Nuova Genesi Sierra Leone di Sebastiano Cosimo Auteri

Nuova Genesi Sierra Leone di Sebastiano Cosimo Auteri. Inaugurazione 30 novembre 2018 alla Galleria FIAF Le Gru di Valverde.
La mostra sarà visitabile tutti i venerdì e i mercoledì non festivi, dalle 20.00 alle 22.00, fino al 18 gennaio 2019.

Testo critico di Daniela Sidari (Docente FIAF)
“Quando un uomo si trova in movimento, si inventa sempre uno scopo per quel movimento. Per percorrere mille verste, un uomo ha bisogno di pensare che al di là di quelle mille verste ci sia qualcosa di buono. Ha bisogno di credere in una terra promessa per avere la forza di muoversi.”
(Lev Tolstoj)
Siamo in Sierra Leone, uno dei paesi del Quarto mondo, un paese per anni martoriato dalla guerra civile e poi decimato dall’Ebola. A Makeni (quello che è stato uno dei campi principali di guerra e dove attualmente il 60% della popolazione sono bambini) “Ho vissuto un’esperienza dura, ma molto dura, ma alla fine dirti eccezionale è poco”, è così che inizia il racconto verbale del nostro autore, recatosi in questi luoghi per lavoro. La mostra, a colori, racconta una Sierra Leone vitale ed emozionante, “Vedo … queste anime come se stanno vivendo una nuova genesi … un’altra possibilità.”
Non è facile arrivare in un luogo così provato e trovare una realtà positiva eppure questa storia narra di un paese attivo e vivace. Auteri è riuscito a trovare la giusta chiave di lettura nell’uso combinato di colore e movimento; scatta le immagini volutamente mosse con tecnica realizzata sia in presa diretta che in post produzione. Un movimento continuo e vario che come un linguaggio fluido, aperto e coerente gli permette di catturare personali sensazioni ed emozioni.
L’uso del mosso aiuta l’osservatore a comprendere questa popolazione secondo una nuova prospettiva: il movimento rappresenta l’incessante brulicare di una comunità, il pieno fervore delle varie attività; in quel movimento c’è qualcosa di buono, in quel movimento c’è nuova vita.
L’obiettivo ha ritratto persone per strada al lavoro, mentre giocano e a scuola. Le velocità di mezzi occidentali come camion e moto si confrontano continuamente con la diversa velocità del camminare umano. Donne e uomini portano in testa in perfetto equilibrio grandi ceste ricolme di mercanzie, legna o altro; speditamente si muovono per chilometri fra brulle distese di terra e l’agile passo evidenzia i colori dei tradizionali vestiti mettendo in luce bellezza ed orgoglio. Ogni movimento si realizza nel tempo; i corpi si muovono relazionando se stessi con lo spazio e se stessi con le altre persone. Tutte le immagini mostrano colori vivaci tranne una, posizionata a metà della sequenza scelta dall’autore, questa immagine ha un tono dismesso ed uniforme, quasi un bianco e nero: è un uomo seduto che nasconde il volto fra le mani; è una ferita ancora aperta nonostante tutto, un monito a non dimenticare ciò che è stato.
Alcuni ritratti ravvicinati permettono poi di introdurre un nuovo capitolo, quello legato a ciò che sta diventando la nuova realtà di questa comunità. Grazie all’aiuto e supporto di numerose ONG si stanno realizzando progetti volti a dare nuove opportunità di crescita, di lavoro, di acculturazione; progetti portatori anche di una ricostruzione sociale e morale. Ecco quindi irrompono allegramente giovani e bambini in divise scolastiche, volenterosi di imparare, gioiosi ad elargire sorrisi. Chiude la mostra un bimbo dallo sguardo felice e nel compiere un semplice gesto di saluto sembra voler augurarci un arrivederci a presto. A Makeni ci sono uomini, donne e bambini che sempre in movimento sono pronti a ricominciare a vivere e ad accettare i cambiamenti che la vita necessariamente porterà.
Allora, muoversi per “… credere in una terra promessa per avere la forza di muoversi” ancora.

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