Rajasthan di Nino Russo

Presso ARVIS, associazioni per le arti visive di Palermo in Via Giovanni Di Giovanni n. 14, alle ore 18:30 dal 21/12/18, ci sarà l’inaugurazione della mostra Rajasthan di Nino Russo. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal lunedì al sabato fino al 19/01/18.

Rajasthan – Negli anni in cui lavoravo al pronto soccorso, per smaltire lo stress e la stanchezza dei duri turni di guardia e delle notti insonni, per ritrovare l’equilibrio con me stesso e per scaricare le tensioni e le ansie delle ore passate in ospedale, mi chiudevo nella camera oscura ricavata nel garage di mio fratello. Lì, nella semi oscurità della lampada rossa, sperimentavo e verificavo i trattamenti dei negativi e delle stampe che avevo imparato dai libri di Ansel Adams. Ero affascinato dalle possibilità creative della fotografia in bianco e nero, dalla sua potenzialità grafica, dall’opportunità, alleggerendo, intensificando, contrastando, mascherando, bruciando, porzioni della stampa, di enfatizzare atmosfere che la stampa standard lasciava soltanto intuire. Sperimentavo filtri, pellicole, carte, trattamenti chimici, che mi permettessero di realizzare una cifra grafica che mi soddisfacesse, che intuivo, ma che non avevo chiara. La svolta avvenne con la scoperta della pellicola Kodak High SpeedInfrared, pellicola che permetteva di registrare frequenze di luce che l’occhio umano non percepiva, trasformandole in gamma di grigi. Una pellicola ostica, senza una sensibilità dichiarata, sensibile alla luce anche avvolta nel suo rullino, da caricare solo al buio(comprai all’uopo una camera oscura portatile). Ma che sorprese!L’esplosione dei bianchi delle alte luci, i cieli neri, la profondità degli orizzonti e un effetto di vaghezza, di sospensione dei dettaglidell’incarnato e del fogliame, mi ripagava di tutte le mie fatiche.Eureka, avevo trovato la mia cifra, avevo prodotto “l’effetto onirico”.Accettai la sfida. Cominciai a sperimentarla in diversi contesti, imparai a piegarla ai miei voleri, a controllarla. Divenne la mia compagna di lavoro. La sua resa era ottimale là dove i contrasti di luce erano forti, dove l’atmosfera era più rarefatta. La portavo con me, nei miei viaggi in giro per il mondo. Il deserto del Rajasthan, dove la luce abbagliante del sole si riflette amplificata dalle dunedi sabbia bianca e dai laghi delle oasi dove si specchiano i palazzi dei Maharaja, dove l’orizzonte lontano è delimitato dai cieli netti,solcati da nuvole brillanti e dove i colori fluorescenti degli abiti, dei turbanti e degli ornamenti delle donne, degli uomini e degli animali sparano raggi di luce iridescente, la mia pellicola trasformò la policromia abbagliante in espansioni della scala dei grigi, in bianchi luminosi. Trasformandoil paesaggio cromato in un sogno surreale in bianco e nero.

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