Set 27, 2015

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Metrosexual – Andrea Scandolara

Metrosexual – Andrea Scandolara

Metrosexual – di Andrea Scandolara

Immagini lette nel Photo Day al C.F. “La Barchessa” di Limena.

 

I messaggi legati alla sessualità sono ovunque nella pubblicità. Gli ammiccamenti e i riferimenti espliciti alla sessualità sono abbinati a tutto ciò che è vendibile, anche a quei beni o servizi che nulla hanno a che fare con il desiderio sessuale.

Così si instaura nel potenziale consumatore un paradigma perverso: poichè non si può rinunciare alla sessualità, così non si possono ignorare tutti quei prodotti che la pubblicità ha legato ad essa in modo subliminale.

In contemporanea a questo, da qualche tempo è nata una variante dell’uomo contemporaneo: il Metrosexual, il narciso moderno, il rappresentante del desiderio maschile di essere desiderati, da tutti, da altri uomini compresi.

 Il progressivo disinteresse dell’uomo per l’altro sesso lo si può interpretare come un’avanzata del feticismo, un progressivo spostarsi dell’asse di interesse dalla donna agli strumenti utili per conquistarla.

In generale basta osservare la pubblicità per scoprire quanto questa sia rivolta all’uomo che ama se stesso, che delle donne (sullo sfondo) non è minimamente interessato se non per gli apprezzamenti ricevuti in quanto lui bello.

Viene proposta una sessualità self-made, autarchica, esente dai rischi del rifiuto e tutto sommato più comoda e soddisfacente. E’ una sessualità che si esplica e si completa con il possesso delle cose, della bella giacca, della nuova automobile, del telefonino ultimo modello.

Se la pubblicità a grande tiratura viene creata da importanti studi dopo minuziose ricerche di mercato, la pubblicità offerta dalle vetrine dei negozi viene realizzata ancora a livello artigianale.

Così, se nel primo caso l’attenzione a non svelare il messaggio è alta, nel secondo questa preoccupazione manca. Sono infatti le vetrine dei negozi che più di ogni altra cosa parlano di questa nuova sessualità e per la loro conformazione possono sembrare dei piccoli palcoscenici dove si recita un condensato della nostra vita quotidiana.

 

  1. Il Direttore says:

    “Metrosexual”, di Andrea Scandolara, è un’opera animata da un’idea narrativa tematica per la interpretazione soggettiva di un fenomeno di massa.
    Ho ancora vivo il ricordo dell’emozione dell’autore nel leggere la presentazione della sua opera, al Photo Day di Limena in primavera, nella quale traspariva la sua viva ed encomiabile coscienza sociale.
    La fotografia è sempre più spesso intesa come un mezzo per dare un significato alla realtà: un vero produttore di senso.
    La vecchia società dei consumi è andata ben oltre alla iniziale vocazione commerciale, come mostrano queste fotografie essa con la pubblicità immanente è penetrata nell’inconscio della gente fino a diventare portatrice dei nuovi credi per dare senso all’esistenza umana.
    L’autore è di una generazione che ha potuto osservare la nascita e lo sviluppo di questo potente fenomeno mediatico, è quindi in grado di mantenere una distanza critica sufficiente ad osservarla senza esserne influenzato.
    Il suo leggere che a fianco della natura eterosessuale e omosessuale sta dilatandosi anche quella Metrosexual (cioè una tendenza di comportamento sessuale generata dalla vita condotta nelle metropoli) ha spinto l’autore al suo atteggiamento di denuncia producendo un’opera che può aiutare a riflettere su cosa sta capitando attorno e dentro di noi.
    Grazie ad Andrea Scandolara per il suo grido d’allarme compiuto con le sue fotografie intense ed efficaci.

  2. Clara Lunardelli says:

    Concordo pienamente con quanto scritto dal Direttore. Queste foto, inoltre, mostrano chiaramente un rovesciamento di ruolo e di importanza e di protagonismo: non è l’uomo/la donna della strada che conta, ma l’uomo/la donna delle gigantografie, dei manichini, perfetti, in forma, fissi nella loro bellezza eterna….

  3. Sono il primo a dare un parere sull’opera realizzata.
    Anch’io concordo sul fatto di classificare questo portfolio come un’opera nata da un’idea narrativa tematica. Il tema che interpreto prima di apprezzare la descrizione è quello del consumismo, il “cosa” sono infatti le vetrine di una qualsiasi città metropolitana. Ora vien da chiedersi il perchè sono state ritratte queste vetrine. La descrizione è a mio avviso importante per portare il lettore sulla giusta strada, e credo che l’opera sia ben costruita per comunicare questa denuncia sociale. Secondo me il porfolio è troppo ricco di foto, alcune delle quali evadono un pò dalla tematica del metrosessuale; forse però sono io che per mia carenza non riesco a “leggerle”. Aspetto quindi pareri e commenti da gente più esperta. Credo che simboliche nel portfolio siano le immagini numero 2 e 3, nelle quali la figura femminile viene quasi messa in disparte dalla prepotenza della metrosessualità. Le due figure femminili servono proprio a dare maggiore forza alla parte maschile. La numero 4 è importante anch’essa per esprimere il concetto dell’indifferenza, della gelosia di questa corrente “sessuale” nei confronti del gentil sesso.
    Complimenti all’autore è un buon lavoro e di assoluta contemporaneità.

  4. Massimo Pascutti says:

    Ho cercato di analizzare con attenzione l’opera di Andrea Scandolara , prima guardando le fotografie , senza leggere il testo introduttivo dell’autore e poi rivalutando le immagini alla luce del discorso di apertura. Devo dire che questo lavoro non mi convince appieno e mi lascia non pochi dubbi: l’introduzione mi fa prevedere un discorso di ricerca sociologica che poi in realtà le immagini, a mio parere, non supportano. Mi trovo d’accordo con Paolo Mangoni…in realtà le immagini più efficaci risultano essere la n° 2 e la n° 3 con questa netta contrapposizione fra l’immagine femminile e l’algida indifferenza maschile così ben rappresentata nei manichini in primo piano: mi sembrano invece piuttosto pretestuose, se contestualizzate nel discorso iniziale, tutte le altre immagini in cui sono raffigurate persone di sesso maschile che transitano davanti alle vetrine senza degnarle di uno sguardo. In tutto ciò c’è la rappresentazione della frenesia della nostra vita attuale, ma non la sessualità self-made citata nella presentazione.
    Ecco tutto ciò mi genera confusione , aggravata dalla ridondanza di alcune immagini. Complimenti comunque per il coraggio dimostrato nell’affrontare un tema così difficile.

  5. Antonino Tutolo says:

    Metrosexual – Andrea Scandolara

    Una volta tanto non sono d’accordo con l’autore, almeno per quanto riguarda i presupposti del suo pur bel lavoro.

    Da sempre un maglione, una minigonna, un paio di occhiali da sole, un’auto, rappresentano un’epoca; ma i pubblicitari hanno pensato bene di sfruttare una geniale trovata del re Sole (che alla sua corte faceva vestire i nobili con capi stravaganti e con tessuti preziosi e parrucche incipriate, per costringerli a spendere molto e indebitarsi con lui) per far denaro a palate.

    Un tempo, un vestito si rigirava, due, tre volte; si riciclava per fare un vestitino al figlio, ed alla fine veniva ridotto in pezze, per pulire il pavimento.
    Oggi stagione si cambia. Colori cambiano così spesso e sono tanto singolari, che un abito è già identificabile con una stagione ed è obsoleto appena esce. Se non cambi, si vede che sei retro.
    Quindi, la pubblicità spinge all’acquisto, sfruttando ogni debolezza “dell’uomo che non deve chiedere mai”; accarezza, blandisce, coatta psicologicamente. Poi la carta di credito fa in modo che l’acquisto sia poco ponderato: l’incommensurabile ed immortale “buttati che è morbido”.
    Per questo le vetrine delle grandi catene, ormai sempre più esclusiviste della vendita di ogni genere di prodotto, a discapito dei piccoli negozi, sono studiate da equipe composte da grandi architetti, oltre a psicologi ed esperti della comunicazione. Altro che artigianato!

    Il sesso è solo uno dei tanti strumenti di coercizione; c’è il modello femminile e maschile da seguire, la vacanza da fare; l’orologio del pilota, l’auto; tutti assolutamente da possedere per non sentirsi escluso dalla società. Perché di questo si tratta: sentirsi escluso dalla società

  6. Antonino Tutolo says:

    >seconda parte<

    E l’abilità dell’equipe è nel far sentire escluso chi non compra.
    Metrosesual è un neologismo solo giornalistico, inventato nel 1994 da Mark Simpson che faceva il tuttofare presso l’Indipendence. Il suo direttore diceva di lui: “E’ sempre elegantissimo ma è un ritardato come ce ne sono pochi”. Marck, invece, vinse il Pulitzer con l’articolo: “Cosa si prova a finire sotto a un furgone?”
    Hic est busillis

    Partendo dal classico “L’omo è omo e ha da puzzà”, si è pervenuti allo “Adoro i tuoi profumi e i tuoi tatuaggi” dell’uomo metrosessuale; che non è solo narcisista e vanitoso, ma officiante dell’ideale della perfezione estetica.
    Editoria del nuovo macho metrosessuale è “Creme e paparuoli”, “Culo e camicia”, “Shopping man estreme”, “Ceretta de fuco”, “Sex appilu”, pubblicizzate in TV in programmi condotti da “diversamente sessuati” che danno consigli ai "soliti" etero.

    C’è gente che compra pantaloni strappati e coi buchi, a prezzi più alti di quelli sani, solo perché sono firmati. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa potrebbe commentare un grande osservatore del sociale come Totò. Posso solo ridere a fiducia!

    Del lavoro di Andrea Scardola io apprezzo l’iniziativa, e poi le foto 1 (mixer), 2 (la prospettiva), 14 (composizione e colore), 15 (profondità prospettica).
    C’é nell’insieme qualche ripetizione (vista una …).
    La più eloquente è la 9 per i contrasti: illusioni-quotidianità e povertà-ricchezza. Perché l’altro aspetto negativo della pubblicità è che mortifica profondamente chi a questi ideali di perfezione e bellezza non può accedere.

  7. Isabella Tholozan says:

    Trovo il lavoro di Andrea Scandolara sicuramente stimolante, anche in considerazione dei tanti e corposi commenti.
    Al di là del concetto narrato sul “Metrosexual”, a mio avviso un poco forzato e di difficile lettura all’interno delle immagini proposte, trovo quest’opera emblematica nel portare in evidenza la potenza socio-economica dell’azienda “moda”, e di tutto quanto ruota al suo interno.
    Tutte le osservazioni di Antonio Tutolo sono precise e condivisibili,; vorrei aggiungere che nell’osservare quest’opera ho avuto una particolare sensazione di dissonanza tra il messaggio subliminale delle pubblicità e l’atteggiamento, quasi sempre distaccato, delle persone.
    Se osserviamo gli atteggiamenti e, anche, l’abbigliamento delle persone ritratte, vediamo quale e quanto è il divario che divide un’immagine stereotipata di donna che in realtà non esiste, perchè neanche le modelle sono, in realtà, così come appaiono (grazie anche alla tecnologia fotografica e di post-produzione).
    Tutto quello che viene proposto, come dice Antonio, non è reale perche proposto ad una platea di persone che potranno fruire di questi prodotti per pocchissimo tempo!
    Come dice Antonio, prodotti metrosexual, pensati e costruiti come specchietti per allodole da uomini che, perlopiù, non amano le donne, e che continuano a proporre abiti feticci per femmine oggetto di un desiderio che ai più sfugge perchè, la realtà è diversa.
    Credo, per concludere, che questo lavoro abbia il merito di portare in evidenza questa dicotomia di concetti che, a quanto si suppone dalle immagini, non trovano tra di loro punti stabili di unione ma, solo, un flebile sfiorarsi temporale.
    E’ sempre bello vedere quanto le immagini ci dicono e quanto se ne può parlare! Grazie quindi all’autore.

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