Set 9, 2018

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L’effimero e l’eterno – Tema Di Cult del 2019

L’effimero e l’eterno – Tema Di Cult del 2019

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Annunciamo pubblicamente che il tema Di Cult FIAF prescelto per il 2019 è:

 L’effimero e l’eterno

 

 

Dalle missioni Apollo – NASA

 

Elaborazione del Concept – 01

Ho scelto questa immagine, divulgata durante le Missioni Apollo NASA (1961- 1975), come simbolo del tema “L’effimero e l’eterno”, dove la Terra è immagine dell'”effimero” e il suolo lunare con il nero profondo dell’universo, nel quale siamo sospesi, è immagine dell'”eterno”. La notte del 16 luglio del 1969, avevo 20 anni, e tutta l’Italia era davanti alla televisione per seguire con trepidazione le immagini del primo allunaggio dell’Apollo 11. Dopo quell’evento si formò, inconsapevolmente nella nostra mente, l’attrazione verso una nuova visione del mondo e della nostra vita.

A parte la confidenziale narrazione di quella esperienza storica, l’immagine della Terra vista dalla Luna presenta un potente ossimoro, composto dalla contrastante coesistenza della  vita terrena che, in una sequenza incessante di effimero, si agita nella materia inerte dell’Universo che mostra la solennità dell’eterno. L’immagine compone la dimensione misteriosa del rapporto tra l’effimero e l’eterno che ogni uomo sente nel proprio dentro sé, a volte anche solo come stato d’animo.

Come inizio dell’elaborazione del tema vi consiglio di lasciarvi stimolare dal gioco dei sinonimi:

  • L’Effimero è un fenomeno passeggero… o: breve, limitato, frammentario, momentaneo, temporaneo, transitorio, fuggitivo, fugace, precario, fragile, labile, caduco, perituro… ecc.
  • L’Eterno è un fenomeno indifferente al tempo… o: senza principio né fine, senza tempo, indistruttibile, continuo, duraturo, perenne, perpetuo, definitivo, stabile, inestinguibile, imperituro, indelebile, immutabile…ecc.

I sinonimi non sono certo tutti qua, perché non si risolve tutto il senso solo in termini spaziali e temporali.
Dovete intendere questo elenco solo come un primo stimolo per entrare nel tema con la vostra soggettività, perché per il fotografo la scelta di uno di essi rappresenta il modo per far diventare il “tema dato”, un “tema personale”.

La formulazione del tema, “L’effimero e l’eterno”, afferma implicitamente che esiste una relazione tra i due fenomeni, tanto che uno trae senso dal rapporto con l’altro. E’ la scelta di questa relazione che detterà il concept dei vostri lavori.

 

Un giorno qualunque – di Silvano Bicocchi, 1998.

 

La riflessione del tema dal punto di vista esistenziale.

La relazione tra l’effimero e l’eterno sono prima di tutto un nostro sentire. Sentire la vita che scivola via dalle mani, e nel contempo sentire il richiamo dell’eterno a consolare questa quotidiana perdita. Il sentimento dell’eterno può indurre in noi la visione misteriosa del domani, simile a un orizzonte spaziale che è sempre là in fondo nel paesaggio, irraggiungibile e continuamente diverso.
Dal punto vista esistenziale l’effimero è l’energia esistenziale che spendiamo in ogni istante, mentre l’eterno è l’energia esistenziale potenziale che sentiamo presente dentro di noi e ci spinge a fare, ad amare… ecc, nonostante tutto. Da questo punto di vista l’effimero e l’eterno, pur con natura opposta, appartengono alla stessa esperienza esistenziale. E’ la stessa relazione che c’è nel rapporto tra il “viaggio” e la sua “meta”. In questa metafora, la “meta” (l’eterno) è in gran parte oltre a quell’orizzonte sempre diverso, mentre il viaggio (l’effimero) è ciò che resta nel vissuto. E’ così che l’effimero diventa la nostra memoria mentre l’eterno è il continuo stimolo al nostro vagare. L’effimero appartiene alla sfera materiale (del visibile), l’eterno a quella dello spirituale (dell’invisibile).
Se perdiamo il senso dell’eterno come meta, è l’effimero che diventa l’orizzonte senza lontananza del nostro viaggio esistenziale. Se perdiamo il senso dell’eterno, allora tutta la visione della nostra vita perde di prospettiva e si stringe in spazi sempre più esigui, come essere chiusi in una stanza, e implodiamo nella depressione. Vivere con l’orizzonte senza lontananza si annulla per noi la possibilità di ogni percorso esistenziale e quindi di costruzione del Sé.

 

La riflessione del tema dal punto di vista temporale.

Siamo portati ad attribuire l’importanza ad un fenomeno in base alla sua durata: più è breve e meno vale, perché la sua influenza nel mondo scade con la sua scomparsa.
Ogni essere vivente ha una vita limitata. Anche ogni nostra esperienza dura un intervallo temporale ma essa non è stata compiuta invano, perché con l’esercizio della memoria  contribuisce a costruire in ognuno il Sé.
Anche la vita umana è molto breve se la misuriamo nella scala temporale dei secoli ma essa ci appare lunghissima se confrontata a quella brevissima che può avere un insetto.
Probabilmente alla farfalla la propria vita non appare brevissima ma solo a termine. Tutto trova un ordine nel fissare il “fattore di scala” col quale viene misurato.
Se, dal punto di vista temporale, immediatamente comprendiamo cos’è l’effimero, invece capire cos’è l’eterno presenta un altro grado di difficoltà.
L’eterno con il suo trascendere ogni fattore di scala temporale, perché non ha inizio ne fine, placa il nostro dramma. Il dramma di vivere in una vita che finisce, perché ci si arrende all’evidenza del nostro limite nel capire l’esistenza dell’Universo e come G. Leopardi “naufragar m’è dolce in questo mare”. Io però in questo “naufragar” non mi appago perché di eterno è piena la nostra vita, basta scoprirlo.

 

Anamorfismo, diSilvano Bicocchi, San Vito lo Capo, 2008

 

Molti altri sono gli approcci col tema esempio: fotografico, emozionale, filosofico… ecc.
Lascio a Voi il compito di continuare nelle altre elaborazioni del concept.

Apriamo da questo momento la possibilità di richiedere per autocandidatura l’assegnazione di un Laboratorio Di Cult, perché essi devono essere l’espressione spontanea dei Soci FIAF.
Inviatemi un’Email indicando il nome del coordinatore o dei coordinatori e il territorio di riferimento, valuteremo insieme in base al Regolamento (in allegato) i termini per l’assegnazione del nome del Laboratorio. Il termine per la richiesta di assegnazione del Laboratorio è fissata entro il 30/10/2018.
Sapendo, per esperienza, che ci sarà anche chi tenterà di costruire un Laboratorio senza avere la certezza del risultato, si potrà richiedere l’assegnazione anche a posteriori, il 30/10/2018, l’adesione ai Laboratori Di Cult FIAF, ma non oltre il 30/05/2019; in questo caso però si dovranno presentare con la domanda anche i lavori che sono stati realizzati.

Vi auguro buona luce e porgo un cordialissimo saluto a Tutti.

Silvano Bicocchi
Direttore del Dipartimento Cultura FIAF

Regolamento dei LAB Di Cult_03  (pdf scaricabile della versione aggiornata del regolamento)

 

 

 

 

  1. giancarla lorenzini says:

    Un tema molto stimolante e al contempo molto impegnativo; sarà una bella sfida che spero molti fotografi, e per quanto mi riguarda marchigiani, raccoglieranno e non resteranno bloccati per paura di affrontarlo. Ringrazio Silvano per questo bellissimo post che getta il seme della partenza. Buona fotografia a tutti!

  2. Gigi montali says:

    Un tema interessante su cui lavorare, sono tanti gli spunti interessanti. Noi siamo pronti !

  3. Danilo Baraldi says:

    Perfetto, si comincia ad entrare nel tema, che solo al leggerlo sembrava ostico.
    Il Gruppo Fotografico Grandangolo BFI di Carpi è già pronto con la sua consueta programmazione: 3 conferenze di ulteriore approfondimento al tema.
    E ci stiamo già organizzando per condurre e portare avanti il nostro laboratorio.
    A presto.
    Ciao a tutti, Danilo Baraldi.

  4. Isabella Tholozan says:

    Grazie per le osservazioni di introduzione a questo nuovo laboratorio tematico che, a mio avviso, va oltre la sola immagine ma suggerisce contaminazioni letterarie. Mai come in questo caso, infatti, si sente la necessità di usare non solo le immagini ma anche le parole.
    Il connubio tra le due potrà senz’altro elevare la nostra qualità intellettuale.
    Grazie Silvano e a tutti gli amici intervenuti perché, il vostro entusiasmo, mi ha già contagiato!
    Un abbraccio a tutti e buon lavoro

  5. Mario Filabozzi says:

    Un tema che darà la possibilità a chi di noi vorrà mettersi in gioco di andare ben oltre la ricerca delle immagini, affrontando un percorso dentro se stesso e la propria condizione di essere umano. Bellissimo!
    Un grazie particolare a Silvano per lo spunto che già ci apre la mente a mille opportunità.
    In bocca al lupo a tutti e buon viaggio!

  6. Grazie Silvano ,come per il tema Famiglia, che da prima sembrava semplice, poi in dirittura d’arrivo non lo è stato. Questo è una sfida, sembra abbastanza impegnativo, ma noi ci daremo da fare.
    Un abbraccio e iniziamo a lavorarci.

  7. Grazie Silvano per lo spunto di partenza e la preziosa guida.Faremo una prima serata interna al gruppo il 1 ottobre per definire eventuali serate di approfondimento e la linea del laboratorio.
    PRONTI A PARTIRE!!

    Monica Benassi

  8. Grazie Silvano per la splendida introduzione al tema. Credo che per ognuno questa sfida apra orizzonti molto personali… sarà un invito ad un viaggio interiore e fotografico decisamente intrigante.

  9. Massimo Bardelli says:

    Una nuova e stimolante sfida, grazie Silvano per lo spunto di partenza che sarà di grandissimo aiuto.
    Max

  10. Massimo Pascutti says:

    Grazie Silvano per questi interessantissimi spunti…il nostro gruppo ha già in programma la prima riunione per gettare le basi di questa nuova sfida. Un saluto a tutti . Massimo

  11. Veloci sinapsi nella nostra mente, pensieri, sguardi. Aggregazioni di cariche elettriche organizzate in codici binari, immagini latenti su superfici fotosensibili. Poi l’azione meccanica della nostra mano che cerca di tradurre una emozione in parole, traccia segni, dipinge… progetta strumenti per fissare pensieri e immagini.
    La nostra storia nasce dalla constatazione dell’effimero e dal tentativo di inscriverlo nel tempo dell’eterno.
    Un grazie a Silvano e a tutti gli amici del Dip. Cultura FIAF per questa nuova occasione per lavorare insieme.

  12. Sarà un argomento che ci porterà a riflettere e ad affrontare temi introspettivi e ci darà la possibilità di accrescere personalmente e fotograficamente. Ci aspetta un altro bellissimo percorso!

  13. Un argomento interessantissimo e una sfida appassionante da affrontare. Parmafotografica pronta a partire.
    Buon lavoro a Tutti !!
    Luca

  14. Teofilo Celani says:

    Johannes Itten, docente presso la scuola d’arte Bauhaus di Weimar, fondava la sua teoria della composizione visiva, sul concetto di contrasto. Ai propri allievi, Itten affidava, come esercizio, il compito di individuare i tipi di contrasto presenti nelle opere figurative.
    Una delle maggiori contrapposizioni, e dunque forma di contrasto, nella Storia dell’Arte del XVII secolo, è quella tra il tema della “vanitas” e quello parallelo del “memento mori”.
    In pittura vanitas individua una natura morta con oggetti e simboli che riflettono la caducità della vita.

    Caravaggio, nella ‘Canestra di frutta’ (probabilmente la prima natura morta nella pittura italiana), dipinge frutta fresca insieme ad altra in decomposizione; il pittore lombardo rivolge, con ciò, al suo osservatore, in ogni tempo, un ammonimento sulla precarietà dell’esistenza.

    Vanitas vanitatum et omnia vanitas, vanità delle vanità, tutto è vanità.

    Georges De La Tour, nell’opera “La Maddalena Penitente”, ritrae una giovane donna con un teschio che poggia sulle gambe. Una candela accesa ed uno specchio completano i simboli. Lo specchio è l’indicatore principale della vanità. La candela è la vita che si spegne; il teschio, la condizione finale della bellezza.

    Nell’arte contemporanea dei nostri giorni troviamo, sul tema, l’opera “For the love of God” di Damien Hirst, che ha coperto un teschio umano di 8601 piccoli diamanti.

    Memento homo quia pulvis es, et in pulverem reverteris, ricordati, uomo, che sei polvere, ed in polvere ritornerai. Sono queste le parole pronunciate dal celebrante durante la messa delle Ceneri, in ricordo delle parole con cui, secondo la tradizione, Dio condannò Adamo dopo il peccato.

    L’Effimero e l’Eterno ci pone di fronte, nuovamente, ad un contrasto, come ai tempi delle sperimentazioni culturali del Bauhaus di Weimar. Tuttavia, diversamente dal ‘memento mori’, conclude la sua narrazione figurativa, con un messaggio di speranza: stante la caducità della vita, effimera per sua stessa natura, vivila con pienezza e spiritualità.
    “E mi sovvien l’eterno” come ricordava Leopardi, a sé stesso ed all’Umanità dopo di lui.

  15. Un tema senza tempo, universale e trasversale ad ogni cultura e religione, al contempo carico di una grande intimità riflessiva. Suscita un senso di fascinazione interna e profonda, con i suoi richiami letterari e artistici. Le potenzialità interpretative sono incredibilmente varie e personali.
    Come sopra accennato da Isabella, peraltro, sulla base della nostra esperienza pregressa, una possibile combinazione di fotografia e scrittura apparirà ad alcuni particolarmente invitante.
    Claudia Ioan e Massimiliano Tuveri dell’Associazione Officine Creative Italiane sono pronti all’immersione nel tema e alle sue infinite declinazioni possibili.
    Grazie a Silvano e a tutti i colleghi per le importanti riflessioni.

  16. Il Direttore says:

    Invito tutti a segnalare opere, testi, autori, film, musica, ecc. che trovate interessante a elaborare il tema.

    Inizio io segnalando i seguenti:

    – Libro “Vite di corsa”, come salvarsi dalla tirannia dell’effimero – Zygmut Bauman, Il Mulino (10,00 €, 95 pag.)

    – Alcuni autori: Mario Giacomelli, Martin Parr, Josef Koudelka, Mario Cresci, Gabriele Basilico, jennifer Thoreson, Francesca Woodman, Sally Mann, Luigi Erba, Francesco Comello, …. seguiranno altri.

    Ma Voi mette i vostri!

  17. Paolo Cappellini says:

    Come primo approccio al tema del laboratorio e per stimolare l’immaginazione ho pensato alla musica e così ho fatto .

    Nel primo incontro del laboratorio nr 59 condotto da me e Mario Filabozzi lunedì 8 ottobre, abbiamo proposto una riflessione sul tema esposta da Mario che ne parlerà in un suo commento a breve.
    Io ho proposto quattro brani musicali. Ho portato tanto di fotocopie distribuite ai presenti con i testi ed abbiamo ascoltato le canzoni assieme. Seguendo il testo e riflettendo sul significato. Stimolando così le nostre emozioni senza influenza alcuna di immagini. Ognuno di noi, con il proprio vissuto ha elaborato un idea magari ancora remota, ma garantisco che ha funzionato. Dal buio totale di alcuni ad una idea in embrione. L’approccio è stato quindi emozionale ecco in breve i link dei testi :

    1_La vita il suo scorrere. momenti effimeri e momenti eterni:
    “Non è Buio Ancora” da “De Gregori canta Bob Dylan” “Not Dark Yet”
    Bob Dylan

    2_Il Sogno:
    “Una serie di Sogni” da “De Gregori canta Bob Dylan” Series of
    Dreams” Bob Dylan

    3_il Sacrificio, che fa diventare il personaggio eterno :
    “Guglielmina e Manfreda al balcone” secolo XIII Vento
    dell’Altrove da canzoni orfiche la poesia di Dino Campana

    4_L’augurio e l’amore :
    “MLK” U2 da The Unforgettable Fire

    Per motivi di spazio non metto i testi, ma vi invito a cercare ed ascoltare le canzoni seguendo il testo e poi vedrete che l’emozione sarà la scintilla che accenderà l’idea.
    Grazie Silvano per questo spazio.

    Saluti Paolo Cappellini
    Lab. 59 l’effimero e l’eterno.

  18. Paolo Cappellini says:

    Grazie Silvia ne faremo tesoro.

  19. Giancarla Lorenzini says:

    certo che è utile, grazie

  20. federico biagioli says:

    L’insegnamento è effimero, l’apprendimento eterno!

  21. Il LAB 050 di Perugia, Coordinatori Claudia Ioan & Massimiliano Tuveri, ha iniziato le sue attività e le sue riflessioni con i partecipanti; il tema è stimolante e invita a meditazioni profonde, suscitando grande interesse, spaziando dall’esistenziale al temporale, dal filosofico e scientifico allo spirituale e al religioso.
    Come ispirazione e punto di partenza, durante il primo incontro operativo abbiamo proposto, oltre a citazioni di Elsa Morante e altri:

    1. Brani scelti da LA GIOIA DI SCRIVERE, di Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la letteratura. Si pensi ai suoi versi (dal tipico linguaggio apparentemente semplice):

    “La gioia di scrivere.
    Il potere di perpetuare.
    La vendetta di una mano mortale.”

    La scrittura dunque come creazione duratura e sconfitta della caducità. Naturalmente, abbiamo ampliato la riflessione dalla poesia all’arte tutta (pittura, scultura) e alla fotografia, come modo mortale per rendere duraturo e tendente all’immortale quanto viene fissato nell’opera dalla mano del suo autore.

    2. ILLUMINANCE, di Rinko Kawauchi. La fotografa giapponese è famosa in tutto il mondo per le sue fotografie scattate (con una Rolleiflex) in formato 6×6, sempre garbate ed eleganti, con cromìe e tonalità luminose e spesso fredde.
    In questo libro sono raccolte immagini scattate nell’arco di quindici anni: un insieme di attimi di vita, di bagliori, di luci, di dettagli della natura ed eventi per natura transitori che si collegano gli uni agli altri in combinazioni sorprendenti, fissando la vita nel suo svolgersi e dandole una forma compiuta in un tutto armonioso.

    3. CITY OF SHADOWS, di Alexey Titarenko. Una San Pietroburgo cupa, solida; una città immobile, in cui gli abitanti che la affollano si riducono ad un popolo di ombre in movimento rapido e fugace, eppure visibile e presente.
    Lo scenario urbano, che resta nel tempo e attraversa i secoli, appare inciso dalle lunghe esposizioni, mentre i suoi abitanti terreni sono trasformati in fantasmi di passaggio (non a caso ricorrono le stazioni) tramite la combinazione di lunga esposizione, movimento intenzionale della fotocamera (una Hasselblad) e tecniche in camera oscura.

    Avremo modo di affrontare innumerevoli altri spunti di riflessione nel corso degli incontri a venire.
    Nel frattempo, buon lavoro a tutti!

  22. Antonella Mezzani says:

    Mi sono ispirata a queste citazioni per sviluppare la mia prima idea sul tema “L’effimero e l’eterno”, alla quale seguirà un progetto per immagini.
    Le pubblico qui per dare modo a tutti di fruirne e magari svilupparne un aspetto.

    Solo l’effimero dura.”
    Eugène Ionesco

    Le cose visibili sono effimere, quelle invisibili sono eterne.
    (San Paolo)

    Lo scopo dell’arte è di immortalare l’effimero.
    (Dominique Fernandez)

    l bello è ciò che cogliamo mentre sta passando. È l’effimera configurazione delle cose nel momento in cui ne vedi insieme la bellezza e la morte.
    (Muriel Barbery)

  23. Sono stato colpito dalla profondità di queste riflessioni.

    In queste discussioni il tema suggerito viene declinato rimbalzando sull’oggetto/soggetto espresso dal significante (fotografia) il compito di veicolare il messaggio effimero/eterno; voglio notare che meno importanza viene paradossalmente data alla forma grafica diretta che può veicolare il significato partendo da astrazioni simboliche innate.

    Per questo ho voluto scrivere qualche riflessione che propongo in calce; per chi le vuole leggere corredate di immagini cono su http://krueger.losero.net/effimero-eterno.html.

    – – – –

    Ho letto con piacere[1] alcune riflessioni intorno al tema “L’effimero e l’eterno” oggetto del ‘tema di cult’ annuale della Fiaf (federazione delle associazioni fotografiche italiane) per il 2019; ha suscitato in me una favorevole impressione il livello di ragionamento che viene proposto a monte degli scatti fotografici.

    Sicuramente l’oggetto della ricerca filosofico-semantico-fotografica tocca nel profondo l’animo di ognuno; è difficile rimanerne indifferenti ed è probabile che ogni singolo essere appartenuto al genere umano si sia posto in qualche modo interrogativi sull’argomento.

    Siamo esseri bagnati di tempo: indipendentemente dalle condizioni di nascita e di vita l’esperienza del suo fluire è ciò che rappresenta e misura, in modo diretto o indiretto, la distanza tra l’effimero e l’eterno.

    Chiamiamo eterno ciò che non muore ed effimero ciò che, all’opposto, si caratterizza di breve vita.

    I due termini sono posti agli estremi di una tensione, averli inseriti nello stesso contesto porta ad una iperbole del pensiero, soprattutto del nostro pensiero scientifico galileiano; siamo abituati allo scindere, al dividere in coppie i ragionamenti; giusto-sbagliato, bianco-nero, vero-falso, eccetera.

    E’ per noi complesso pensare in termini di congiunzione di opposti, cioè ad esempio qualcosa che sia effimero ed eterno, bianco e nero, vero e falso; per questo parlavo di iperbole.

    Più facile per gli orientali, per i quali questo livello in cui gli opposti si uniscono è tema percorso da millenni.

    Basti pensare, ed il pensiero mi è utile per introdurre le provocazioni sul tema, alla differenza grafica tra le rappresentazioni dei simboli delle religioni orientali ed occidentali; non pretendo di essere esaustivo, ma vorrei porre l’accento sulle differenze grafiche tra due simboli conosciuti; da una parte il tao, dall’altra la croce.

    Linee tonde che si compenetrano e disegnano un tutto da una parte; linee rette che dividono la realtà in parti dall’altra.

    I simboli rivelano la profonda diversità tra le mentalità: una tende ad unire l’effimero e l’eterno mentre l’altra, la nostra, tende a dividerli. Per questo le suggestioni che ho letto tendono a mettere in luce la diversità tra i due concetti piuttosto che il loro compenetrarsi.

    Già a questo punto potrebbe porsi una questione: nel pensare ad una immagine fotografica sul tema è meglio puntare sulla differenza tra i due estremi o piuttosto alla loro compenetrazione? Ovviamente è per noi più semplice pensare in termini di contrapposizione.

    Vorrei portare l’attenzione ad un divers livello rispetto alle discussioni proposte dove il tema suggerito viene declinato rimbalzando sull’oggetto/soggetto espresso dal significante (fotografia) il compito di veicolare il messaggio effimero/eterno; voglio notare che meno importanza viene paradossalmente data alla forma grafica diretta che può veicolare il significato partendo da astrazioni simboliche innate.

    Queste forme grafiche dirette (linee tonde e linee diritte, per esempio) appartengono al nostro modo di pensare pre-conscio ed agiscono direttamente come significato colpendo l’osservatore (è il valore del simbolo, espresso da Carl Gustav Jung, dagli scritti di Mircea Eliade e René Guenon).

    Si porti, con le dovute cautele, l’esempio estendendo il ragionamento alla regola dei terzi nella composizione fotografica: non sappiamo bene (cautele!) perchè funzioni, ma siamo certi che funzioni in molti casi, cioè che un messaggio di equilibrio e di piacevolezza della composizione giunge all’osservatore.

    Allo stesso modo potrebbe essere interessante interrogarsi su quali grafismi veicolino i concetti di eterno e di effimero, in modo da poterli utilizzare nel mezzo fotografico per giungere all’osservatore.

    Messi in luce questi due punti, cioè

    A) l’uomo si interroga da sempre sull’effimero e sull’eterno, attori protagonisti nella vita di ognuno

    B) esistono forme-prime che possono veicolare concetti in modo diretto

    possiamo aggiungere due considerazioni che estendono il ragionamento consentendoci un balzo in avanti, cioè:

    C) la religione si è sempre occupata del rapporto tra effimero ed eterno, ed è stata nei secoli il modo di esprimere la cultura dei popoli

    D) la veicolazione dei concetti al popolo in passato è sempre stata visiva; la lettura è conquista relativamente recente nella storia del mondo

    Ciò ci porta a poter sostenere che il mondo cultural-religioso (al netto di tutte le giustificate riserve sul potere temporale e sui secondi fini) occupandosi esattamente di questo concetto di effimero/eterno, e volendo comunicarne le idee al volgo mediamente illetterato, abbia abbondantemente fatto ricorso a simbolismi grafici attivi sull’uomo come forme pre-consce, simbolismi che potrebbero essere spunto per il concorso fotografico dei giorni nostri.

    A questo punto, prima di addentrarmi con chi ha avuto la pazienza di leggermi finora sui simbolismi grafici, è necessario introdurre un ulteriore punto, per quanto controverso, ma strettamente legato alla concezione del tempo che, abbiamo sostenuto prima, divide effimero ed eterno.

    E) la nostra religione è (l’ipostatizzazione di) un culto solare.

    So che questo punto è spesso difficile da digerire; in particolare i termini ‘nostra’ e ‘solare’.

    Con ‘nostra’ non intendo dire la religione che pratichiamo, quanto piuttosto quella che ha influenzato tutta la nostra cultura e che dirige, volenti o nolenti, atei laici o credenti, i nostri pensieri; non vorrei scomodare Croce per questo (‘perche non possiamo non dirci cristiani’), ma chiedo a chi non la pensa in questo modo un atto di fede (!!!) per proseguire il ragionamento.

    Anche definire che la religione ‘nostra’, cristiana cattolica, sia un culto solare attira gli strali dei più; mi piace ricordare come le due feste maggiori, il Natale e la Pasqua, siano definite dal moto del Sole il primo e della Luna la seconda.

    Poste queste premesse, possiamo dire che nella tradizione iconica della cultura religiosa, e segnatamente negli edifici di culto, possiamo trovare le rappresentazioni simboliche del rapporto tra l’effimero e l’eterno.

    Sarebbe interessante arrivati qui tracciare l’intero percorso che va dal primo singolo punto alla figura più complessa ed espressiva (vedi, ad esempio, la Rosa di Staffarda[2]); mi limiterò a citare alcune delle forme che più spesso si incontrano.

    Il primo fenomeno fisico che può aver dato l’idea del rapporto tra la vita effimera dell’uomo e l’eterno è rappresentato dalla volta celeste[3]; oltre al ‘mare di bronzo’, l’osservatorio della volta celeste ai piedi del tempio di Salomone, la semplice osservazione del cielo stellato è una delle esperienze che storicamente e nel nostro quotidiano può rappresentare questa distanza.

    Nel tempio religioso la volta rappresenta il cielo; facendo perno sulla stella polare tutte le altre stelle disegnano cerchi concentrici intorno ad essa; questo può essere il primo dei grafismi che si possono presentare sull’argomento, espresso da un punto circondato da una serie di cerchi concentrici.

    [volta dell’Eremo di Monte Siepi, Abbazia di san Galgano, Chiusdino, Siena – circa 1185]

    Osservando il sorgere del sole, il suo continuo presentarsi ad est e scomparire ad ovest per risorgere il mattino seguente sancdisce il rapporto tra l’effimero del giorno e l’eterno del suo ripetersi. Questa ciclica continuità della curva disegnata dal sole è stata spesso ispiratrice di simboli costituiti da uno o più archi disegnati a partire da un punto; troviamo spesso queste rappresentazioni, a volte chiamate ruote solari, nei templi più antichi. Da essi è stato ricavato il simbolo della svastica, che solo nell’ultimo secolo è diventato tristemente famoso, mentre nell’antichità era simbolo del perpetuarsi della vita.

    Chiesa di Santa Maria Assunta, Orta, 1485. In basso, ruota solare.

    Da questa forma il passaggio alla spirale è abbastanza veloce, lo si ottiene allungando gli archi intorno al centro; il simbolismo è lo stesso, da un punto iniziale di creazione si espande il ritmo del creato.

    Fino a questo punto, e segnatamente utilizzando il cerchio o degli archi, si è rappresentato l’eterno, il trascendente.

    Il passaggio all’effimero, cioè all’immanente viene ottenuto ponendo dei limiti all’eterno, spezzandolo in parti.

    L’osservazione del sole non può che indurci a segnare un est e un ovest; l’ombra al mezzogiorno un nord ed un sud. L’unione di questi punti conduce direttamente alla simbologia dell’immanente o dell’effimero: la linea diritta, e soprattutto l’incrociarsi perpendicolare delle linee est-ovest e nord-sud, che disegnano una croce.

    Aubeterre-sur-dronne, croce con simbolismi

    Da questo punto ad arrivare al quadrato il passo è breve: basta spostare e duplicare le linee.

    Il cerchio rappresenta l’eterno; la croce o il quadrato l’effimero.

    Il passaggio dal cerchio alla croce indica l’incarnazione; viceversa dalla croce al tondo la trascendenza, tanto che la forma dei templi cristiani è sempre rappresenatta da una forma quadrata (o rettangolare) che diventa un cerchio (o un’ellisse), o da un cubo (abside) che diveta una (semi)sfera (cupola).

    Cattedrale di sant’Andrea, Mantova – Il passaggio dal quadrato dell’abside al cerchio della cupola

    Questa breve disamina serve a qualcosa nell’ispirare fotografie sul tema? Probabilmente non in modo diretto.

    Tuttavia conoscere queste veicolazioni semantiche inconsce delle forme prime può essere utile nella composizione fotografica per suggerire un punto di vista in più rispetto a quelli noti.

    [1] http://www.fiaf.net/agoradicult/2018/09/09/leffimero-e-leterno-t...

    [2] krueger.losero.net/la-rosa-di-staffarda.html

    [3] vedi, per approfondimenti, De Champeaux, Sterckx, I simboli del medioevo, Jaca Book, Milano 1981

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