Ott 29, 2015

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Guy Louis Bourdin – a cura di Antonino Tutolo

Guy Louis Bourdin – a cura di Antonino Tutolo

Guy Louis Bourdin, (1928-1991) – Fotografo francese

a cura di Antonino Tutolo

 

 

Guy Louis, disegnatore, pittore e fotografo autodidatta, è nato Banarès.
In seguito all’adozione da parte di madame Maurice Désiré Bourdin, assume il cognome Bourdin.

Apprende i primi rudimenti della fotografia da cadetto della Armée de l’Air (aeronautica militare francese). A Parigi conosce Man Ray e diviene suo discepolo. Diventa fotografo di moda e lavora per riviste come Vogue (con la quale collabora fino al 1987) e Harper’s Bazaar.

Realizza servizi, sia in B&N che a colori, per marchi famosi, come Chanel, Issey Miyake, Emanuel Ungaro, Gianni Versace, Loewe, Pentax e Bloomingdale’s.

Nella sua carriera di oltre 40 anni, Guy Bourdin, impiega nella fotografia la sua grande creatività e la sua preparazione pittorica, ponendo le basi di una nuova fotografia di moda, superando le convenzioni e mettendo in discussione i limiti della fotografia commerciale classica.
Le sue immagini minimaliste sono solo apparentemente semplici. Va oltre le aspettative con racconti suggestivi, surreali, grotteschi, provocatori, talvolta scioccanti; con metafore potenti; con un perfezionismo maniacale. Gioca in modo creativo con l’estetica, modifica i canoni della bellezza. E’ indiscreto; talvolta è scandaloso e va oltre la morale convenzionale dell’epoca.
Ancora oggi che sono lontane dal prodotto pubblicizzato, le sue immagini vivono di vita propria. Sono senza tempo.
Spesso rappresenta donne sensuali, provocanti, dai capelli rossi, col trucco pesante, su sfondi senza vita. Talvolta invece le sue immagini mostrano gambe e scarpe di donne invisibili.
I suoi drammi stimolano il subconscio e l’immaginazione, anche quando sono scene di vita quotidiana.

I set fotografici sono semplici come il suo studio in rue des Ecouffe, la spiaggia, la natura, i paesaggi urbani. L’ambientazione è deserta, inquietante: stanze d’albergo, corridoi squallidi, situazioni violente e perfino sadiche.
I suoi colori analogici, saturi, iper reali e soprattutto perfetti anche nelle penombre, sono funzionali alla narrazione. Il piano dell’immagine subisce quasi una manipolazione spaziale; la composizione è meticolosa, originale, perfetta.

Oggi le sue opere sono esposte nei più prestigiosi musei del mondo, quali il Victoria & Albert Museum, il Jeu de Paume di Parigi, il National Art Museum of China, Il Tokyo Metropolitan Museum of Photography ed il Moscow House of Photography. E le sue opera sono esposte nelle collezioni del MoMA di New York, del Getty Museum di Los Angeles, del SFMOMA di San Francisco.
Bourdin rifiuta premi, non promuove il suo lavoro, rigetta offerte per mostre e libri. Soprattutto non colleziona le sue opere; anzi, lascia al figlio l’incarico di distruggerle alla sua morte. Per fortuna questi non gli ubbidisce. Inoltre la maggior parte delle sue opere sono in collezioni private, quindi già salve..
Solo dopo dieci anni dalla sua morte è stato pubblicato il suo primo libro e solo dopo vent’anni è stata organizzata una mostra delle sue fotografie.

http://www.guybourdin.net
http://www.huffingtonpost.it
http://www.vogue.it
http://english.eastday.com/

  1. Il Direttore says:

    Guy Louis Bourdin, presentato da Antonino Tutolo, mi colpisce perché gioca con l’immagine della donna promuovendo quell’idea di “donna oggetto” che le riviste internazionali desideravano costruire nella seconda metà del ‘900.
    Le riviste si sono rivelate “motori di senso” perché hanno determinato i contenuti dell’immaginario collettivo e quindi orientano i desideri delle masse consumatrici. Questa non è un’affermazione ideologica è ciò che è avvenuto e ancora continua.
    L’immagine fotografica è stata, con il cinema, il media più efficace per divulgare capillarmente questo pensiero, Bourdin ci dimostra come anche la fotografia singola possa essere potente nel toccare le corde dell’inconscio grazie alle alchimie linguistiche maturate dalle avanguardie storiche, in particolare il Surrealismo. L’incontro con Man Ray ha lasciato in lui la sua impronta e l’idea di uno sviluppo senza fine delle società occidentali è stato il terreno nel quale esercitare questo sapere. Le immagini hanno l’odore del vintage ma se collocate nella loro epoca mostrano tutta la loro potenza nel comunicare senza parole.
    Complimenti ad Antonino Tutolo per questa suo contributo molto interessante.

  2. Massimo Pascutti says:

    Grazie ad Antonino Tutolo per la lucida presentazione di questo maestro troppo spesso lasciato ai margini e quasi dimenticato. La sua opera surreale e carica di erotismo e senso dell’umorismo ha condizionato tanti grandi fotografi contemporanei a cominciare da Lachapelle , che da lui ha ereditato un uso del colore quasi “sfacciato” e la carica trasgressiva.

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