Nov 19, 2020

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Ouvertures – di Ada Anselmi

Ouvertures – di Ada Anselmi

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C’è il lento scorrere del tempo e il movimento della vita nella serie Ouvertures.

Le immagini sono scattate nell’arco di due stagioni dalla mia cucina e ritraggono le realtà presenti in sei finestre di fronte, sei “aperture” sulle esistenze altrui.

Con pazienza e un po’ d’ironia ho cercato di cogliere i dettagli di una routine dove l’attenzione mai si ferma, una quotidianità che si trasforma in pellicola riempita di abitudini, attività, ritmi, stati d’animo.

Ho posato lo sguardo sulle vite degli altri con quell’umano impulso di voyeur, l’ho fatto però con garbo, con una sorta di pudore che mi ha portata a ritrarre queste persone senza mai mostrarle veramente. I volti scompaiono, l’identità è celata, ma uguale a quella di ciascuno di noi.

E’ un tutt’uno, un misto di poesia, di perversione, d’immedesimazione, di curiosità bonaria e di attitudine al ruolo di “spettatore”.

Tutti i soggetti ritratti, animati e non, sono attori inconsapevoli di una lenta e composta sinfonia, ognuno sul suo palcoscenico, ognuno alla sua finestra, ognuno a recitare la propria vita.

Ada Anselmi

 

 

Ouvertures

di Ada Anselmi

 

 

 

 

 

 

  1. Monica Pelizzetti says:

    Complimenti per la pazienza da cacciatrice di momenti ed immagini. Come dice il titolo del tuo lavoro, aperture significa un passaggio in 2 direzioni, uscia ed entrata. Ogni volta che apriamo una finestra o una porta, facciamo uscire un pezzetto del nostro mondo, ma allo stesso tempo magari inconsapevolmente permettiamo al mondo esterno di entrare nella nostra vita. Apertura è una parola simbolica che sottointende scambio purchè, come in questo caso, senza invadenza o pruriginosa curiosità.

    • Ciao Monica, innanzitutto grazie per la tua gradita recensione. L’interpretazione metaforica che hai dato sul significato di ‘aperture’ è proprio Centrata. Un’ulteriore sfumatura di sguardo sul mio lavoro…
      Grazie davvero.
      Ada

  2. Il Direttore says:

    “Ouvertures”, di Ada Anselmi, è un’opera animata da un’idea concettuale dal significato aperto.
    La fotografia contemporanea ha saputo dare valore al domestico e al quotidiano, ha prodotto immagini che con la loro capacità simbolica sono riuscite a risvegliare nella collettività il senso di mistero nelle realtà ordinarie.

    E’ una tendenza tematica che va in direzione opposta alla ricerca compiuta dall’idea di reportage del ‘900 (pensiero di LIFE) volto a rivelare realtà lontane, difficili da trovare e sconosciute.
    Ma per riuscire a risvegliare il senso di mistero, in ciò che è ormai ridotto a stereotipo come il quotidiano, occorre trovare il dispositivo visivo efficace nel far cambiare il punto di vista culturale dal quale porsi in relazione con la realtà.

    Luigi Ghirri affermava che i fotografi americani hanno mostrato il valore del “presente”. Sicuramente questo è avvenuto ad esempio con la street photography, è stato possibile con l’ideazione di un concept nella rappresentazione del presente che per sua natura è materia magmatica che non è ancora forma; la fotografia è un modo per conferirgliene una: quella dell’autore. Si ritorna sempre al ruolo decisivo del linguaggio: ogni cosa assume valore in base al modo col quale la rappresentiamo.

    In “Ouvetures” si dà considerazione: al domestico (quel che vedo dalla finestra di casa mia), al quotidiano (quel che mi accade attorno).
    In “Ouvertures” si dà forma: al senso dell’alterità (l’altro da me), alla dimensione misteriosa dell’esistere (lo “spazio agito” misteriosamente dall’altro), alla consapevolezza di un comune destino (metafisica della quotidianità).

    La struttura concettuale dell’opera è data dalla coerenza della “gabbia concettuale” prescelta, dove la cornice della finestra è l’elemento simbolico perfettamente statico reiterato in ogni immagine, attorno e dentro al quale si muovono le storie della quotidianità grazie alla sequenza.
    La luce è segno dell’eterno che sempre sovrasta ogni attimo, anche il più insignificante (come in Hopper).
    In questo vuoto di azione svetta l’esperienza creativa dell’autrice che concretizzando l’idea, in immagine dopo immagine, scopre il mistero della vita che ha attorno e si sente sempre più attratta dai fenomeni comportamentali.

    L’opera ha significato aperto e trova il suo senso non in un concetto ma nel ritrovare l’amore per la vita che ci circonda, nell’apparente insignificanza della vita cittadina.

    Complimenti a Ada Anselmi per “il sentito” che ha ben espresso e quindi comunicato nella sua opera.

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