Nov 15, 2020

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E, intorno a me, entra luce – di Silvia Ricci

E, intorno a me, entra luce – di Silvia Ricci

 

 

 

 

 

 

In un mondo che ci rende prigionieri, che sembra non volerci più, l’immaginazione è ciò che mi rende libera.
La paura di un fuori pericoloso ci ha costretto a chiuderci in casa ponendo di fronte a noi le paure più profonde, le ansie finora sopite e l’incombente solitudine.
Prendo le mie istantanee, rimuovo l’emulsione e attraverso la manipolazione e l’incisione sul retro riesco a scalfire il velo della realtà.
Esco dai confini di casa, vado altrove.
Guardando intensamente, ritrovo nelle piccole cose di ogni giorno, dettagli, visioni e immagini limpide.
E, intorno a me, entra luce.

L’illustrazione luminosa è visibile sulle pellicole istantanee solo in controluce.

Silvia Ricci

 

 

E, intorno a me, entra luce

di Silvia Ricci

 

In editing a mosaico.

In sequenza di dittici.

  1. Eletta Massimino says:

    E’ compenetrazione di opposti quella che si materializza ai miei occhi che guardano questi dittici.
    E’ infatti la medesima istantanea a contenere in sé la possibilità di apparire tanto luminosa quanto umbratile.
    La pratica di una volizione esercitata da Silvia con creatività e tecnica, ha quindi come effetto quello di rendere visibile una delle condizioni fondamentali del nostro vivere.
    Non è dato sapere se questo è emerso prima o dopo il suo sano giocare. Certo è che l’autrice a chiusura della sua presentazione, in posizione ben staccata dal resto del testo, ci dice che “L’illustrazione luminosa è visibile sulle pellicole istantanee solo in controluce”.
    Letta dopo la visione dei dittici, mi è apparsa la condivisione della sostanza ultima di questo lavoro, travestita da nota tecnica, tanto per essere nel gioco.
    L’atmosfera che si respira è fantasmatica e fluttua tra chiari simboli e arcani oggetti, tra composizioni metafisiche e inquadrature che danno il senso di una visione altra.
    Ma andiamo ai fatti, al tipo di procedimento che è stato messo in essere e in quali territori si è mosso. Silvia ha prima creato delle immagini dai toni onirici -la dimensione più personale, profonda e trasgressiva- quindi ha “sollevato il velo” e plasmato le sue istantanee e le ha incise, per avere potere su una quotidianetà dai desideri impediti; incisioni non casuali ma leggibili nel loro riferimento simbolico o allusivo.
    Ma a quel punto questo non poteva bastare, e, finalmente ha fatto inondare di luce ciò che aveva voluto creare. E’ questa l’immagine che, come traslato -in tutti i sensi- ha posto accanto alla immagine più oscura per dare vita a ciò che non poteva che essere un dittico.
    Procedimento esemplare che, in libertà conquistata, corre con unico passo dentro e fuori di sé.
    Mi chiedo quanto arbitraria sia questa mia lettura/interpretazione del lavoro di Silvia. Forse lo è, ma è nel rischio che si corre ad esporre una riflessione rispetto a cui si trova motivazione a scrivere.
    Significativa informazione può essere che mi convinco ad esplicitare quest’ultimo pensiero, solo perché può provocare risposte.
    Eletta Massimino

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