Ott 25, 2020

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FOTOGRAFIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS – a cura di Carlo Cavicchio

FOTOGRAFIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS – a cura di Carlo Cavicchio

 

 

 

 

 

 

 

FOTOGRAFIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

 alcuni esempi
a cura di Carlo Cavicchio

 

Confrontandomi con diversi fotoamatori, ma preferirei usare il temine autori, capisco quanto sia difficile portare avanti i propri lavori fotografici in questo momento. Parecchi hanno una sorta di blocco, un rifiuto, probabilmente perché le conseguenze dell’epidemia sono diverse per ognuno di noi.

Altri autori invece si ingegnano e realizzano immagini interessanti, valide, sempre divisi sui due fronti: fotografia artistica o fotografia di reportage.

Vi è poi il numero infinito di immagini create da chi non è un appassionato ma un semplice utilizzatore della fotocamera del proprio smartphone e non rinuncia a seguire alcune dinamiche che trova sui social.

Alcune delle fotografie più importanti del XXI secolo sono state scattate da non professionisti, con mezzi di scarsa qualità, per esempio la prima immagine di Saddam dopo la sua morte, ma potrei citarne molte altre.

Quindi sappiamo bene che anche le immagini di chi non ha letto il libro di Susan Sontag e non ha una sfilza di obiettivi per la sua amata reflex, possono avere un grande valore, talvolta sorprendente.

 

Ci sono lunghi periodi in cui non fotografo per svariati motivi, anche adesso non riesco a farlo, tanto più che da sempre la mia ricerca è la città vuota, metafisica. E oggi ne sono nauseato.

In questi momenti più o meno lunghi di digiuno fotografico mi rifugio nella lettura di un piccolo libro per me fondamentale: “le fotografie degli altri” che parla del lavoro di Joachim Schmid.

E di conseguenza mi prende la voglia di riempire il mio archivio di immagini che mi interessano, in sostanza le rubo (1).

Un furto che non frutta nulla, non si possono “rivendere” ma sono raccolte che mi servono per ragionare a vari livelli, per capire, per confrontarmi. Sono certo che nella vastità del web c’è sempre un autore che ha scattato una fotografia come avrei voluto farla io, anzi spesso è meglio di come avrei potuto farla. Di certo non è in una risoluzione che consente la stampa ma la metto in una cartella ad hoc, la faccio mia, la condivido con amici, ci ragiono e farà parte del mio bagaglio iconografico da cui trarre ispirazione.

Non c’è nulla di male ad avere dei modelli di riferimento, basta leggere l’autobiografia di Giorgio De Chirico, ritenuto uno degli artisti più originali del ‘900, per capire che anche i più grandi hanno le loro fonti di ispirazione.

 

Dopo questa lunga premessa mostro una serie di immagini al tempo del coronavirus, di vario tipo: artistiche, di reportage, di archivio e vernacolari ma è evidente, ancora una volta, che le categorie troppo definite ci vanno strette.

La contessa di Castiglione (2), Marcel Duchamp (in Rrose Sélavy) fino ad arrivare a Cindy Sherman (3) sono le fonti nobili di questo modo di porsi di fronte ad una macchina da presa. Chissà quanti tra queste migliaia di fotografi, che si sono travestiti e immortalati, ne sono pienamente consapevoli.

Il risultato è come minimo divertente, forse artistico ma di certo anche testimone di un momento storico che l’umanità ha già vissuto senza la possibilità di creare immagini con questa facilità.

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La Contessa di Castiglione fotografata da Pierre-Luois Pierson 1863-66 circa.

 

Scherzo di follia (1863-66), Pierre-Luois Pierson

 

Marcel Duchamp (in Rrose Sélavy)

 

Cindy Sherman

 

Cindy Sherman

 

Cindy Sherman

 

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Ultimo gruppo sono immagini vernacolari, trovate in rete e si intitolano “buttare la spazzatura con stile in tempo di coronavirus”, divertenti ma non così banali come può sembrare …

buttare la spazzatura con stile n.1

 

buttare la spazzatura con stile n.2.

 

buttare la spazzatura con stile n.3

 

buttare la spazzatura con stile n.4

 

buttare la spazzatura con stile n.5.

 

buttare la spazzatura con stile n.6.

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Il lavoro di Davide Torbidi, che vive a Codogno, non è concettualmente molto diverso da quello precedente, però l’autore è un fotografo e si vede.

Usa lo strumento in modo professionale, luci e atmosfera sono molto curate. E di sicuro conosce il lavoro di Cindy Sherman.

Fotografia artistica? si forse, ma le sue figlie cosa mostreranno alle loro nipoti tra cinquant’anni?

Mostreranno le fotografie di Codogno deserta … oppure più volentieri le fotografie che quel matto del nonno ha scattato in quel momento così alienante, trovando inoltre un bel modo per stare tutti insieme?

Quindi anche documento, parola che nell’ambito di un circolo, se detta fuori luogo, può mettere in discussione amicizie di lunga data.

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Codogno 2020 – n.1

 

Codogno 2020 – n.2

 

Codogno 2020 – n.3

 

Codogno 2020 – n.4

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Che dire allora delle fotografie di Marco Introini, rubate dalla sua pagina facebook, rappresentano una Milano deserta, lui stesso le ha postate quasi ogni giorno dall’inizio della pandemia. Documentano si la città vuota, ma alla domenica mattina o nei giorni di festa negli anni precedenti al 2020, come quella famosa pasqua del 1978 quando Gabriele Basilico ne approfittò per sviluppare il suo lavoro “ritratti di Fabbriche”.

Quindi se la fotografia è documento va sempre spiegata, magari con una semplice didascalia, altrimenti possiamo commettere grossolani errori.

Data e luogo, ci diceva sempre il nostro Sergio Magni ma questa è un’altra stroria … (4)(5)

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In gita per Milano. Piazza. Missori con Giovanni Muzio (1950-1952) e rovine di San Giovanni in Conca (v sec.).  dall’archivio_©Marco Introini_2015.05

 

In gita per Milano. Via Verdi dall’archivio_©Marco Introini_2017.06

 

Via Verdi angolo via Monte di Pietà, dall’archivio_©Marco Introini_2017.06

 

In gita per Milano. Via Mercanti, dall’archivio_©Marco Introini_2015.02

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In ultimo, ho scelto quattro immagini come esempio, realizzate da Alberto Scandalitta (il suo lavoro è ben più corposo e compiuto).

Si tratta di un semplice reportage, formalmente ispirato alla fotografia classica nel buon nome del nostro circolo: il CFM.

 

Alberto Scandalitta 1

 

Alberto Scandalitta 2

 

Alberto Scandalitta 3

 

Alberto Scandalitta 4

 

Semplice si, ma solo per chi lo sa fare! E sa cogliere il momento giusto con rispetto anche della grammatica (ammesso che la fotografia ne abbia una), rispetto per le forme, le inquadrature, le luci, i tagli etc. Abbiamo discusso a lungo, una sera via skipe con un gruppo di noi, se è un “banale” reportage. Inutile dire che per me è lavoro molto ben fatto e la sua apparente semplicità ne è la vera forza.

Rimane una grande curiosità: sapere cosa rimarrà di tutti questi lavori fra qualche decennio.

 

Carlo Cavicchio

Tutor Fotografico FIAF

 

 

  1. Gualtiero says:

    Delle immagini “buttare la spazzatura…” salverei solo la numero 1: non guarda nell’obiettivo e potrebbe essere ironica ma verosimile l’atto che si rappresenta.
    Le immagini di Codogno sono certamente professionali ma, a mio parere, sono indicate per un depliant pubblicitario e non suscitano alcuna emozione. Bello il lavoro in B. e N. “in gita per Milano” se solo non si fosse così intransigenti a voler raddrizzare le verticali rendendo irreale la visione. OK per il lavoro di Scandalitta

  2. Omero Rossi says:

    Che dire ? Complimenti vivissimi.
    Se possiedi fantasia e creatività puoi sempre divertirti con la fotografia.
    ps. Interessante la città vuota, … inusuale e quindi,…

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