Nov 20, 2014

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RIFLEXIONI – di Roberto Rognoni

RIFLEXIONI – di Roberto Rognoni

RIFLEXIONI – di Roberto Rognoni

Un portfolio nato quasi per caso usando uno smartphone per testarne le potenzialità fotografiche. Ho scelto come soggetto primario le scale più diverse, sia come utilizzo che per importanza storica. Con un banale processo di riflessione sull’asse X, ho ottenuto risultati imprevedibili al momento dello scatto, che mi sono sembrati piacevoli nella loro grafica simmetrica.

Altro aspetto che mi ha colpito, esaminando il risultato finale di alcune di queste elaborazioni, è il lontano richiamo alle scale “infinite” di Escher.

Ad integrazione di quanto scritto riporto il pensiero di Marco Romualdi che, su Facebook, ha seguito il lavoro nel suo divenire:

“Il progetto è ricco di soluzioni estetiche affascinanti, ma c’è un aspetto che vorrei sottolineare …. il raddoppio/riflessione della scena porta ad una sorta di “compressione” delle vie di accesso dello sguardo, tale che si è costretti a porre attenzione all’aspetto estetico, che diventa valore assoluto quasi “straniante” dalla realtà…insomma, una de-oggettivizzazione di quei luoghi……”

 

  1. Il Direttore says:

    “Riflexioni”, di Roberto Rognoni è un’opera animata da un’idea creativa perché il reale è solo pretesto per ottenere la raffigurazione di “cosa altra”.
    Il digitale con la sua potenza di calcolo ci mostra cosa può fare un software che incolla a un’immagine quella perfettamente speculare. Il ragionamento è semplice ma le cose assumono significati sorprendenti quando la matematica produce l’immagine.
    Ogni immagine può suscitare nel lettore se non un significato cosciente almeno un’impressione. Queste immagini colpiscono per le perfette geometrie di un mondo irreale e per questo si caricano del fascino che il “non senso” sempre trasmette; i surrealisti l’avevano compreso subito.
    Noto un tratto costante in quasi tutte le immagini: la solennità!
    Questa è dovuta al genere di scaloni scelto dall’autore che conferisce coerenza poetica al portfolio. Complimenti a Roberto Rognoni per il senso di ricerca estetica che ha dimostrato nel realizzare l’opera.

  2. Andrea Moneti says:

    Un effetto perturbante, scale e percorsi chiusi che sovvertono la consuetudine di un percorso sicuro. Il mondo in questa dimensione non è fatto “a scale”, perché non si scende né si sale …

  3. Dario Mariantoni says:

    Surreali, a volte inquietanti,semplici ma complesse al tempo stesso,visioni oniriche entro le quali si disperde la propria identità ed emergono contenuti psichici inconsci, emozioni latenti,conflitti interiori.
    Insomma Roby ti sei addentrato nel mondo della Psicologia con le tue Riflexioni; una sorta di ‘Nuove Tavole di Rorschach?’

  4. Massimo Pascutti says:

    Il lavoro di Roberto Rognoni è indubbiamente piacevole allo sguardo per le intriganti geometrie che derivano dalla riflessione delle immagini, anche se a mio gusto personale alla fine un po’ sterile e lezioso. Complimenti comunque per l’idea.

    • Carlo Sinigagliesi says:

      Sicuramente intrigante l’idea, forse non originalissima e con il rischio della ripetitività, ma assai godibile ed apprezzabile. L’irreale dal reale. Se vogliamo usare un rimando pittorico, un po’ sacrilego, passatemelo, mi fa venire in mente i tagli di Fontana, grande apertura ad un nuovo orizzonte ma da limitare alla sola idea, il resto è mercato.

  5. Maria Elena says:

    Una volta, nel secolo scorso, mi sono provata anche io a fare qualcosa di simile su alcuni scatti fatti a Fiuggi, in occasione di un Congresso: la minima imperfezione di colore (BN) o slittamento, mi hanno consigliato di pensare altro …
    Il digitale ha ovviato a tali difficoltà, ma tu poi ci hai messo del tuo, nella scelta delle scale, nella imponente monumentalità, e alla fine ne è uscito un bel lavoro di ricerca e di creatività. Complimenti Roberto! Mep

  6. girolamo mingione says:

    A volte basta una semplice idea per rendere interessante una “normale” inquadratura. Le tue scale riflesse ne sono un esempio e il controllo delle tonalità rende ancora più piacevoli e godibili le tue immagini.

  7. Orietta Bay says:

    Un lavoro che spiazza il nostro occhio perché la riflessione ha trasformato le cose.
    Questi scaloni non hanno più una vera direzione e hanno perso la loro funzione. Una visione surreale che apre la mente a molte considerazioni. La perfezione matematica della tecnologia può creare una finta confusione e la solennità diventare quasi un peso?

    Grazie per la condivisione

    Orietta Bay

  8. maurizio tieghi says:

    da Wikipedia: “Un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia interna: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all’originale. Questa caratteristica è spesso chiamata auto similarità oppure autosomiglianza.” Avevo già incontrato sul web alcune di queste foto e mi avevano ricordato delle immagini elettroniche prodotte da appositi software, è comunque un interessante gioco fotografico, complimenti all’autore

  9. Il gioco estetico è sempre molto intrigante e soddisfaciente!
    Interessante l’osservazione di Marco Romualdi: “si è costretti a porre attenzione all’aspetto estetico, che diventa valore assoluto quasi “straniante” dalla realtà…insomma, una de-oggettivizzazione di quei luoghi……”.
    Dopo tanti non luoghi, questo lavoro ci obbliga a tenere i piedi a terra e lo sguardo fermo.
    Se poi vogliamo fare paragoni e porgere lo sguardo all’arte, Escher utilizzò la matematica e la geometria per dare ordine alle sue fantastiche visioni.
    Isabella Tholozan

  10. Interessantissima ricerca delle forme architettoniche con bellissimi effetti geometrici.

  11. Andrea Angelini says:

    Uno specchio trasforma il mondo ed il modo di percepirlo. Lo sappiamo oramai … da quel fatidico 1839 è cambiato di modo di vedere il mondo. Roberto trasforma architetture del quotidiano in sublime costruzioni artificiali. Il paesaggio muta e possiamo trovare il perturbante anche in una scatola chiamato telefono intelligente. Quanta strada ha percorso quel lustrascarpe convinto da Daguerre a restare fermo per poter apparire in una delle prime immagini memorizzate su carta….. Bravo Roberto. Le ottime simmetrie portano ad una gradevole smart-photo-grafia.

    • grazie andrea per l’interessante commento.
      mi dai lo spunto per dire che tanti amici fotografi e critici non considerino lo smartphone uno strumento adatto per praticare fotografia con impegno.
      questo lavoro mi ha fatto vedere un “mondo” che non avrei scoperto altrimenti.

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