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Testimonianze di Passione Italia – Pippo Pappalardo di Catania

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Testimonianze di Passione Italia – Pippo Pappalardo di Catania

Omaggio a Garibaldi del M° Di Mauro – foto di Giuseppe Fichera

Che i Siciliani siano uomini di passione è risaputo. Che questa passionalità sia visibile o percepibile, occorre verificarlo circostanza per circostanza.

Nell’isola, l’avventura di “Passione Italia” è iniziata con anticipo, nella ricorrenza (2010) dei 150 anni dello sbarco dei Mille e con anticipo, abbiamo visto maturare i sentimenti, le emozioni e la passione intorno agli avvenimenti successivi. S’è così decantato il ricordo e, nel crogiolo dei moderni sensori, s’è depositata la memoria ovvero rimembrare l’evento non perché a Calatafimi si è detto “qui si fa l’Italia o si muore” ma perché, da sempre, abbiamo studiato la storia della nostra nazione per capire quel “nostra”.

Le fotografie raccontano, allora, la Sicilia attraversata dalle dominazioni che l’hanno resa affascinante. Raccontano un popolo che per secoli ha mantenuto intatto il suo desiderio di sentirsi nazione e che non a quella siciliana ha rivolto il suo sacrificio ma a quella italiana, da sempre parlando “l’italiano”, la lingua che qui è nata. Raccontano di colori che sono nella natura del nostro sentire e intercettano storie che contengono le radici del nostro risorgimento e che costringono la passione a farsi rappresentazione incontrando il documento nel giorno convenuto come in un patto tra amici.

Un vecchio pittore di carretti, intanto, ci dice che quando lui nacque erano ancora vivi quegli uomini che nell’Unità italiana avevano creduto; e sulle sponde di quei carretti – un marchio d’identità siciliana – i suoi “pupi” cedono il posto alle donne dei Vespri; queste, a loro volta, ai “picciotti” di Garibaldi; più avanti ci sarà posto anche per Giovanni, Paolo, Peppino e per tutti i siciliani che si sono sacrificati in nome del (loro) popolo italiano.

Così, il vecchio pittore rifiuta l’imperfetto del “Noi credevamo” e continua a dipingere chi ha creduto e chi crede ancora, “gli uomini liberi e forti” che non hanno paura e non trasmettono paura.  Il 17 marzo, italianamente, ci ha  invitati a guardarlo.

Pippo Pappalardo

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