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Post n° 29 – La post-produzione (1° parte)

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Post n° 29 – La post-produzione (1° parte)

Giampaolo Tirapani, Recanati (MC), Scuola per rieducazione fisiologomotoria “Villaggio delle ginestre”

La post-produzione.
(prima parte)

Con la tecnologia digitale le problematiche poste dalla post-produzione sono diventate, onore e onere, del fotoamatore; mentre in passato con l’analogico, a parte chi operava in bianco e nero, normalmente questa fase decisiva restava ai laboratori fotografici.

Trattare direttamente la post-produzione offre la possibilità di realizzare con la massima libertà creativa l’immagine desiderata, ma ciò implica lo sviluppo di quelle capacità creative e tecniche già  ben conosciute a chi sviluppa e stampa il proprio bianco e nero o il colore. Ma, a parte gli strumenti tecnici, quali sono i concetti legati al linguaggio fotografico che sono posti in gioco in questa fase?

Se prendiamo una fotografia che riteniamo bellissima, noteremo che la ragione della sua forza è dovuta al fatto che in essa la denotazione e la connotazione formulano lo stesso significato, cioè: esiste una coerenza di senso tra il significato giustificato dalla denotazione e il significato perseguito con la connotazione.

Mentre la denotazione è facilmente visibile in quanto è la cosa fotografata, la connotazione ha una presenza più sottile( luminosità, contrasto, tonalità, saturazione, ecc…) perché la sua funzione è simile, scusate l’esempio, al condimento che dà sapore ad una pietanza: può essere più o meno salato, dolce, amaro, ecc… .

La connotazione data nella post-produzione ha un ruolo decisivo nel dettagliare i contenuti del significato con la completa definizione del significante, di cui l’icona fa parte, già largamente determinato dalle scelte fatte allo scatto.

Pertanto come in una pietanza il condimento non potrà far diventare carne del pesce, anche in fotografia la connotazione data in post-produzione, fino a prova contraria, difficilmente potrà stravolgere il senso già presente nell’immagine iniziale definito allo scatto.

Il ruolo della post-produzione deve essere quello di interpretare l’immagine iniziale. Un fare questo, simile a quello affidato alla recitazione, la quale può cambiare il senso di una frase con le diverse sfumature date nel pronunciarla. Ma cosa lega le scelte di senso date allo scatto a quelle poi impresse nella post-produzione?

Allo scatto di una foto abbiamo l’intenzione di rappresentare il sentimento provato in quel attimo. Nella post-produzione occorre  scegliere, tra le mille possibili interpretazioni, quella che ci fa riprovare quel sentimento iniziale.

In tal modo senza sforzo otterremo un significato forte, perché fondato sulla coerenza di senso, perché di sentimento, tra la denotazione dello scatto e la connotazione della post-produzione.

Silvano Bicocchi

  1. Trovo la sua riflessione molto profonda, e la metafora culinaria illuminante.
    Troppo spesso incontro del pregiudizio quando si parla di post produzione. Pochi hanno capito che l’uso di software e hardware non sono altro che la camera oscura digitale. L’uso del software viene visto come qualcosa che intacca qualcosa di “genuino” e puro, ossia lo scatto iniziale.
    Io penso che fare foto significhi entrare in un processo fatto di più passaggi: quello dello scatto è solo quello iniziale, seppur importantissimo. Ma con la postproduzione si può dare l’anima, la nostra, a quello scatto, che tutto sommato, tutti potevano fare in quel momento, in quello stesso luogo… È il nostro stile che esce dalla postproduzione, è quello che vogliamo dice, come lo vogliamo dire.

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