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EFFEUNOFEST 2021 – Mostre di Luciana Trappolino e Marco Nicolini – effeunopuntouno BFI – Moie

Il fotoclub effeunopuntouno BFI, nell’ambito del festival EFFEUNOFEST, ha il piacere di invitare tutti a partecipare all’inaugurazione delle mostre di:

Luciana Trappolino e Marco Nicolini

Sabato 4 settembre dalle ore 17 presso la chiesa di San Michele a Serra de’ Conti, i due autori inaugureranno le personali dai titoli “Sguardi dal sud del mondo” e “Spazi sensibili due”.

La mostra sarà visitabile fino al giorno 19 settembre con orario 17-21 tutti i giorni.

L’ingresso è gratuito.

Non mancate.

LUCIANA TRAPPOLI – “Sguardi dal sud del mondo”


Il progetto parte dalla considerazione che la Fotografia può essere utilizzata come strumento di conoscenza di altri popoli con lo scopo di promuoverne la bellezza e il rispetto, nell’intento di favorirne l’interculturalità.
La fotografia è uno strumento utilissimo per raccontare gli altri mondi, quelli a noi sconosciuti e lontani; per diffondere i loro usi, costumi e tradizioni; per mostrare la loro bellezza, la loro forza, la loro dignità, nonostante le mille difficoltà che ogni giorno devono affrontare, tra sopraffazioni, guerre e carestie; la fotografia consente di tramandare e di ricordare; permette di non ignorare che esistono persone, si, diverse da noi, per cultura, tradizioni, lingua e storia, ma uguali a noi, per sentimenti, e sensibilità; diffonde la conoscenza, al di là delle diffidenze e delle paure, favorendo il rispetto reciproco.
E accrescere la conoscenza degli altri popoli, totalmente diversi da noi per usanze e cultura, è determinante in quanto può aiutare a rimuovere le ostilità e a superare i pregiudizi verso di essi, consentendo di abbattere quelle barriere che ostacolano l’integrazione e il vivere civile, rendendo sempre meno possibile l’intento di chi vuole creare, proprio attraverso la diffusione della paura, le divisioni e i conflitti, una giustificazione alle proprie azioni terroristiche.
La fotografia gioca un ruolo importante in tutto ciò: è di facile ed immediata percezione, più che un testo scritto, e si propone con una grande forza di obiettività: ti mostra le cose per ciò che sono realmente. Certamente il punto di vista è sempre quello del fotografo.
L’occhio del fotografo è determinante nella scelta del messaggio che intende diffondere.
In un mondo sempre più globalizzato e dove i flussi migratori dai paesi più poveri a quelli più ricchi è all’ordine del giorno e dettato da necessità sempre più impellenti, non serve creare barriere ad un fenomeno che fa parte della stessa storia umana: è inevitabile.
La storia ci insegna che si può crescere, migliorare, non con le divisioni, ma con l’Integrazione, culturale e sociale.
Integrazione presuppone conoscenza e rispetto dell’altro.
Diceva Tahar Ben Jelloun, poeta, saggista e filosofo arabo:
“Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il terrorismo”.
Ciò vuol dire che la conoscenza e il rispetto dell’altro può diventare uno strumento di difesa di tutti noi dal terrorismo e dal razzismo.
« Non incontrerai mai due volti assolutamente identici.
Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto.
È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per sé stessi. »
(Tahar Ben Jelloun, poeta, saggista e filosofo arabo, nato a Fès in Marocco)
Proprio per questo motivo, ciò che più mi affascina nella fotografia è il luogo da cui scaturiscono tutte le emozioni e dove regna la bellezza: il volto umano.
Cosa c’è di più vero delle emozioni che trapelano da un volto umano? Che sia sofferente o esprima gioia, è uno spazio dove regna solo ed esclusivamente la bellezza di chi lo mostra e lo vive.
Persone che hanno sulla pelle e nei tratti un dolore così profondo che, nonostante l’età, trasforma il loro volto in una maschera malinconica e dura.
Persone che, nonostante il duro lavoro, le molteplici avversità, la povertà, le guerre. affrontano la vita con tale forza e dignità, da dare a noi insegnamento.
Cosa sia la bellezza traspare dai loro sguardi e dai loro gesti;
traspare dall’intento del fotografo che è quello di decidere di soffermarsi sull’anima del mondo senza volerla giudicare, né volersi sottrarre, ma semplicemente respirarla con gli occhi dell’anima, in una perfetta relazione empatica.
I grandi fotografi sostengono che in un ritratto scopri anche lo sguardo di chi li riprende: lo sguardo del fotografo.
Ci si guarda negli occhi e l’uno di fronte all’altro si mette a nudo la propria anima, in una sorta di empatia che anche solo per un istante fa incontrare due diverse vite, senza porre tra loro né filtri né pregiudizi.
Il fascino che scaturisce da un ritratto sta proprio nella sua assoluta semplicità di descrivere questo incontro tra anime e questa emozione. Nei ritratti è come voler respirare per un momento la vita di queste persone, concedendosi il privilegio di esserne stata anche solo per poco la protagonista, la compagna di viaggio e di aver sfiorato la loro fatica di vivere, la loro dignità, la loro forza, la loro bellezza, di esseri umani.
I VOLTI
I volti sono l’interiorità nascosta,
i sensi,
la maschera del non detto,
i volti sono francobolli vidimati dal tempo,
uno scandalo che denuda i pensieri e le intenzioni.
I volti sono i ricordi che deridono il loro passato.
I volti sono una pozione chimica in cui circolano le domande. I volti sono lingue senza alfabeto.
I volti sono lettere che restano sempre chiuse.
(Amal Al-Juburi, poetessa e scrittrice irachena)

MARCO NICOLINI – “Spazi sensibili due”


Questo progetto fotografico fa seguito al precedente “Spazi sensibili”  portato a termine nel 2013 con testi di Mimmo Coletti ed edito, come questo, da Futura. Fu un progetto espositivo ed editoriale a quattro mani, da una parte il fotografo che  racconta la sua storia con l’intento di sottolineare quegli Spazi ove l’arte prende forma e forza da chi l’osserva, da chi la critica, da chi la restaura da chi, pur passandoci davanti, la ignora. E dall’altra lo scrittore che traccia un romanzo appassionante ed erudito sui luoghi come contenitori d’arte, da me rappresentati con lo stile dello street photographer.
Ora, con questo progetto, il mio occhio, sempre con lo stesso stile con contaminazioni tra il ritrattista e il paesaggista, si sposta su  tutti coloro che possono godere da casa o da un “particolare” luogo di lavoro o di studio viste esclusive su monumenti, chiese o “quadri” importanti della città di Perugia, teatro naturale di una cultura onnipresente.
E proprio su questo teatro ancora dunque il romanzo di Mimmo Coletti che racconta i luoghi e accompagna il lettore in questo particolare ed intimo viaggio nella storia.
Il reportage fotografico ha come risultato un “dittico”: uno scatto in interni con la presenza della persona o delle persone nella loro quotidianità, il secondo scatto dalla finestra che fa da cornice alla veduta. Nella composizione la cornice come mezzo per solennizzare, nella tecnica fotografica l’uso del grandangolo per sottolineare gli spazi.
C’è partecipazione tra il quotidiano e l’arte ancora una volta, una partecipazione sicuramente continua e durevole. La persona al centro in una relazione diretta con le bellezze della sua città.
Un connubio imperdibile quello tra “uomo ed arte”.
E’ una Perugia rappresentata non come paesaggio “figurina-cartolina”, ma come paesaggio “vissuto”, luogo come compagno di vita quotidiana, nel tempo libero e nel lavoro. E’ La nostra Città che si mostra al nostro fianco. Abitazioni, luoghi speciali che pulsano con presenze umane con finestre e terrazze che incorniciano il mondo. Il nostro mondo. Come una grande famiglia, c’è chi si diletta con la musica, chi suona, chi legge, chi cucina, chi dipinge, chi lavora, chi studia, chi gioca a carte con il nipotino, chi segue il suo hobby preferito, in momenti diversi della giornata, in spazi ove si coglie talvolta una spiccata spiritualità, tutti amabilmente a contatto con una città premurosa che vuol essere orgogliosa del suo passato e della sua storia rinnovati nella vita di ogni giorno.
Marco Nicolini – Spazi sensibili due