Mauro Vallinotto

1969 e dintorni

1969 : mentre si spengono poco a poco i riflettori sulla memoria dei grandi avvenimenti mondiali che sono accaduti in quell’anno – il primo uomo sulla luna, il grande concerto di Woodstock, i carri armati sovietici a Praga – noi li accendiamo sulla Torino, industriale, grigia e fredda, da cui prese il via la stagione di lotte, studentesca e sindacale, che sarebbe passata alla storia come Autunno caldo.

“Cominciò tutto in una giornata di luglio del 1969 in corso Traiano, un vialone che dal Po arriva davanti all’ingresso della Mirafiori. Furono scontri duri tra polizia, operai, manifestanti di estrazione ancora incerta, gruppi di studenti. E fu l’antefatto che fece da prologo a quanto accadrà poi tra settembre e dicembre.”

Mauro Vallinotto aveva 23 anni e, con l’incoscienza della giovinezza, non esitò a buttarsi nella mischia, consapevole di dover testimoniare eventi straordinari che avrebbero cambiato radicalmente la città e poi tutta l’Italia. Con la sensibilità che contraddistingue la grande fotografia di reportage, Vallinotto ha raccontato la vita: i palazzoni anonimi delle sconfinate periferie, gli immigrati, la vita dura nella grande fabbrica, i “matti” negli ospedali psichiatrici di Torino e Collegno, i cortei studenteschi e i grandi scioperi di quella che ancora si chiamava classe operaia.

Nelle sue immagini la cronaca si fa racconto di una stagione in cui un mondo è finito e ne è iniziato un altro.

Mauro Vallinotto è oggi, con il figlio Lorenzo, consulente per l’immagine dell’agenzia ANSA. Nato a Torino nel 1946, nel 1968 inizia a fotografare l’emarginazione sociale e le lotte operaie della sua città. All’inizio degli anni Settanta entra nella redazione milanese de l’Espresso, collaborando come corrispondente dal sud Europa con Time Fortune. Nel 1980 è al settimanale Panorama, dove dirige il servizio fotografico, quindi passa a il venerdì di Repubblica dove lavora come inviato per undici anni. Nel 2000 lascia la macchina fotografica per diventare photoeditor del settimanale Specchio, e quindi, dal 2006 alla metà del 2010, del quotidiano La Stampa a Torino. Nel corso del suo lavoro intorno al mondo ha ritratto personaggi della cultura, della politica, dello spettacolo, pubblicando oltre centocinquanta copertine e diversi libri, dall’architettura industriale alla storia dell’emigrazione italiana. Le sue fotografie sono state esposte in Italia e all’estero in numerose mostre collettive e personali. Come photoeditor ha seguito una serie di progetti editoriali, dal nuovo stadio e museo della Juventus a Torino, a libri e mostre per l’ANSA in Italia e all’estero. I suoi primi anni di lavoro sono ora raccolti nel volume Torino ’69, con testi di Ettore Boffano e Salvatore Tropea per l’editore Laterza.