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Post n° 45 – Il dramma della comunicazione

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Post n° 45 – Il dramma della comunicazione

Domenico Carbone, Marche una giornata particolare (2008)

Il dramma della comunicazione

Quando vogliamo farci capire da uno straniero, non conoscendo la sua lingua, ricorriamo all’espressività del nostro sguardo e della nostra bocca, che sono i segni naturali per comunicare il tono col quale ci rivolgiamo a lui, e poi incominciamo a mimare con i nostri gesti i contenuti delle parole che non abbiamo… Ecco il dramma della comunicazione!

Per comunicare tra noi occorre avere uno stesso linguaggio. Quando non sono condivisi linguaggi artificiali (come le lingue) si ricorre al linguaggio naturale del corpo. La fotografia è un linguaggio, il quale si esercita con il gesto dell’indice che punta su un soggetto ( e ci dice: guarda quello), e con l’espressione dell’idea di come il fotografo vuole rappresentare il soggetto ( che ci dice: in questo modo!); pertanto ogni fotografia ci dice: guarda quello, in questo modo!

Nel capire perché il fotografo ha indicato una determinata cosa, mostrandocela in un certo modo, noi comprenderemo il significato del suo messaggio. Alla base di ogni linguaggio c’è l’uso dei sensi.

Il linguaggio fotografico consente di comunicare attraverso il solo senso della vista, a differenza della parola che può essere percepita con la vista e l’udito.

In generale il processo di comunicazione di un messaggio inizia con l’emissione di un segno da parte dell’autore, e materialmente si compie con la  percezione della parte sensibile del segno da parte del lettore.

Il segno fotografico (guarda quello, in questo modo!) è formato da due elementi: il significante che è l’immagine, cioè la sua parte visibile, e il significato che lo si comprende attraverso l’elaborazione mentale, da parte del lettore, la quale (onde evitare una lettura superficiale o fasulla) pone il significante in relazione ad altre necessarie informazioni.

Il linguaggio fotografico consente di rendere comune l’immaterialità di una conoscenza. I famosi detti: “Una fotografia dice più di mille parole”, oppure  “La fotografia è una lingua universale ”, ci rimandano al valore informativo della fotografia, il quale però si fonda sulla condivisione di conoscenze concettuali e umane: leggeremo un determinato sentimento in una fotografia solo se lo avremo già vissuto.

Silvano Bicocchi

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