Set 24, 2020

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L’IRONIA MI SALVERÀ – di Raffaella Fuso

L’IRONIA MI SALVERÀ – di Raffaella Fuso

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#IORESTOACASA

Il 30 gennaio 2020, in seguito alla segnalazione da parte della Cina di un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota Sars-CoV-2), l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara lo stato di pandemia.
Il giorno successivo, il Governo italiano, mette in atto le prime misure di contenimento del contagio; a partire dal 9 marzo, con il “Decreto #IORESTOACASA”, tutto il territorio nazionale viene sottoposto a profonde misure restrittive che prevedono, tra le altre cose, il divieto, quasi assoluto, di uscire di casa.

L’isolamento e il distanziamento sociale scandiscono, per più di tre mesi, i ritmi e gli umori della mia quotidianità.

Raffaella Fuso

 

L’IRONIA MI SALVERÀ

di Raffaella Fuso

 

 

 

  1. Qui, in relazione continua due “stanze” della realtà, dove dimorano lo spazio e il tempo del vivere quotidiano.

    Lo spazio viene accuratamente costruito/definito con oggetti-simbolo e il suo fotogramma immesso con regolarità nel discorso fotografico ne sancisce il valore attribuito da chi lo ha preparato; il tempo viene vissuto/agito/interpretato dalla fotografa stessa che entra in quel palcoscenico e guardandosi diviene protagonista dichiarata e prima spettatrice.
    Il legame dittico li fonde in unico fiato.

    Palcoscenico unico, ristretto, a prima vista paradossale nel suo uso di ambiente stanziale e non di transito, quindi ironico, uno stretto corridoio; le porte che si susseguono chiuse su un altrove e su “un fare in altro modo”, mi appaiono come fossero album di foto-ricordo di un trascorso al momento bloccato da quelle chiusure.
    La commistione fra stanziale e di transito dell’ambiente prescelto, rimanda alla aleatorietà, voluta o subita, della gran parte delle condizioni di vita.
    Di ciò che è esterno a questa rappresentazione, nulla appare, né un varco possibile da cui entrare e uscire da e verso un esterno i cui elementi sono evidentemente prescindibili dalla scelta che qui si rivela.

    Da tutto questo emerge in me l’immagine dell’antica valigia di chi decide di “fare teatro per gli altri” anche negli angoli di strada o in piccole stanze. Dalla magica valigia una consapevole regia tira fuori semplici oggetti del mondo ma ben guardati e trattati e poi ad arte messi in relazione e movimento tra loro. Agli occhi degli spettatori, si rivelano scenari e azioni che divengono possibili e reali, come reale è l’emergenza, l’urgenza, l’appello del Vivere.
    “L’ironia mi salverà” assieme alla capacità di immaginare e abitare nuovi punti di vista che estinguano dolore, rabbia e rassegnazione.

    Allora, lo spazio preparato diviene il tempo dello spostamento nel nuovo punto di osservazione prescelto -quello che può salvare, e il tempo diviene spazio di apertura verso inusitate, salvifiche possibilità di costruzione di nuove, non subite realtà.

    Eletta Massimino

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