“Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa” – Mostra fotografica – CRUA Scattoflessibile – Ancona set13

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“Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa” – Mostra fotografica – CRUA Scattoflessibile – Ancona

 

 

 

 

Il CRUA – Scattoflessibile di ANCONA è lieto di invitare tutti a partecipare alla mostra collettiva che si terrà dal 28 settembre al 7 ottobre.

Il 28 settembre le foto verranno esposte all’interno della manifestazione “SHARPER”, la Notte Europea dei Ricercatori, e saranno visibili in corso Garibaldi ad Ancona già dal pomeriggio.

Dal 29 settembre fino al 7 ottobre la mostra si sposterà a Palazzo Camerata in Via Fanti, 9 sempre ad ANCONA dalle ore 18 alle ore 20.

Non mancate!

Di seguito alcune informazi0ni in merito agli autori ed al progetto.

 

 

Gli autori:

Idea e progetto fotografico Gianni Plescia

 

Fotografi:

Aldo Moglie

Andrea Pierantoni

Edoardo Pisani

Elisabetta Aquilanti

Giovanni De Matteis

Gianni Piangerelli

Giovanni Figuretti

Lara Grassi

Massimo Tamberi

Roberto Bomtempi

Tiziana Torcoletti

Ugo Marinelli

 

Un ringraziamento al Teatro del Sorriso per l’utilizzo degli arredi

 

 

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La storia del circolo

Il Crua-Scattoflessibile nasce di fatto nel 2008 grazie all’iniziativa di Gianni Plescia che organizza un corso di fotografia all’interno del Crua, il Circolo Ricreativo Universitario di Ancona. Il Crua, uno dei tanto circoli di dipendenti universitari, è nato nel 1983, inizialmente riservato ai soli dipendenti dell’Ateneo ma successivamente aperto a qualunque cittadino. Il circolo svolge attività di carattere culturale, sportivo e ricreativo promuovendo attività fra i propri soci. Nel 2008 grazie all’organizzazione del primo corso di fotografia, nacque così la sezione fotografica Scattoflessibile riconosciuta l’anno successivo dal direttivo del circolo stesso dando così vita alle attività tipiche di un circolo fotografico: corsi, uscite fotografiche, mostre, convegni di fotografia. Gli incontri settimanali tenuti dalla sezione fotografica costituiscono poi il momento principale dedicato ad un confronto inteso alla crescita individuale di ogni partecipante sia dal punto di vista puramente tecnico che di costruzione e composizione dell’immagine.

Alla attività della sezione fotografica Scattoflessibile di fatto possono partecipare tutti i soci del Crua (attualmente intorno ai 600 circa) anche se in questi anni la partecipazione attiva si è attestata su circa 40-50 unità. L’organizzazione amministrativa e societaria è naturalmente quella del Crua con un Presidente ed un consiglio direttivo all’interno del quale è presente un rappresentante della sezione fotografica. Al proprio interno la sezione stessa si è dotata di un gruppo di coordinamento che si occupa della gestione di tutte le attività del gruppo.

 

Inizio progetto Hopper

L’inizio di questa avventura è stata una visita casuale ad una mostra delle opere di Edward Hopper, pittore americano del ’900. Da quelle opere si intuiva una prerogativa di quel pittore fino a quel momento sconosciuto: la sua tendenza a giocare con la luce e con le ombre. In certe opere sembrava proprio di vedere l’immagine scattata da un apparecchio fotografico. L’idea da quel primo incontro con Hopper fu quella di tentare di proporre  un lavoro di ricerca fotografica che ripercorresse l’ispirazione Hopperiana.

 

Ricerca

Partimmo subito con un lavoro di ricerca e studio sull’artista che ci ha fatto ben presto scoprire quanto i dipinti di Hopper abbiano sempre richiamato un vasto pubblico e stimolato l’immaginazione in maniera profonda e vibrante. La sua opera, oltre ad aver influenzato numerosi altri pittori, ha stimolato sia registi cinematografici (Alfred Hitchcock, David Lynch, Paul Thomas Anderson) ma anche fotografi e narratori. Edward Hopper dipinge la luce come se si trattasse di una vera e propria forma di annunciazione, nella quale l’aria è piena di purezza coinvolgendo l’osservatore in una visione nella quale sfugge la sorgente stessa. La luce di Hopper infatti non invade l’atmosfera come accade spesso nell’impressionismo, ma è come se un raggio diretto e ampio aderisse completamente alle pareti, agli oggetti ed alle persone. Giocando con la luce secondo questa modalità Hopper trasmette quella atmosfera di solitudine che spesso trasuda dai suoi soggetti sacralizzando momenti della vita quotidiana. Proprio per questa sua abilità straordinaria nel rappresentare la luce in ogni suo quadro, l’opera di questo artista si sarebbe prestata mirabilmente ad essere ripercorsa utilizzando la fotografia, divenuta ormai anche questa una forma d’arte, che letteralmente significa appunto “disegnare con la luce”.

Questi primi risultati della ricerca furono portati a conoscenza del gruppo fotografico che subito prese coscienza della possibilità, da parte di ogni partecipante al gruppo stesso, di poter dare il proprio contributo nell’interpretare il lavoro di Hopper attraverso scatti fotografici. La sfida era stata lanciata: non riprodurre con la tecnica fotografica la singola opera di Edward Hopper, quanto piuttosto giocare con la luce e le ombre come l’artista nel tentativo di ricreare le atmosfere dei suoi dipinti.

 

Preparazione

Chiarito l’obiettivo si trattava di iniziare l’attività pratica tenendo conto che un circolo fotografico come il nostro, è un’entità eterogenea e quindi la difficoltà maggiore sarebbe stata quella di creare situazioni simili a quelle raccontate da Hopper ma che potessero sollecitare la creatività di persone diverse abituate a operare fotograficamente in contesti molto diversi. L’idea di creare un set poteva essere da una parte una realizzazione complicata per gli spazi limitati che il circolo aveva a disposizione, ma allo stesso tempo un momento di confronto e di aggregazione per facilitare successivamente un lavoro omogeneo.

Prendendo spunto da alcune opere di Hopper è stato progettato un set che rappresentasse una stanza con una finestra ed una porta all’interno della quale dislocare di volta in volta del mobilio a seconda dello scatto (un tavolo, una sedia, una poltrona, una scrivania, un letto, etc.etc). Come avevamo previsto la semplice realizzazione del set stimolava già di per sé i vari componenti del gruppo di lavoro a immaginare uno o più scatti da realizzare.

Un altro aspetto fondamentale per il progetto sarebbe stata la gestione delle luci per riprodurre i giochi di ombre sempre presenti nei quadri dell’artista, per cui è stato necessario un minimo di lavoro teorico per consentire a tutti di avere un minimo di padronanza nella gestione di flash e degli spot disponibili.

Ultimo lavoro preparatorio prima di iniziare gli scatti la ricerca di modelle e modelli con vestiti e costumi adeguati per gli scatti. Nell’ambito di questa ricerca di persone adatte a svolgere il ruolo di modelli si è presentata l’opportunità di una sessione di scatti all’interno del teatro “Vittorio Alfieri” di Montemarciano (AN). Opportunità che è stata sfruttata in quanto le opportunità sceniche presenti all’interno del teatro si prestavano bene a ricreare le atmosfere tipiche delle opere di Hopper. Si è pensato quindi di sfruttare questa opportunità per effettuare scatti sia sul palcoscenico che in platea.

Terminata quindi questa attività preparatoria non rimaneva che dare inizio alla parte realizzativa partendo prima di tutto dagli scatti da effettuare. Un’attività che è iniziata con la scelta da parte di ogni partecipante al progetto dell’opera dell’artista da prendere come riferimento per riprodurre giochi di luci e atmosfere.

 

Presentazione lavoro

Il progetto si concretizzerà nella presentazione degli scatti effettuati in una mostra che si terrà ad Ancona. La mostra sarà quindi il risultato di un lavoro di ricerca che avrà impegnato il gruppo prima nello studio delle opere di Edward Hopper per poi avere ricadute in ambito fotografico. Infatti non si tratterà solo di effettuare degli scatti che riproducano i quadri dell’artista, ma anche e soprattutto di un lavoro di ricerca sull’utilizzo delle luci e delle tecniche di ripresa fotografica per dare vita ad immagini che consentono all’osservatore di calarsi nelle atmosfere di stile Hopperiano. A tale proposito saranno utilizzate anche tecniche di post-produzione avanzate proprio per avvicinare lo scatto fotografico alla tecnica pittorica di Hopper nell’intento di mettere l’osservatore su una linea di confine fra fotografia e pittura: “Sto osservando uno scatto fotografico o un quadro ?”. Un lavoro comunque guidato sempre dall’obiettivo non di “copiare” l’opera quanto piuttosto di “riprodurre” l’atmosfera.

Proprio per questa peculiarità del lavoro che avvicina l’attività più ad una ricerca che ad una semplice proposta di scatti a tema, il gruppo Crua-Scattoflessibile ha chiesto ed ottenuto il patrocinio dell’Università Politecnica delle Marche per la presentazione del lavoro all’interno della manifestazione annuale denominata “Sharper – La Notte della Ricerca Europea 2018”.  La manifestazione si terrà nel pomeriggio e sera di venerdì 28 settembre nel centro della città di Ancona. All’interno della manifestazione sarà presente, insieme ai vari stands di Univpm, anche uno stand del Crua-Scattoflessibile con esposte le opere fotografiche. Successivamente, conclusa la manifestazione, le opere stesse saranno esposte per una settimana intera all’interno di Palazzo Camerata, gentilmente concesso dal Comune di Ancona, per consentire la visione alla cittadinanza. Il palazzo sembra essere la sede opportuna con le sue sale di mattoni per gustare a pieno le atmosfere create attraverso gli scatti fotografici.

 

Testo Edoardo Pisani