…tu chiamala, se vuoi, fototerapia

…tu chiamala, se vuoi, fototerapia

Ecco altri due esempi concettuali di rappresentazione, in questo caso del senso di perdita, di assenza di una persona cara, che affrontiamo con due Autori che conosciamo molto bene, Moira Ricci e Settimio Bendusi.

Nella serie “20.12.53  10.08.04”, concepita e realizzata dalla Ricci dopo la morte improvvisa della madre, la giovane autrice toscana ha inserito digitalmente se stessa in numerose immagini che ritraevano sua madre, armonizzandosi nel contesto referenziale non solo indossando abiti e acconciature dell’epoca della foto, ma soprattutto collocandosi nello spazio attraverso gesti e pose. Il rimpianto per quel rapporto perduto, tema di questo lavoro, viene affidato nelle immagini allo sguardo dell’Autrice.

In maniera opposta alla Ricci, in “Es-senza” Settimio Bendusi esprime quest’assenza con una cancellazione, una rimozione digitale, che non corrisponde affatto ad una volontà di rimuovere la figura paterna, ma si pone come artificio linguistico per raccontare lo spaesamento provocato dalla sua assenza. “Un’operazione tanto dolorosa quanto catartica”, la definisce l’Autore, che per questo lavoro ha immaginato un percorso di visualizzazione nel quale il racconto si fa sempre più preciso, più netto, con quel bambino che senza il suo papà non si ritrova semplicemente solo, ma sospeso, senza un bilanciamento, senza un punto di riferimento.

“Questo mio lavoro non vuole essere semplicemente un racconto mio personale, intimo, ma, soprattutto, diventare una metafora della nostra (di tutti!) condizione umana: in fondo siamo tutti come questo bambino, con il suo bel vestito della domenica, sereno e tranquillo. Siamo tutti così, in fondo, felici e contenti, nonostante la precisa consapevolezza di ciò che ci è successo e ci succederà. Siamo proprio come quel bambino, ingiustificatamente felici. Ma felici!”

Attilio Lauria

Tutte le foto © Moira Ricci, © Settimio Benedusi

Una Risposta a “…tu chiamala, se vuoi, fototerapia”

  1. Due lavori diversi, ma entrambi struggenti. Nel primo Moira Ricci esprime la sua lacerante nostalgia ,cercando un modo per essere ancora presente nella vita della madre, nel secondo Settimio Benedusi esprime il suo disagio per la mancanza di un appoggio sicuro , quale era la figura del padre.
    Il tema dell’ assenza all’interno di un nucleo famigliare può essere fonte di grande ispirazione.

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