MASCHILE_FEMMINILE Ipotesi fotografiche sull’identità di genere

Rosà_

MASCHILE_FEMMINILE  Ipotesi fotografiche sull’identità di genere

Inaugurazione sabato 7 dicembre 2013 alle ore 18

 

La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2014 con ingresso

libero dal martedì alla domenica –  orario 14.00 / 19.00

 

Anche per il 2013 la vivace associazione “Il Fotogramma” di Nago propone al pubblico i risultati del proprio progetto fotografico ed espositivo che ha impiegato, per la sua realizzazione, quasi un anno di lavoro.

Il titolo di questa rassegna si collega all’idea di poter indagare, attraverso la fotografia, alcune ipotesi con cui rappresentare le diverse “identità di genere” appartenenti al mondo maschile ed a quello femminile.

Una ricerca complessa, la cui realizzazione ha coinciso con uno strutturato supporto metodologico, ispirato dal principio “maieutico” di far uscire, da ciascun partecipante, alcune ipotesi di ricerca capaci di superare gli angusti spazi delle visioni fotoamatoriali, per divenire, nei lavori proposti, testimonianza di un’idea e di una riflessione che, dal soggettivo piano di analisi di ciascun autore, confluisse in un pensiero collettivo, dotato di una specifica identità culturale.

Sono 23 gli autori che hanno aderito, con grande entusiasmo ed impegno, a questo percorso/laboratorio di ricerca per immagini.

Il progetto, oltre a traguardare l’obiettivo di proporre al pubblico una rassegna, ha fornito spunti per creare incontri, discussioni, workshop monografici e di confronto che, con ogni probabilità, hanno lasciato una traccia nel percorso fotografico/autoriale di ciascun fotografo.

L’esito è un percorso fotografico che offre un quadro articolato e dinamico, ricco di spunti narrativi e di intuizioni che approfondiscono, senza pretesa di esaustività, le differenze di genere socialmente costruite fra i due sessi ed i rapporti che si instaurano tra essi.

Una riflessione, marcatamente sociologica, indica con ragionevole precisione una via con cui poter leggere il concetto di “genere”, trattandosi di un processo socialmente determinato e che, trasformando le differenze biologiche (in questa accezione va inteso quindi il concetto di “sesso” versus quello di “genere”) in differenze sociali, definisce le rappresentazioni e le percezioni sociali di “donna” e di “uomo”. Aggiungendo, per completezza di analisi, che il genere è una sorta di “rivestimento sociale” della base sessuale e, cosa fondamentale, è un prodotto della cultura umana.

Il “genere” rappresenta inoltre un concetto “dinamico” e “relazionale”. “Dinamico” nel senso che è influenzato dalla variazione dei modelli culturali dominanti che storicamente si sviluppano in un determinato ambiente sociale; “relazionale” poiché, inevitabilmente, finisce sempre per coinvolgere il rapporto fra ruoli maschili e femminili. L’elaborazione di un’idea sulla propria identità di genere accade quotidianamente, poiché ciascuno di noi crea “il genere”. Si tratta di un processo per lo più spontaneo o quasi involontario, reso possibile dall’immediata e riconosciuta appartenenza sessuale e dal corrispondente anatomico (“l’idea” di donna e di uomo) che ci viene proposto dai modelli culturali e nel corso del nostro sviluppo psichico e sociale. A questo processo contribuiscono tutte le agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, gruppo dei pari, mezzi di comunicazione, esperienze lavorative…), le quali concorrono alla polarizzazione di genere attraverso la produzione e la riproduzione di stereotipi e luoghi comuni, funzionali, per lo più, alla creazione e al mantenimento dei “ruoli di genere”. Questi ultimi, si basano su modelli che includono comportamenti, doveri, responsabilità e aspettative sociali connesse alla condizione femminile.

La riflessione sui “ruoli di genere”, in particolare, tenuto conto delle evoluzioni che sempre più frequentemente caratterizzano la riconfigurazione dell’identità di questi ruoli (per le donne, per esempio, una forte emancipazione, resa possibile dal maggiore livello d’istruzione di un tempo, dalle opportunità occupazionali, e dalle istanze provenienti da una maggiore autonomia economica e decisionale), hanno coinvolto, emotivamente prima, analiticamente poi, sotto il profilo dell’azione fotografica, moltissimi degli autori partecipanti a questa proposta. Un indicatore evidente, insieme al tema del legame affettivo e delle sue possibili declinazioni concettuali, simboliche e di rappresentazione con cui si sono confrontati, sia i fotografi, sia le fotografe, di questo gruppo di lavoro.

In tale prospettiva, molte immagini mostrano una forte attenzione a due specifiche dimensioni: il desiderio di trovare un “equilibrio” alle dinamiche relazionali fra i generi (le sequenze di alcuni gesti di affetto od i brevi “racconti” costruiti con set di immagini capaci, in maniera sintetica e sincronica, di consegnare allo spettatore una riflessione, talvolta intensa e problematica, sui “legami”) e la definizione di una “reversibilità/instabilità”, in termini di identità personale, fra le componenti maschili e femminili che, più intimamente, appartengono a ciascuno di noi (emblematiche le immagini che mostrano “trasfigurazioni” – ritratti ed autoritratti – o la sostituzione, tout-court, di ruolo).

Non meno importanti sono poi le immagini nelle quali, l’identità di genere ha permesso ai fotografi di elaborare interessanti soluzioni sotto il profilo compositivo e formale, assegnando a specifici oggetti (gli interessanti lavori in still-life), alla costruzione di “situazioni/azioni” ed a quanto desumibile, con l’osservazione della differenziate modalità di comunicazione di cui abbondano le nostre città ed i nostri spazi urbani, il compito di liberare il proprio potenziale creativo e narrativo sul tema.

Da questo composito e, necessariamente eterogeno quadro, nascono suggestioni importanti, utili ai visitatori ed ai protagonisti della ricerca, per riflettere, in relazione ad un tema oggettivamente complesso, quanto duttile e flessibile sia il linguaggio fotografico, allorquando, con la regia di un metodo e l’azione di ripresa condotta sul medesimo tema da diversi autori, se ne scopre la poliedricità di significato.

 

Rassegna fotografica dell’associazione

Il Fotogramma” di Nago (TN)

 

a cura di Luca Chistè / Phf Photoforma