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Mostra fotografica “Venezia solitaria” di Alfredo Ingino

Sarà inaugurata venerdì 6 febbraio 2015 alle ore 18 presso la Sala Grigia del Palazzetto dell’Arte di Foggia la mostra fotografica “Venezia solitaria” di Alfredo Ingino.

Interverranno nell’occasione il Presidente del Foto Cine Club di Foggia, Nicola Loviento e l’artista.

La mostra ha come partner istituzionale il Comune di Foggia e rimarrà aperta dal 7 al 13 febbraio 2015 presso la Sala Grigia del Palazzetto dell’Arte in via Galliani a Foggia, dal martedì al sabato orario: 9/13 – 17/20.

Il concept dell’esposizione esplora le dinamiche della luce e gli umori di una Venezia inedita, vista con gli occhi di Ingino lungo il corso di una intera giornata dall’alba al tramonto e oltre. Nulla sfugge all’obiettivo della sua Pentax K5II e restano catturati nel tempo sospeso dello scatto digitale, le famose calli scevre da decorativismo ma pregne della magia della laguna, i riverberi di luce dei canali dalle acque dense  e ferme e le geometrie di Palazzo Ducale con i suoi porticati scolpiti dai chiasmi chiaroscurali, senza tralasciare né le “archetipiche” maschere del celeberrimo Carnevale né i piccioni che fanno di piazza San Marco una magnifica voliera a cielo aperto. Persino i Tetrarchi sembrano mettersi in posa per regalare ad Ingino il loro miglior scorcio, mentre i turisti si prestano ignari a diventare discreti protagonisti dei silenti paesaggi di una Venezia misteriosa e solitaria, nella quale si “odono”, grazie allo studio sapiente dei frame impressionati dal fotografo, il grido dei gabbiani e le gondole solcare, lievi, i flutti della Laguna.

Il sobrio allestimento e le architetture austere del Palazzetto dell’Arte di Foggia, fanno da cassa di risonanza delle architetture dal gotico fiammeggiante che incendiano una Venezia bella e alchemica. Due scatti valgono tutta la mostra: il Ponte dei Sospiri visto dalla calle, opera che ha una intensità tale nello studio del segno che l’apparenta, in un talento imbarazzante, alle incisioni all’acquaforte dei grandi vedutisti del Settecento da Canaletto a Carlevarijs e l’elegantissimo bar Florian nel quale le atmosfere art deco si ritrovano nell’allure degli avventori.

Il layout della mostra riprende il raffinatissimo catalogo edito per i tipi della casa editrice Favia di Bari,  e propone 25 opere con stampa  fine art in un rigoroso bianco e nero di dimensioni 30×40 e incorniciate dal pass partou. Il saggio iniziale e la postfazione sono a cura della storica dell’arte Stella Ingino che restituisce un ritratto perfetto del Fotografo, uomo e artista, ricalcando nella biografia le tappe che hanno segnato la sua passione per il mondo della fotografia dall’adolescenza ad oggi. Parte del ricavato del catalogo sarà devoluta alla sezione di Foggia dell’ANT.

Venezia solitaria

Venezia, città ricca di storia e dal glorioso passato, è unica nel suo genere. Si erge in bilico tra terraferma e mare, i monumenti e le meravigliose architetture si specchiano nella laguna. L’unico modo per scoprirne i segreti è percorrerla a piedi o in barca, respirando quel senso di antico e di misterioso, in un’atmosfera senza tempo che lascia stupefatti. Non vi è angolo della città che non sia degno di esser immortalato.

Ogni giorno migliaia di turisti si riversano nelle sue calli, pontili e piazze, in un via vai caotico di persone armate di zaino e macchinette fotografiche. Culture e lingue diverse si fondono in un vociare multietnico che copre il mormorio dei flutti lagunari.

Ma al calare del sole i turisti iniziano a diradarsi sino a scomparire del tutto. Partono gli ultimi treni, gli autobus sono vuoti e la città diviene silenziosa.

È la Venezia che pochi conoscono, delle luci accese nei vicoli, del gorgoglio delle onde e delle gondole ormeggiate che oscillano pigramente sulle increspature lagunari.

Anche l’inverno e le giornate uggiose intimoriscono i turisti, così che quel meraviglioso silenzio diviene godibile anche al mattino. Il sole timido riscalda appena e nelle stradine si scorge qualche coraggioso visitatore.

Febbraio. Alfredo Ingino è lì. Venezia è solitaria dalle prime luci del giorno sino a sera. Sparuti turisti, quasi evanescenti, percorrono le calli. Uccelli zampettano indisturbati. I gondolieri vogano nei canali. Interni desolati, panchine vuote e immense architetture. Solo silenzio. Nessun rumore oltre all’eco dei propri passi. Una lieve malinconia affiora. E poi arriva la sera. Cade la pioggia sui tavolini vuoti di Piazza San Marco. I passanti si affrettano a tornare a casa. E nei bar aperti il viandante infreddolito ritrova quel tepore che rincuora.

Con i suoi scatti in bianco e nero, Alfredo descrive la Venezia che nessuno vede, di immensa bellezza ma colma di malinconia. Ma la malinconia cede presto il passo ad uno stato di quiete. Nel silenzio si rientra in contatto con la parte più profonda di sé, si gode di quella bellezza, gioia per gli occhi e pace per l’animo.

Sono immagini intense, un viaggio emotivo ed emozionale attraverso la bellezza e il suo potere catartico.

 

BIOGRAFIA dell’autore           …  “La mia foto migliore devo ancora scattarla”

L’affermazione di Alfredo Ingino definisce chiaramente il suo rapporto con la fotografia, intesa come un’attività in continuo divenire alla ricerca dello scatto perfetto.

Alfredo è fotografo da una vita, da quando a diciotto anni abbraccia la macchinetta del padre, una Voigtländer Vito B , ed inizia a scoprirne i meccanismi e le potenzialità. Per il giovane la fotografia è un mondo affascinante tutto da esplorare. Non avrebbe mai immaginato quanto sarebbe cambiato il suo modo di vedere la realtà da quel momento in poi.

Lasciata Foggia, Alfredo inizia gli studi universitari a Roma, città brulicante di stimoli, estremamente attiva e feconda, meta ideale per il giovane fotografo. Paesaggi, foto di strada, amici, questi sono i suoi soggetti preferiti. Con la sua Vito B, senza telemetro né esposimetro, Alfredo impara a fotografare servendosi solo della sua vista e della sua mano ferma. Gli scatti divengono via via più precisi, le inquadrature sempre più calibrate, l’occhio sempre più attento. In poco tempo sviluppa una notevole capacità nel cogliere quei dettagli che nel trambusto quotidiano restano invisibili.

“Quale sarà il tuo prossimo scatto?”. Ogni volta che Alfredo porta una nuova pellicola a sviluppare, il titolare del negozio gli porge questa domanda. Da intenditore riconosce subito il talento del ragazzo e lo incoraggia a proseguire la strada da poco intrapresa.

Alfredo guarda il mondo in 2/3. Fotografare è l’impressione su pellicola del suo modo di vedere la realtà. Ma la macchinetta del padre non riesce più a soddisfare le sue esigenze espressive, quindi spende buona parte del presalario per acquistare una strumentazione fotografica più sofisticata che sia all’altezza dei suoi sogni.

Scattare foto però non basta, il desiderio di controllare tutti i processi di creazione dell’immagine lo spinge ad allestire una camera oscura nell’abitazione materna in cui, grazie al supporto della fidanzata e futura moglie Giovanna, anche lei fotografa, si cimenta nello sviluppo dei negativi.

I due ragazzi iniziano a collaborare con un negozio di fotografie per lo sviluppo delle pellicole per i clienti più esigenti ed Alfredo è spesso richiesto per la realizzazione di book fotografici dalle compagne di collegio di Giovanna.

Alle foto artistiche, si alternano foto di attualità: siamo negli anni infuocati delle rivolte sessantottine. Alfredo scende in strada per immortalare le manifestazioni universitarie e politiche che agitano la capitale, con scatti poi pubblicati su un giornale locale.

Conclusi gli studi, torna nella terra natia dove svolge alcune campagne fotografiche per l’Archivio della Cultura di Base presso la Biblioteca Provinciale di Foggia, ente preposto per la raccolta di materiale fotografico e audiovisivo degli avvenimenti sociopolitici e delle manifestazioni culturali della Capitanata.

Nel 1978 viene eletto Presidente del Foto Cine Club ed ottiene svariati riconoscimenti in diversi concorsi. Il matrimonio con Giovanna, coronato dalla nascita delle due figlie, orienta Alfredo verso una fotografia più intimista, dedicandosi principalmente a teneri scatti familiari. Le frementi sperimentazioni fotografiche della giovinezza conoscono una battuta d’arresto.

Verso la fine degli anni Novanta, nonostante l’iniziale ritrosia di molti fotografi, il passaggio dalla fotografia analogica al digitale è ormai consolidato.

Spronato da Vanni Natola, Alfredo si risveglia dal torpore. Da giovinetto aveva abbracciato la macchinetta del padre attratto da quello straordinario dispositivo, dopo circa trent’anni quello stesso desiderio si riaccende e lo spinge a scoprire per la seconda volta la passione per la fotografia.

Il passaggio dalla camera oscura alla camera chiara, i prodigi della postproduzione, le infinite potenzialità del digitale spalancano le porte di una nuova realtà. Alfredo torna al Foto Cine Club, di cui diviene Vicepresidente e membro della Commissione Artistica, e ricomincia a fotografare con quello stesso fervore giovanile, ma con l’occhio esperto, di chi si è fatto le ossa, con la vecchia Voigtländer del padre.        Stella Ingino

 

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