sottolinei anche tu nella tua analisi, l’impianto è fortemente glamour.
    Apparenza, estetica, forma, superficie.
    Nulla appare riguardo i sentimenti se non una posa studiata che nasconde.

    La seconda si attesta invece in un ambito fortemente emozionale.
    Il liquido è il proprio mondo, il proprio essere, le proprie emozioni, le proprie paure, il proprio sollievo, la propria angoscia.
    Il liquido a volte è vortice a volte placenta.
    Anche la desaturazione delle immagini accompagna la riflessione in questa direzione.
    La parte emersa come sguardo all’esterno, quella sommersa come intimità inviolabile ma percepibile.

    Gran bella riflessione.
    Grazie.

  4. Affioramento, emersione, termini che possono essere utilizzati anche come sinonimi, ma che trovano una precisa rappresentazione nei due lavori proposti da Gabriele. Immagini che vivono in quel confine affascinante dove la relazione tra due mondi/sostanze, aria e acqua, respiro e apnea, vita e morte è quanto mai tangibile. Nel progetto di Coco Amardeil la tensione superficiale del liquido viene sconvolta dal l’atto volontario dell’emersione della forza vitale della giovinezza, che con diversi atteggiamenti si appresta ad affrontare il futuro (personalmente non trovo coerenza in tutti gli scatti, alcuni troppo impostati e patinati allontanano una possibile empatia con il racconto). Nell’opera di Gabriele Corni la superfice dell’acqua diventa tutt’uno con i soggetti consentendo l’affioramento di parti del corpo immerso che sembra essere custodito e cullato dal liquido in un riposo immobile e silenzioso. La tensione rimane tutta interna, percepibile appena sui volti concentrati nel trattenere l’alito vitale.
    Grazie Gabri ottime proposte!

  5. DANILO BARALDI says:

    Interessante, ancora una volta, questa “disquisizione” ad un unico “argomento” affrontato da due autori che, credo, non abbiamo mai interagito fra di loro.
    E il pensiero va immediatamente ai Laboratori che Agorà Di Cult promuove da diversi anni. Uno stesso tema ha sempre tantissime sfaccettature da poter essere affrontato. Ce lo dimostrano sempre tutti gli autori che affrontano tutti i laboratori.
    E a quanto pare anche altri autori (più titolati di noi, forse?) riescono a creare nuove e tante riflessioni su un semplice argomento, come in questo caso l’acqua.
    Sempre bravissimo Gabriele.
    Danilo, Grandangolo di Carpi.

  6. Massimo Pascutti says:

    Ottime le riflessioni dell’amico Gabriele sui lavori di due autori molto distanti fra loro ma comunque accomunati da un unico tema, l’acqua e il nostro rapporto con questo elemento. Sicuramente le immagini di Coco Amardeil hanno un che di patinato che sicuramente ci riporta ad un tipo di fotografia glamour, ma la forza con la quale i giovani soggetti emergono dall’acqua, finisce per dare una marcia in più a queste fotografie che in tal modo si scrollano di dosso il carattere meramente estetico. Di tutt’altro tenore e fascino il lavoro di Gabriele Corni che cristallizza in attimi di sospensione contemplativa i volti dei soggetti che sembrano effettivamente immersi nel liquido amniotico, il che ci porta a considerare la nostra origine comune, che prescinde da etnie, età ed estrazioni culturali e sociali diverse.
    Complimenti a Gabriele per la sua ottima, come sempre, disamina culturale. Grazie.

  7. Monica Pelizzetti says:

    Questi due lavori trovo abbiano in comune solamente l’elemento acqua, peraltro rappresentata ed utilizzata con significati diametralmente opposti. Elemento vivo e vitale nella sua dinamicità nel primo caso dove i visi e le espressioni dei giovani sembrano suggerire la pubblicità di qualche prodotto piuttosto che porre interrogativi sul “chi sono, cosa voglio, dove vado” suggerendo una sensazione di spensieratezza giocosa accentuata dal movimento degli spruzzi e delle gocce. Trovo che le spressioni dei modelli, nella maggior parte delle immagini, siano poco “sincere”.
    Al contrario in Apnea l’acqua ha una forma statica, avvolgente e protettiva o soffocante. Sono i volti delle persone con le loro espressioni serene, rilassate, preoccupate, sofferenti che ci raccontano se quella coltre liquida li sta proteggendo e coccolando oppure li sta soffocando.
    Si può trattenere il respiro perchè una emozione è talmente bella ed intensa da togliere il fiato o perchè è dolorosa e difficile da esprimere. Per questi motivi mi trovo empaticamente più vicina al secondo lavoro, pur apprezzando la qualità delle immagini di Coco Amardeil.

  8. Omero Rossi says:

    Sempre gradevoli scritture/letture dai vari Autori.
    Silvano ci mostrò come comunicare con le immagin,come esprimere le nostre idee tramite la fotografia.
    Per questo mi piace vedere come ognuno di noi cerca un proprio linguaggio nella comunicazione visiva.
    Complimenti vivissimi a Bartoli & Corni per i loro lavori- fotografici.
    Omero

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