Ott 2, 2012

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Giuseppe Fermani da “Echi” di Giovanni Marrozzini (Isabella Tholozan)

Giuseppe Fermani da “Echi” di Giovanni Marrozzini (Isabella Tholozan)

Giuseppe Fermani da “Echi” di Giovanni Marrozzini

Desidero iniziare questo mio percorso di “commentatrice” presentando l’opera di un autore al quale sono particolarmente affezionata; a Lui, infatti, devo la decisione di perseguire il mio “sogno” fotografico, sperando con tutto il cuore di riuscire un domani a creare un’opera come quella che voglio presentarvi.

L’autore è Giovanni Marrozzini, l’immagine scelta è tratta da “Echi” realizzata nel 2007, scaturita delle ricerche che l’autore ha svolto in Argentina sugli emigranti marchigiani.

Ne è nata un’opera struggente, affascinante, quasi metafisica che ricrea storie di vita rinvenute attraverso le testimonianze dei protagonisti, intervistati dallo stesso autore e descritte con immagini poetiche, ricche delle stesse emozioni carpite attraverso i racconti.

L’immagine che ho selezionato è il ritratto di Giuseppe Fermani, giovane falegname che partito in nave per l’Argentina nell’anno 1948, finisce a fare oltreoceano la sola cosa che sapeva fare in patria, il “falegname”.


Come rappresentare “il falegname” se non accompagnato dall’unica immagine possibile, l’unica capace, a qualsiasi età, di ributtarci in quel mondo ludico e infantile che mai ci abbandona, che riaffiora ogni qualvolta ci troviamo a risentire un odore, ad ascoltare una musica a rivedere un’immagine.

Ed ecco che Giuseppe Fermani diventa Geppetto padre e creatore di Pinocchio.

La costruzione della scena è accurata, il bianco e nero perfetto, l’immagine analogica sta alla fotografia come il vinile alla musica e, pertanto, anche questa volta la tecnica fotografica dell’autore ottiene il risultato previsto.

Ma quello che più emoziona nel guardare quest’immagine è la precarietà data alla scena, dove il nero e l’ombra inglobano la parte conosciuta e vissuta della stanza, il bianco e la luce, enfatizzati dal chiarore delle facciate, risucchiano lo sguardo dello spettatore all’esterno, fuori dalla vita domestica, verso l’ignoto.

D’altronde è questo che ha fatto Giuseppe Fermani nel 1948, ha lasciato il conscio per l’inconscio e Giuseppe Marrozzini ha ricreato questa favola antica degli uomini vagabondi che spengono la luce sulla loro vita in cerca di altre luci, più luminose e benevole.

Come fissare tutto questo in un solo attimo? Marrozzini ci riesce benissimo, in una sorta di fermo immagine cinematografico, il protagonista appare bloccato sulla soglia della stanza, la sua figura è completamente in controluce, solo una parte del profilo è visibile ma la tensione è così palpabile che quasi si percepisce il movimento che verrà, il passo che, inevitabilmente, si farà oltre la porta.

Il colpo da maestro, il tuffo al cuore, è dato dalla piccola figura a sinistra della scena che accompagna il protagonista; piccola, in contro luce, solo l’inconfondibile silhouette si vede.

Quel Pinocchio in controluce siamo tutti noi, sono io, piccola e impaurita è Giuseppe Fermani e tutti quelli che come lui, crescono e invecchiano, tenendo sempre nel cuore quello che sono stati e quello che avrebbero voluto essere.

È straordinaria la sensazione percepita, queste due figure oltrepasseranno quella porta, lo faranno insieme, l’uomo e i suoi sogni di giovane emigrante, è una storia antica, che si ripete in continuazione, con il suo, spesso inascoltato, messaggio di umanità, solidarietà, compassione.

Marrozzini ha dimostrato, con questo lavoro, la sua capacità empatica di relazione con il soggetto fotografato, regalandoci immagini schiette, pulite, senza mai offrire il fianco a facile retorica.

Storie di vita che invito a guardare, se già non lo avete fatto, con l’animo pulito, felici di riceverne in cambio “piacevolissimi pugni nello stomaco”.

Isabella Tholozan

Bibliografia – Collana Monografica FIAF – HUMAN – Autore dell’anno 2011 – Giovanni Marrozzini.

  1. Il Direttore says:

    Isabella Tholozan compie un passo importante, in Agorà Di Cult, pubblicando il suo primo Post dopo aver inviato numerosi commenti, durante questi mesi iniziali del Blog. Il suo è un salto di qualità prima di tutto personale perchè va a soddisfare la necessità interiore di essere propositiva, oltre che attenta e reattiva alle proposte degli altri iscritti. La scelta di commentare non un autore ma la singola fotografia è una sua decisione autonoma che personalmente apprezzo molto, perchè è il modo di esercitare la lettura profonda dell’immagine fotografica. Il testo è esattamente il primo che mi ha inviato, e lo ritengo un esempio chiaro di lettura soggettiva della fotografia, per questo non l’ho stimolata ad andare oltre nell’analisi. La soggettività, nell’attribuire senso ai segni, è un elemento fondamentale nell’esercizio della Critica perchè delinea la sensibilità, del lettore, nel sentire il “significante” fotografico. Questo Post è il suo punto di partenza nelle riflessioni che vorrà inviarci in futuro nel suo percorso che le auguro sia ricco di bellissime scoperte.

  2. Ho avuto la fortuna di conoscere Giovanni e i suoi lavori grazie al progetto ITAca. La sua capacità di costuire racconti con le immagini è magica. E la magia è legata anche a questa immagine ben descritta da Isabella, attraverso il dittico in cui è inserita (http://altoadige.gelocal.it/polopoly_fs/1.3852525.1334230642!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/landscape_660/image.jpg).
    Non riporto qui l’aneddoto per lasciarlo gustare a chi avrà occasione di sentirlo direttamente da Giovanni, ma non credo sia difficile, guardando le due foto insieme, trovare i legami e rimanere stupiti di come una storia si può raccontare con le immagini.

  3. Barbara Armani says:

    Conoscevo la foto, vista sfogliando un libro di Marozzini. Isabella, con la sua sensibilità e la sua profondità, non solo la descrive in modo chiaro dal punto di vista tecnico… ma ce ne fa innamorare e ci commuove raccontando una storia di altri tempi, ma che ogni giorno ognuno di noi vive nel suo intimo.
    Barbara Armani

  4. Orietta says:

    Un commento intenso e partecipato che ci aiuta ad entrare con maggior profondità in un lavoro che, come tutte le opere importanti, non smette mai di darci nuovi stimoli, suggerirci altre visioni ed ampliare i nostri orizzonti.

    Grazie Isabella,

    Orietta Bay

  5. Spesso usando la parola si finisce per fare della letteratura, buona o cattiva, credo che per fare della fotografia, buona o cattiva, si può stare anche perfettamente in silenzio. Ricordo benissimo quando Giovanni ha ammaliato decine e decine di persone sino a tardi, scaldando i cuori di tutti con le sue immagini, la sua grande capacità affabulatoria nel raccontare storie, insieme alla sua impossibilità fisica di restare fermo. Era la sera prima del suo viaggio fotografico verso ITAca. Riguardando adesso questa sua foto, le parole usate quella sera mi sembrano un poco più distanti e meno nitide solo a causa del tempo trascorso, sento però perfettamente suadenti quelle sagge di Isabella. A mio parere da com’è composta la fotografia le due figure, che si affacciano sulla porta, quel limite non lo supereranno mai! Resteranno sempre insieme perché sono la stessa medesima cosa! Ma la fotografia che vedo io e quella che ha visto e commentato Isabella è sempre la stessa, solo le parole cambiano e la rendono molto diversa.

  6. Roberto Biggio says:

    Quando Giovanni è venuto a Chiavari per il suo workshop di ITACA un venerdì di aprile 2011 ha subito rapito i presenti durante la proiezione del suo lavoro sugli anziani emigrati di Fermo in Argentina, tanto che la partecipazione al suo workshop nel week end è stata una delle più numerose di ITACA.
    Questa foto è una delle più significative del suo lavoro.
    Isabella l’ ha inquadrata in modo preciso, con la sua sensibilità ed emozione. Condivido la sua recensione in tutto e per tutto, ricordo che Giovanni quando ci ha fatto sentire la registrazione della voce di Giuseppe Fermani che raccontava la sua difficile esistenza in Argentina, ha commosso tutti i circa 50 presenti alla indimenticabile serata.

    Roberto Biggio DLF BFI CHIAVARI

  7. Piera Cavalieri says:

    Quel piccolo Pinocchio calamita subito l’attenzione e avvolge in un’atmosfera di seducente malinconia. E’ davvero un tuffo al cuore ,come dice Isabella ,che ringrazio per questo sensibile e raffinato commento e per aver scelto questa intensissima fotografia.

  8. Teofilo CELANI says:

    Ricordo l’insegnamento di Luigi Ghirri nell’affermare che, nell’immagine di Giovanni Marrozzini,la narrazione continua oltre la singola foto.

  9. Condivido pienamente quanto scrive Isabella Tholozan, che con competenza e sensibilità commenta il ritratto di Giuseppe Fermani, uno dei più toccanti degli emigranti di Giovanni nel suo “Echi”. La magia che trasmette mi riporta al mondo della mia infanzia che raffiora con struggente malinconia.
    Grazie Isabella ed un grazie affettuoso a Giovanni, artista di grande umanità, che sa regalarci emozioni e tanti stimoli nel nostro percorso fotografico.
    Rosella Centanni

  10. Isabella Th says:

    Mi consentirete, solo per questa mia prima volta, una replica, al fine di ringraziare tutti Voi per l’accoglienza calorosa ed incoraggiante.
    Al prossimo post! Grazie!

  11. roberto montanari says:

    Dopo un periodo di pausa, ho ripreso a leggere le pubblicazioni. Voglio esprimere il mio sincero apprezzamento per tutti coloro che, con i loro post e commenti, contribuiscono a rendere il blog snello, giovane, dinamico e ricco di profonde riflessioni. Con l’occasione esprimo un breve pensiero per il post della cara amica Isabella.
    Complimenti Isa, leggendo il tuo commento ho provato un brivido e mi sono emozionato. Sei riuscita ad entrare dentro a quell’immagine con particolare sensibilità, e con la tua visione ci ricordi che è importante sognare, perché ciò rende vivi.
    In merito alla fotografia, è semplicemente straordinaria, va “oltre” ogni pensiero.

    Roberto Montanari.

  12. ringraxian do quest bell lavoro di govanni marrozzini un gran saluto di affeto danoi argentini del circolo marchigiano di b blanca arg..Sara questo un ricordo indimenticabile per tutta la famiglia fermani ed tanti amici che hannu visto le fotografie.
    un forte abraccio e li aspettiamo in b blanca. ciao Roberto. Un saluto anche di GIUSEPPE . ..-.-.-.-

    • Il Direttore says:

      Carissimo Robert il tuo commento ci sorprende e ci commuove! Giovanni Marrozzini ci ha fatto conoscere gli emigranti marchigiani in Argentina come nessun altro fotografo. Abbiamo conosciuto i vostri sentimenti di nostalgia dell’Italia e la difficile vita che avete dovuto affrontare. Ora con internet si sono accorciate le distanze e la fotografia ha creato un ponte che permette di condividere storie e sentimenti. Mandatemi le vostre fotografie e i vostri pensieri così continuiamo il nostro incontro. Il nostro abbraccio forte a tutti i fratelli italiani d’Argentina.
      Per la FIAF Silvano Bicocchi- Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

    • nuevsamente hemos visto la foto dell pinnoccho que ha logrado muy bien , Giovanni,- es un trabajo ejemplar .- Felicitaciones .-
      un gran saludo y un gran abrazo -.- – – –

    • ASPERIO CLEMENTI says:

      A VOLTE VEDIAMO LE FOTO DAL LIBRO ECHI DI GIOVANNI ,-,-SONO AMICO DI GIUSEPPE FERMANI , NELLA CITTA DI BAUIA BLANCA ARG., E CASUALE CHE NOI DUE ABBIAMO LO STESSO ORIGINE DI NASCITA A FALERONE PROV. FERMO ,- E ANCHE NELLA STESSA CASETA, OGGI E CENTRO ISTORICO VICINO AL TEATRO DI FALERIUS PICENUS (450)A.C.,-,- – -IN ARG. HO LAVORATO 52 ANNI IN UNA RIFINERIA DI PETROLIO A B.BCA ORA SONO PENSIONATO.- PROSSIMO A COMPLIRE 90 ANNI ,- GRAZIE A DIO MI MUOVO MOLTO BENE,– A VOLTE CI VEDIAMO CON GIUSEPPE E VI MANDA TANTI SALUTI,– -SIAMO FONDATORI DEL CENTRO MARCHIGIANO DI b.bCA. IN QUEST,ANNO ARRIVERA A 25 ANNI D, ESSISTENZA .,- DOVE E STATO GIOVANNI MARROZZINI ACCOLTO CON GRANDE PICERE,- E BUON LAVORO FOTOGRAFICO,- ASPETTANDO IL SUO RITORNO.- – SIAMO ORGOGLIOSI DI AVER UN PAPA ARGENTINO. BENE ACCOLTO IN TUTTO IL MONDO.- – –
      BUON ANNO E AUGURI AL DIRETTORE FOT, DIFERMO , E A GIOVANNI, – –
      ASPERIO CLEMENTI,- BAHIA BLANCA ARG. – – – –

  13. Ho avuto modo, in una delle mie visite agli amici di Bahia Blanca, di apprezzare la pubblicazione “Echi” di Giovanni Marrozzini. Rivedere,oggi,una foto della sua splendida raccolta, sapientemente commentata da Isabella Tholozan, di un ammirevole membro della comunità marchigiana, quale è l’amico cav. Giuseppe Fermani,è un vero piacere. La foto è una magnifica “poesia” ed il commento ne esalta la composizione. Complimenti.

  14. Paolo Cappellini says:

    Ho avuto il piacere di vedere in mostra le foto del lavoro di Giovanni Marozzini a Bibbiena al Cifa. Ne sono rimasto subito folgorato. Leggo oggi su fb l’esperienza di Isabella e leggendo per la prima volta questa pubblicazione datata 2012 no posso che trarne una considerazione. Le immagini sono universali. Le immagini accompagnate da commenti come quelli di Isabella sono vere emozioni che rafforzano la nostra passione per la fotografia che ci dimostra come il rapporto tra persone è fondamentale per produrre scatti indimenticabili che ci rimandano al nostro essere persone che condividono il mondo.

    • Centro Marchigg. B BCA _ _ARG says:

      Da BAHIA BLANCA ARG continuono vedendo le imagine dal CAV. Giuseppe Fermani , grande ricordo per tanti amici che lo hanno conosciuto , anche i compagni e discendenti amici dalla prima e seconda Guerra Mondiale – – Specialmete da ricodi di Leone Tacchetti , nato a Falerone- Prov di Fermo – dallo stsso paese di Giuseppe – Asperio Clementi – Buccala – – ed tanti altri

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