Apr 18, 2014

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V I X I – di Laurence Chellali

V I X I  – di Laurence Chellali

V I X I – di Laurence Chellali

 

Opera presentata al PhotoHappening – Simposio di Sestri Levante 2014.

Da quando l’uomo si è civilizzato, si sostiene su riti che hanno lo scopo di aiutarlo a prevedere la sua eternità quale progetto possibile. Così è stato per mia madre ed il mio percorso di lutto, del quale desidero esprimere sia la complessità, sia l’evidenza attraverso 17 immagini.

Diciassette immagini, perché simbolicamente questo numero rappresenta la congiunzione tra il mondo materiale e spirituale (H. Blanquart). È anche, con i suoi multipli, il numero dell’ Ammirevole Sacramento citato da Sant’Agostino, ed il canone dell’equilibrio delle cose secondo Gâbir ibn Hayyân. Scritto in numeri romani, XVII è l’anagramma di VIXI che significa “ Ho vissuto”.

Il momento del lutto, questo passaggio, questa congiunzione tra la vita e la morte, l’accettazione della mancanza, ma anche la speranza che tutto andrà bene nell’aldilà è un momento d’intimità estrema che è comune a tutti. Queste immagini sono mie nella misura in cui rappresentano il mio concetto del mondo. Le immagini in movimento, mosse, in doppia esposizione mi permettono di dare rilievo a questa sensazione di ricerca di senso e anche la fragilità di questo tentativo. Tuttavia ,alla fine, esse si chiariscono e tendono verso la riconciliazione.

Rappresento simboli tratti dalla storia e cultura dell’uomo, che attingono ad una parte di verità universale e che non sono soltanto miei. C’è la tomba, il segno religioso, la terra, gli alberi, tutte tracce della coabitazione del visibile e dell’invisibile, del ringiovanimento cosmico. La strada rappresenta il cammino da percorrere. Il ponte, spazio-frontiera situato esattamente in mezzo alla serie fotografica deriva la sua fonte simbolica nella psicanalisi freudiana secondo la quale esso rappresenta il passaggio dall’aldilà alla vita, per poi ritornare nuovamente alla morte.

L’acqua è l’elemento di vita, la matrice originale, rigeneratrice e purificatrice, in molte civiltà oggetto di culto; di pellegrinaggio nell’induismo, ma anche simbolo di morte nell’antico Egitto e testi antichi riportano che i celti, depositavano le spoglie dei defunti in una barca. Il pesce, che risale dalla profondità, simbolo battesimale per eccellenza nella religione cristiana, ma anche di saggezza, rinascita e di perpetuazione dei cicli cosmici, per gli indù.

Infine, l’uccello in volo è l’emblema dell’anima che fugge dal corpo (rappresentato dall’oggetto rettangolare giallo), del messaggero celeste e portatore di pace , che conclude significativamente il racconto. L’immagine dell’uccello la cui direzione è orientata a sinistra vuole rappresentare l’anima di mia madre, che ritorna al passato. Oggi credo sia in me, e Lei abbia trovato la sua destinazione finale.

  1. Il Direttore says:

    “VIXI” di Laurence Chellali è un’opera animata da un’idea narrativa artistica per l’elaborazione estetica, condotta con la fotografia, sul tema dell’elaborazione del lutto.
    Come ci confida l’autrice, è stata la scomparsa della propria madre che ha ispirato la realizzazione dell’opera. Quindi è la l’elaborazione di un sentimento autentico ad alimentare la necessità interiore e a spingere l’urgenza espressiva a risolvere l’opera con queste immagini di fotografia emozionale. C’è un percorso simbolico che va dalla tomba all’ampio specchio d’acqua, attraverso un lungo ponte. Ma sopratutto c’è l’espressione dell’energia di reazione alla grave perdita che lentamente viene dominata senza però mai rapprendersi in una forma statica che è metafora della incommensurabilità del dolore. In tutta l’opera aleggia l’agitazione interiore che trova nell’irrealtà dei doppi scatti e nei flussi iconici del mosso le metafore che ci rappresentano il travaglio interiore vissuto. Si sa “l’immaginazione metaforica conosce ragioni che la ragione non conosce” (Metafore del silenzio – Francesca Rigotti) e ognuno ne trarrà le proprie emozioni. Complimenti vivissimi a Laurence Chellali per la coerenza e l’espressività raggiunta nell’opera.

  2. Buona sera Laurence, in caso di un progetto come il Portfolio si tratta in molte situazioni di leggere le immagini attraverso e con un testo per aiutarci a comprenderlo. Ma bisogna anche realizzare le fotografie, cioè, cercare di comunicare delle cose in modo efficace anche senza l’aiuto obbligatorio di un testo univoco.
    Per cercare altri modi possibili di letture.
    Io avevo già visto il tuo lavoro, e avevo già letto il tuo modo di realizzare tecnicamente le fotografie, trovo certamente molto interessante ed emozionante il testo. Lo stato d’animo e lo spirito, l’esperienza della perdita della madre, ma allo stesso tempo non riesco a capire sfortunatamente la stessa cosa con la stessa intensità guardando le immagini. Trovo la maniera illustrativa un po’ troppo ripetitiva, specialmente nei soggetti n. 1,2,3,4,5,7,8,12,13.C’è credo un certo pathos nell’ultima ( il ponte con la nuvola di uccelli ), la strada n.14, la 6 in una certa maniera. Ma questo è solo il mio punto di vista, e mi scuso con te se non ho capito il vero senso del tuo lavoro come avrei dovuto fare 🙂
    ………………………..
    Bonsoir Laurence, en cas d’un project tel le Portfolio il s’agit dans plusieurs situation de lire les images par et avec un text pour nous aider a le comprendre.
    Mais il faut aussi réaliser les photographies, c’est à dire, essayer de communiquer des choses dans une maniére efficace meme sans l’aide obligatoire d’un text univoque.
    Pour chercher des autres maniéres de lectures possibles.
    Moi j’avait déjà vu ton travail, et j’avait déjà lu ta façon tecnique de réaliser les photographies, je trouve bien sur très interessant et emouvant le text.
    L’état d’ame et l’ésprit, l’experience de la perte de la mére, mais en meme temp je n’arrive pas à comprendre malheuresement la meme choses et dans la meme intensitè en regardand les images. Je trouve la maniére illustratife un peu trop répétitive, surtout dans les sujets n. 1,2,3,4,5,7,8,12,13. Il y a je croix un certain “pathos” dans la derniere, ( le pont avec la nuage des oiseaux ), la route n. 14, la 6 dans un certain façon. Mais ça est seulement mon point de vu, et je m’excuse avec toi si je n’ai pas compris le vrai sens de ton travail comme j’aurai du faire 🙂

  3. Buongiorno,

    Ho scoperto solo oggi grazie alla newsletter sul congresso della FIAF che il mio portfolio è stato pubblicato. Non mi sembra avere ricevuto la “newsletter” a proposito di VIXI e mi scuso quindi per avere messo tanto tempo a rispondere 🙂

    Innanzi tutto, ringrazio dal fundo del cuore il Direttore per questa pubblicazione che mi emoziona doppiamente.
    Come lui lo sa, è il mio primo “vero” portfolio, nel senso che l’ho molto pensato prima di realizzarlo. È vero che per un primo portfolio il tema è molto difficile da trattare e che avrei probabilmente dovuto scegliere una strada più semplice, ma all’epoca, non mi sentivo di fare un altro “lavoro” : tutte le altre idee mi sembravano vuote di veracità, senza sincerità.

    Sono molto consciente che è un portfolio che non “si vende”, non colpisce molto la prima volta che si vede, ma il mio scopro non è quello. È semplicemente di condividere la mia visione del mondo attraverso il linguaggio fotografico. In questo caso, non è diretto, ma su un tema così che tratta della spiritualità, come lo può essere senza cadere nel “già visto” ?
    Quindi, grazie ancora al Direttore per avere dato a questo portfolio l’occasione di essere visto “con calma”

    Gianni, grazie per avere preso il tempo di commentarlo 🙂

    Penso semplicemente che questa serie non ti colpisce. Mi ricordo che la prima volta mi avevi già detto che avevo fatto troppi “effetti” con photoshop. Tengo quindi a precisare che sono semplicemente il risultato del mio movimento con la macchina fotografica al momento dello scatto e che molto spesso le doppie esposizione sono state fatte “naturalmente” grazie ai riflessi sul vetro della machina o con un impostazione che mi consente di fare doppie esposizione. Altre, si, lo ho fatte con photoshop.

    Adesso, è il testo che trovi più forte delle fotografie …

    Se ti capisco bene, avresti tolto quasi la meta delle immagine 😉 Perché no ? Durante la lettura, mi è stato suggerito di toglierne una o due (mai tante !) o di rifarne per evitare la ripetizione. Sono d’accordo su alcune. Non l’ho fatto per diverse ragione, fra quelle ho fatto le fotografie in un luogo speciale (in Francia), con la luce del momento, in una certa stagione e non potevo quindi rifarne.
    Ma se non ne ho tolto, è anche perché questo percorso è stato in se molto lungo e con grandissimi dubbi e mi è sembrato giusto e onesto riprodurne la difficoltà e la lentezza.

    Non ti devi scusare, sono io che non sono riuscita a trasmetterti la mia “storia”. La prossima, spero che farò meglio 🙂 Ho tante cose da imparare ancora !!!

    Grazie per la tua delicatezza di avere preso la pena di scrivere in francese 🙂

    Laurence

    *****************

    J’ai découvert seulement aujourd’hui grâce à la newsletter sur le congrès de la FIAF que mon portfolio avait été publié. Je m’excuse donc pour mon délai de réponse !

    Avant tout, je tiens à remercier du fond du coeur le Directeur pour cette publication qui m’émeut doublement.

    Comme il le sait, il s’agit de mon premier “vrai” portfolio, dans le sens où je l’ai énormément pensé avant de passer à sa réalisation. Il est vrai que pour un premier portfolio le thème que j’ai choisi est loin d’être facile et que j’aurais peut-être dû choisir une direction plus facile. Mais à l’époque, je crois que c’était le seul projet que je sentais comme étant sincère et profond : toutes les autres idées que j’avais me semblaient vides de véracité, sans sincérité.
    Je suis très consciente que c’est un portfolio qui ne se “vend” pas bien, il ne marque pas beaucoup la première fois qu’on le voit, mais mon objectif n’est pas celui-là. C’est tout simplement de partager ma vision du monde à travers le langage photographique. Dans le cas présent, il n’est pas direct, mais sur un thème tel que la spiritualité, comment peut-il l’être sans tomber dans le “déjà vu” ?
    Merci donc encore une fois au Directeur de donner l’occasion à ce portfolio d’être lu dans le calme.

    Gianni, merci d’avoir pris le temps de le commenter 🙂
    Je pense tout simplement que ce portfolio ne te parle pas. je me souviens que la première fois, tu m’as déjà dit qu’il avait trop d’effets “photoshop”. Je tiens donc à préciser que ces effets sont tout simplement le résultat du mouvement de l’appareil photo à la prise de vue et que souvent les double expositions sont dues aux reflets du pare-brise de la voiture ou bien grâce à une commande de mon appareil photo. D’autres sont réalisées en effet avec photoshop.
    Et maintenant, c’est le texte que tu trouves plus fort que les photographies …

    Si je te comprends bien, tu aurais supprimé presque la moitié des photographies 🙂 Pourquoi pas ? Durant la lecture, il m’a été fait remarquer en effet qu’une ou deux étaient probablement en trop (mais jamais autant !) et que j’aurais pu en refaire pour éviter les répétitions. Je ne l’ai pas fait pour diverses raisons et notamment parce que ces photos ont été réaliser dans un endroit spécial en France, avec une lumière du moment et la saison d’alors. Je ne pouvais donc pas en faire de nouvelles.

    Mais si je n’en ai pas enlevé, c’est aussi parce que ce parcours a été en soi très long et avec de grands doutes. Il m’a semblé juste et honnête d’en reproduire la difficulté et la lenteur.

    Tu ne dois pas t’excuser, c’est moi qui ne suis pas parvenue à te transmettre mon “histoire”. La prochaine fois, peut-être, j’espère que je ferais mieux 🙂 J’ai encore tant de choses à apprendre !!

  4. Certamente Laurence, questa è solo la mia opinione, posso sbagliare come tutti.
    Un saluto, Gianni 🙂

    Bien sur Laurence, ça est seulement ma opinion, je peut me tromper comme tout le monde. Salut, Gianni 🙂

  5. Massimo Pascutti says:

    Ho trovato il lavoro di Laurence emozionante ad una prima lettura e poi profondo e onirico:le immagini sono estremamente suggestive, così sospese in un tempo senza tempo,e si caricano di ulteriore emozione leggendo il testo di presentazione dell’autrice. Spero che Laurence con la sua sensibilità e delicatezza ci possa deliziare quanto prima con un altro lavoro. Grazie e complimenti davvero

  6. Renata Cervia says:

    Arrichisce ulteriormente le scena artistica di Agorà di Cult – il lavoro fotografico di Laurence Chellali – che si caratterizza come una proposta culturale di forte valenza autobiografica, privata e soggettiva.

    Un breve viaggio di 17 fotografie ed un significativo titolo, nel quale pur enfatizzando, l’autrice, sue “visioni” non può sottrarsi, scegliendo di condividere la sua opera, dall’ oggettivizzare un sentimento che pur afferendo alla sfera del vissuto – assume attraverso una precisa rappresentazione stilistica – la dimensione di appartenenza universale.

    Ci offre quindi un percorso di suggestione, non per stabilire alcun livello di “verità” ma attraverso simboli e metafore costruire corrispondenze e richiami, relazioni con la vita e la morte, la luce , e soprattutto la percezione del tempo.

    Paradossalmente,allora per conoscere ogni valenza dell’immagine occorre tempo. Ed in questo contesto la fotografia permette di concentrare e conoscere la porzione di tempo, la sua ripresa ed il suo recupero.

    In definitiva, il duplice intento di condensazione immediata e di conservazione della memoria.

    Grandissimi complimenti.

    • Grazie Renata per avere messo l’accento sull’aspetto del tempo. Mi sembra effettivamente che questo tipo di argomento, in se, richiede tempo per accettare, per farsi un’idea personale e sopratutto, trovare un senso alla mancanza, al mistero della morte.

      Grazie di tutto !

  7. Orietta says:

    In questo intenso lavoro di Laurence Chellali si è immersi in un’atmosfera di mistero.
    Il suo è un racconto che, se pur personale, ci coinvolge intimamente perché è strada che molti di noi hanno già dovuto percorrere. Grazie alla sua scelta espressiva riesce a comunicarci il senso d’inquietudine che ci prende di fronte all’assenza di chi abbiamo amato. La mancanza ci fa sentire stranieri a noi stessi e anche le cose note, i punti fermi delle certezza, vacillano.
    Ma proprio da questo sbandamento, che ci costringe a fermarci, possiamo trovare, se sappiamo guardare oltre, la forza della speranza che è disseminata in tutto il nostro percorso e che Laurence tanto bene ci ha significato.

    Complimenti!

    Orietta Bay

    • Fermarsi davanti alla mancanza per considerare il movimento spirituale che ci obbliga da intraprendere. O in altre parole, il movimento fermo. Siamo anche in piena “problematica” fotografica.

      Sono molto contenta che hai ricevuto questa serie non in maniera triste o morbida perché non è assolutamente il mio scopro. Al contrario, come lo dici, è un percorso di speranza, ognuno al suo modo.

      Grazie Orietta per la tua considerazione 🙂

      Laurence

      **********
      S’arrêter devant le manque pour considérer un moment le mouvement spirituel qu’elle engendre en nous. Ou en d’autres termes, le mouvement arrêté. Nous sommes là aussi en plein dans la “problématique” de la photographie.

      Je suis ravie que tu aies accueilli cette série, non pas de manière triste ou morbide, mais au contraire, comme tu le dis, comme un parcours d’espérance que chacun de nous entame à sa manière.

      Merci Orietta pour ta considération 🙂

  8. Silvana Mazzi says:

    Trovo il lavoro di Laurence molto suggestivo e che le fotografie che lo compongono suscitino emozioni nell’ osservatore.
    Leggendo la sua presentazione e scorrendo le immagini ho cominciato a pensare a un viaggio spirituale nella memoria attraverso luoghi noti. Un percorso in cui l’ anima si muove leggera e, immagino, lentamente, quasi a voler raccogliere dentro di se’ lo spirito e la visione di cio’ che incontra, prima di volare via, leggera e libera , su ali d’ uccello. Complimenti a Laurence.

    Silvana Mazzi

    • Grazie Silvana per avere preso il tempo di “leggere” questa serie 🙂

      Alla fine, capisco che hai intravisto due anime che si incontrano, quella di mia madre e la mia. Forse, è quella l’Avventura : l’incontro nell’invisibile …

      ******
      Merci Silvana pour avoir pris le temps de “lire” cette série 🙂

      A la fin, je crois comprendre que tu as entrevu deux âmes qui se rencontrent, celle de ma mère et la mienne. L’Aventure est peut-être celle-ci : la rencontre dans l’invisible …

  9. Isabella Th says:

    Interessante è scoprire, nella sequenza fotografica scelta dall’autrice, la rappresentazione del passaggio, del trapasso.
    La prima serie è decisamente materica, il cromatismo delle immagini ne conferma la condizione terrena, fisica; la seconda serie fa sì che il concetto venga espresso attraverso la liquidità del fiume.
    I colori mutano, i contrasti si attenuano su sfumature neutre a far sì che il senso di “abbandono” prenda concretezza.
    Volontariamente o no, l’autrice consegna il suo personale messaggio, all’acqua che, per alcune filosofie, prevalentemente orientali, sta a significare “la madre”.
    Un intervento semplice il mio sull’opera di Laurence, per dire che per trasmette all’immagine i propri sentimenti ognuno di noi sceglie strade sempre diverse e, proprio per questo, meravigliosamente uniche.
    Nel vedere le immagini così in sequenza, ho avuto modo di percepire, chiaramente, la musicalità di quest’opera, che trasporta l’osservatore a percepire quel sentimento delicato e doloroso che accomuna gli orfani di qualsiasi età.

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