Il giudice di audiovisivi fotografici


La dinamica comunicativa: il giudice di audiovisivi fotografici tra contenuto e relazione, percezione e proiezione, emozioni e cognizioni…

di Gabriella Gandino

Chiedersi l’efficacia della dinamica comunicativa significa riflettere su quanto l’audiovisivo riesce a far comprendere il pensiero dell’autore, a far passare le sue emozioni e ad essere la trama che connette l’autore al suo pubblico.

1) Contenuto — versus —- relazione
L’audiovisivo, considerato come un racconto, parla attraverso diversi canali comunicativi. Ci si attende che i messaggi che vengono comunicati attraverso i diversi canali siano convergenti e consonanti tra loro.
Un messaggio comunica sempre attraverso due canali (contenuto: quello che voglio dirti; relazione: come te lo dico) e deve tenere conto del contesto in cui è inserito (episodio, sé delle persone coinvolte, relazione, cultura e società).
Quando i due canali risuonano all’unisono il messaggio è univoco, lineare, facilmente condivisibile.

Un audiovisivo deve presentare una comunicazione chiara, efficace, incisiva, condivisibile, congruente rispetto ai diversi canali comunicativi (titolo, sceneggiatura, musica, immagini, eventuali testi…).

Quando ciò non avviene possiamo trovarci di fronte a messaggi dissonanti o paradossali (il paradosso è alla base dell’umorismo, ma anche della psicopatologia). Oppure possiamo incontrare un messaggio ambiguo, che lascia maggiore spazio alla proiezione.

2) Percezione —- versus —- proiezione
Ci sono alcuni aspetti di un messaggio (di un audiovisivo) che possono essere colti in modo univoco e condivisibile, perché sono oggettivi. Gli elementi oggettivi vengono colti attraverso la percezione, cioè il processo mediante il quale traiamo informazioni sul mondo in cui viviamo.
Ma l’uomo non percepisce passivamente una realtà che è data in modo univoco, una volta per tutte; al contrario è un attivo costruttore della sua realtà: persone diverse (ciascuno con la propria esperienza di vita e storia personale), poste di fronte alla stesso stimolo, possono cogliere sfumature e aspetti non coincidenti. Perché? Perché leggono attraverso il loro specifico paio d’occhiali: cioè proiettano parti di sé in ciò che vedono e attribuiscono senso in base alla loro personale esperienza.
La proiezione è un meccanismo di difesa arcaico e primitivo, che consiste nello spostare sentimenti o caratteristiche propri, o parti del Sé, su altri oggetti o persone. Nei test psicologici che vengono
usati per comprendere la personalità, la proiezione avviene mentre si cerca di strutturare uno stimolo esterno ambiguo. Senza rendersene conto, il soggetto attribuisce allo stimolo i propri timori, bisogni, conflitti.

Un audiovisivo dovrebbe avere anche un livello di ambiguità tale da consentire allo spettatore di “proiettare” aspetti di sé.

La proiezione sollecita fortemente la sfera emotiva.

3) Emozioni, immedesimazione, empatia
Esistono alcune emozioni di base, chiamate così perché sono universalmente riconoscibili e presumibilmente innate (Paul Ekman: Rabbia, Disgusto, Tristezza, Gioia, Paura, Sorpresa); altre emozioni sono invece più complesse (Divertimento, Disprezzo, Imbarazzo, Eccitazione, Colpa, Orgoglio, Sollievo, Soddisfazione, Piacere sensoriale, Vergogna).

Una comunicazione autentica dovrebbe toccare delicatamente le emozioni più complesse per non essere banale. Dovrebbe essere in grado di favorire immedesimazione (intima partecipazione ai sentimenti, alla visione del mondo di un’altra persona che porta quasi a identificarsi con essa) ed empatia (capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona).
L’empatia permette una migliore comprensione del messaggio (comprensione emotiva!).

Un audiovisivo dovrebbe toccare (delicatamente) emozioni complesse e permettere allo spettatore di immedesimarsi e provare empatia.

In genere, la ripetitività smussa l’impatto emotivo, mentre la novità lo amplifica. Il giudice dovrà valutare se l’audiovisivo tocca corde emotive semplici (un’unica emozione) o complesse (più emozioni), se raggiunge o meno il risultato voluto e se utilizza emozioni più o meno comuni.
Ragionare sulle emozioni sposta l’attenzione dalle emozioni alle cognizioni.

4) Emozioni — versus — cognizioni
(per un’azione adeguata)
Molti autori che si sono occupati di temi attinenti l’essere umano hanno messo in luce tre dimensioni del vivere individuale e sociale:
– la dimensione affettiva-emotiva (feeling),
– la dimensione esplorativa-cognitiva (thinking),
– la dimensione volitiva-attuativa (willing).
Le emozioni (la curiosità, l’interesse in senso lato, la motivazione interiore) spingono una persona alle cognizioni (all’esplorazione e all’approfondimento di un tema, di un quesito, di un fatto…). Questa spinta alla cognizione conduce all’appropriarsi di informazioni e conoscenze che costituiscono poi, in molti casi, la molla che porta all’azione; i dati cognitivi, eliminando dubbi ed esitazioni, rendono la persona sicura e desiderosa di agire.
Equilibrio psichico significa modulare le espressioni dell’affettività/emotività attraverso le possibilità cognitive, al fine di agire in modo adeguato e consonante con la realtà.

Un audiovisivo dovrebbe permettere allo spettatore di mantenere un equilibrio tra la sfera emotivo-affettiva e quella logico-razionale.

L’autore dovrebbe riuscire a comunicare le proprie emozioni in modo equilibrato, senza renderle mute, ma anche senza renderle travolgenti. Chi valuta un audiovisivo dovrebbe poter comprendere le emozioni che l’autore voleva comunicare, sentire se esse risuonano in qualche modo dentro di lui, se sono dissonanti o consonanti con il messaggio che l’autore voleva comunicare e se sono state trasmesse attraverso passaggi adeguati.

In sintesi:
1) Il messaggio dell’autore si coglie facilmente, è chiaro e incisivo?
Un audiovisivo dovrebbe presentare una comunicazione chiara, efficace, incisiva, congruente rispetto ai diversi canali comunicativi.
2) L’audiovisivo presenta un messaggio univoco, che si impone? O, al contrario, prevede elementi di ambiguità, che permettono uno spazio proiettivo?
Un audiovisivo dovrebbe avere anche un livello di ambiguità, tale da consentire allo spettatore di “proiettare” aspetti di sé.
3) Le corde emotive che vengono toccate sono corde molto comuni? Si riferiscono ad emozioni semplici o complesse?
Un audiovisivo dovrebbe toccare (delicatamente) emozioni complesse e permettere allo spettatore di immedesimarsi e provare empatia.
4) C’è un equilibrio tra emozioni e pensiero? Oppure un aspetto invade e soffoca l’altro?
Un audiovisivo dovrebbe permettere allo spettatore di mantenere un equilibrio tra la sfera emotivo-affettiva e quella logico-razionale.


dal “CORSO DI VALUTAZIONE AUDIOVISIVI FOTOGRAFICI”
I LIVELLO – PROGETTO EIKON (2013)