Palestina, un carcere a cielo aperto feb17

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Palestina, un carcere a cielo aperto

Palestina, un carcere a cielo aperto

Di Anna Svelto
 
Le foto raccontano la vita quotidiana dei palestinesi, una vita molto problematica ma vissuta anche con coraggio, sorrisi e tenacia. 
E la loro fantastica operosità vissuta con attività artigianali che stanno scomparendo altrove ma che i palestinesi stanno giudiziosamente difendendo e conservando come patrimonio identitario del loro popolo.
La Palestina è un carcere a cielo aperto e tutto quello che sappiamo è veramente poco. Un conto è sapere, un altro è vedere con i propri occhi quello che è la negazione dei diritti civili elementari di un popolo. 
In Palestina mi hanno fatto promettere che non avrei lasciato nel silenzio la mia testimonianza della loro tragedia e questo mi ha determinato a volere questa  mostra. 
La serie di fotografie scelte testimoniano gli incontri con coloro, palestinesi ed italiani religiosi e non, che aiutano il popolo palestinese ad affrontare le gravi difficoltà del vivere nei territori occupati dagli israeliani ed anche, la paura degli israeliani, vittime della stessa loro politica aggressiva di insediamenti, di demolizioni, di arresti, di espulsioni. 
E su tutto, il muro della prigione: perché elevare muri di separazione sicuramente esclude l’altro ma fatalmente esclude se stessi, non fa entrare ma nemmeno uscire. 
Dove c’è un muro c’è il fallimento del dialogo e della politica come ci insegna la storia.
Ed i muri prima o poi cadono.
Le foto esposte sono state realizzate nel 2013 e 2014 nei Territori Occupati e a Gerusalemme. 
Attraverso questi 50 scatti in b/n desidero contribuire a far conoscere la realtà politico-sociale della Palestina e le difficili condizioni di vita dei suoi abitanti.
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svelto