Mostra fotografica “Le due anime dell’Etiopia”

Renzo Mazzola e Lucillo Carloni presentano presso la sala espositiva del Forte Superiore di Nago la mostra fotografica “Le due anime dell’Etiopia”. Inaugurazione sabato 20 ottobre 2012 ad ore 18.30. Ecco la presentazione di Giorgio Rigon:

 

UN’INDAGINE ANTROPOLOGICA NEL CUORE DELL’ETIOPIA

 

Quattro amici e un fuoristrada; tanto basta ad un attento ed appassionato fotografo per interpretare i molteplici aspetti tribali di una delle più antiche culture del mondo.

La ricchissima raccolta di fotografie, prodotta da Renzo Mazzola nel corso di un viaggio affascinante ed avventuroso all’interno della regione etiope, ci fa conoscere realtà umane fino ad ora raramente descritte o vagamente immaginate.

La parola Etiopia ci rimanda alla mitologia antica che esalta la forma divina della celeste Aida, evocata in forma lirica in tutti i teatri d’opera del mondo.

In una fase storica molto più vicina a noi, abbiamo mitizzato la conquista dell’Impero che ci ha indotto ad allungare lo Stivale fino all’Africa Orientale, dove c’erano anche le belle Abissine cui abbiamo imposto il nostro Re, ma quel sogno è durato poco e quelle creature si sono definitivamente allontanate da noi.

Contestualmente all’opera fotografica, Renzo Mazzola si è cimentato in una esauriente ricerca antropologica, approfondendo lo studio di otto delle 76 etnie e culture tribali insediate nello sterminato territorio etiope. La ricerca storico-antropologica è sintetizzata nel testo, in forma di diario, con cui lo stesso autore ha corredato le fotografie.

Nel corso della lettura, congiunta alla contemporanea visione delle fotografie suddivise in gruppi tribali, non c’è un momento in cui cali la tensione emotiva: è come vedere un film emozionante e suggestivo. Le abitudini di vita, annotate nel testo con meticolosità, le fogge dei costumi, il rituale delle iniziazioni degli adolescenti ed i cruenti sacrifici cui le donne sono sottoposte per tradizioni immutate nel tempo, trovano puntuale riscontro nelle superbe fotografie, ove ciascun personaggio, ripreso nel relativo contesto ambientale, si presenta con la dignità e l’orgoglio di appartenere ad una autoctona comunità storica. L’atteggiamento che i soggetti istintivamente assumono nell’atto della ripresa fotografica ha qualcosa di epico che ispira rispetto, simpatia ma anche soggezione. L’autore riesce ad instaurare un processo di profonda empatia con le creature ritratte, trasmettendoci un sentimento di intima, carnale partecipazione.

Così, accettiamo come fatto storico ed ineludibile che i giovani, ragazzi e ragazze, si sottopongano alla tortura dei tagli sulla pelle ed a tecniche cicatrizzanti che completano il processo decorativo, alle fustigazioni che, con il loro indelebile segno, testimoniano le doti di coraggio, alla tortura del piattello labiale delle donne, finalizzata ad accattivarsi una buona dote al momento del matrimonio ed a sottrarsi alla schiavitù.

La nostra sensibilità rifiuta simili pratiche ma, nel contempo, la tensione e lo stupore si trasformano in rispetto ed ammirazione di fronte alla forza fatale e quasi mistica delle consuetudini ancestrali.

Per tornare alla mitologia antica, ci rifiutiamo di pensare che la celeste Aida fosse stata sottoposta alla barbarie del piattello labiale, al massimo la nostra eroina si sarà presentata al principe Radames con i segni delle fustigazioni attestanti il proprio coraggio.

La storiografia della nostra relativamente recente e breve avventura imperiale ci ha fornito scarse testimonianze letterarie e figurative sui rituali delle tradizioni etiopiche, ma forse i coloni italiani non hanno avuto il tempo di inoltrarsi nel cuore dell’Etiopia e penetrare nella savana come il nostro fotografo Renzo Mazzola.

Giorgio Rigon