Gen 13, 2019

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L’EFFIMERO E L’ETERNO – Elaborazione del concept_06

L’EFFIMERO E L’ETERNO – Elaborazione del concept_06

 

 

 

 

 

 

 

L’effimero e l’eterno -Elaborazione del concept_06

a cura di Massimo Agus, Direttore del Dipartimento Didattica FIAF

 

 

«Il tempo è per noi un problema, un inquietante ed esigente problema, forse il più vitale della metafisica: l’eternità, un gioco o una faticosa speranz

Con questa frase di Jorge Luis Borges (Breve storia dell’eternità, 1936) vorrei iniziare questa mia riflessione sul tema “L’effimero e l’eterno”.

La contrapposizione ossimorica che creano questi due termini, è espressione di un’antitesi che fa parte di noi esseri umani. E’ un contrasto di concetti che riflette il contrasto dell’esistenza umana, che si dispiega nella tensione tra l’effimero e l’eterno, tra il quotidiano transitorio e la tendenza verso il permanente, tra la consapevolezza della breve durata della vita e la speranza dell’eternità, tra l’attimo fuggente e l’immortalità, tra il finito momentaneo e l’infinito illimitato.

Questa tendenza all’eterno, all’assoluto, all’immortale è la spinta che ha portato il genere umano a superare la propria contingenza e finitezza attraverso la pratica dell’arte. Come ha affermato Charles Baudelaire: Il compito dell’ar­te consiste nell’estrarre l’eterno dall’effimero”. (Il pittore nella vita moderna, 1863).

Tutte le manifestazioni artistiche o creative possiamo inquadrarle in questo desiderio: trasformare una emozione, un sentimento, un pensiero, una storia, un’immagine, una persona in qualcosa che resti oltre il tempo labile in cui si è manifestata.

Non a caso il mito dell’origine della pittura, come scrive Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, racconta che una ragazza di Corinto, «presa d’amore per un giovane, e dovendo questi partire, alla luce di una lanterna fissò con delle linee il contorno dell’ombra del viso di lui sulla parete», per conservarne il ricordo. Il gesto della ragazza, tramite il suo stilo che disegna l’ombra, vuole conservare in modo permanente l’immagine fuggitiva del suo amante. Lo immortala.

E che cosa fa la fotografia, se non immortalare l’attimo che fugge? Se non trasformare il transitorio in eterno?

La fotografia (come le altre arti, ma in una maniera più pregnante) è infatti il punto di equilibrio tra questi due mondi e li contiene entrambi, legando la transitorietà di un momento (che può essere brevissimo, millesimi di secondo) alla fissità permanente dell’immagine. La stessa lingua usata comunemente parla di “immortalare” una persona o una situazione. Ecco che il nostro desiderio di eternità si incarna nello scattare le fotografie, nella loro dimensione figurativa duratura.

Ma come fa la fotografia a captare, oltre che l’istante significativo di un flusso fragile e mutevole, il desiderio drammatico di eternità che noi viviamo?

Parafrasando Tennessee Williams che scrive “Cogliere l’eterno nel disperatamente effimero è la grande magia dell’esistenza umana.” (La rosa tatuata, 1951), noi potremmo affermare che la grande magia della fotografia sta nel saper cogliere l’eterno nel disperatamente effimero. Sta nel trovare il punto di contatto che unisce questi due aspetti chiave della realtà, e farli divenire due facce della stessa dimensione: della stessa immagine.

 

Come esempio di questa capacità della fotografia di unire gli opposti segnalo la serie di Mario Giacomelli “L’infinito” (1986/88) ispirata dalla poesia di Giacomo Leopardi.

https://www.archiviomariogiacomelli.it/infinito

 

  1. Il Direttore says:

    Massimo Agus citando “L’infinito” di Mario Giacomelli, mi fa risentire l’emozione che provai nel guardare questa opera esposta a Reggio Emilia nei primi anni ’90. Quel linguaggio, del Maestro marchigiano, così innovativo che mi scuoteva intimamente, perché riusciva a spostare l’immagine fotografica dal “Hic et nunc” (qui e ora) verso rappresentazioni di stati d’animo e spazi immaginari, indifferenti al tempo, densi di domande e stordimento sull’esistenza umana.
    Lo ringrazio per questa nuova prova emozionale che ancor oggi sa parlarmi dritto negli occhi.
    Queste riflessioni nascono da letture che hanno messo in moto in lui il proprio immaginario creativo, generando profondità nel rapporto con la vita. L’alternativa alla profondità è la distrazione e la rimozione delle domande, con la conseguente insoddisfazione che non si sa da cosa nasce.
    Apprezzo moltissimo collegare in un nuovo pensiero le parole di “altri” che prima di noi si sono addentrati in percorsi spirituali così complessi, traendone illuminanti rivelazioni.
    La Cultura avanza così: riconoscendo il dono prezioso dell’altro e comunicandolo perché tutti ne possano godere. Complimenti a Massimo Agus per averci condotto a comprendere la fotografia vista dal”Effimero e l’eterno” dei pensatori.

  2. Anonimo says:

    Grazie Massimo Agus per questa riflessione profonda e interessantissima che ci dà nuovi spunti di approfondimento. E’ importante non dimenticare mai quello che è stato il percorso che su questo tema, hanno già tanto detto e fatto illustri rappresentanti della Cultura e del pensiero.

    Orietta Bay

  3. Massimo Pascutti says:

    Grazie alle profonde riflessioni di Massimo Agus, abbiamo potuto acquisire altri importanti elementi nel puzzle che si va a mano a mano componendo de “l’effimero e l’eterno”.L’effimero e l’eterno sono i due opposti che traggono linfa e nutrimento l’uno dall’altro e possiamo forse dire che l’uno non esisterebbe senza l’altro….illuminanti la poesia di Leopardi e le immagini di Giacomelli.
    Grazie ancora Massimo

  4. Monica Pelizzetti says:

    E’ davvero illuminante scoprire in questi articoli le molteplici sfaccettature che il tema propone. In particolare apprezzo l’assimilazione dell’eterno con l’arte in generale . Mi piace pensare che la fotografia può rendere eterno (o quasi) l’istante colto nel suo manifestarsi anche quando il soggetto non è vivente ma, per effetto dei giochi di luce ed ombra che sono quanto di più mutevole ed effimero esista, prende vita e può donare emozioni anche solo per un breve effimero istante.

  5. Interessante l’idea espressa nell’articolo di Massimo Agus dell’arte come strumento per inscrivere l’effimero nel tempo della durata e protendersi verso l’eterno.
    Un altro tassello che aiuterà a sviluppare la nostra analisi del tema e i nostri lavori.
    La poesia di Leopardi e le fotografie di Giacomelli ci portano nel campo di questa arte e ci mostrano come un certo tipo di linguaggio poetico e visivo possono, più di altri, avvicinarci a quel concetto difficile da cogliere che è l’eterno.
    In particolare la fotografia si avvicina a questo linguaggio quando inizia a mostrare qualcosa che va oltre gli aspetti puramente iconici della realtà e si sofferma ad indagare impressioni e sentimenti, prova a trasmettere emozioni.
    Le rappresentazioni “storiche” degli eventi e del mondo non rendono eterne quelle situazioni e quelle determinate parti di realtà, anzi ne evidenziano la variabilità e la fragilità, ma le fotografie che comunicano il nostro sentire continueranno a coinvolgerci in quelle percezioni tanto che esse si perpetueranno ogni volta che guarderemo quelle immagini, fissando per sempre, anche se in modo probabilmente diverso a seconda degli sguardi, emozioni e sentimenti.

  6. Isabella Tholozan says:

    Un approfondimento molto interessante e utile.
    Il tema di quest’anno è sicuramento ricco di sfumature e consentirà agli autori di intraprendere cammini diversi.
    Come dissi all’inizio gli interventi letterari sono, in questo caso, assolutamente indispensabili, per comprendere, prima di tutto, il pensiero umano a proposito di questi due temi, ossimorici nella loro contrapposizione, come dice Massimo Agus, eppure così potenti se gemellati.
    All’interno di essi si dimena, da sempre, l’animo umano, incapace di vivere senza il ticchettio del tempo, misura che gli appartiene in maniera esclusiva, essendo quest’ultima assolutamente sconosciuta e inutile all’esistenza dell’Universo.
    Universo al quale aspiriamo fin dal primo battito del nostro cuore.

  7. Giancarla Lorenzini says:

    Inizio parafrasando Borges “Il tempo è per noi un problema” (anche se non concordo affatto che “l’eternità è una faticosa speranza”, anzi è il nostro naturale e irresistibile richiamo!), il tempo mi precede e mi sorpassa, infatti intervengo solo ora pur avendo già letto e apprezzato da tempo questo post. Adoro Giacomelli perchè ha saputo spingersi oltre la soglia del visibile per dar voce alle riflessioni e agli stati d’animo della condizione umana. Immagini attualissime anche se realizzate più di trenta anni fa.
    https://www.archiviomariogiacomelli.it/infinito/nggallery/image/linfinito_01/
    “L’artista è colui che sa decifrare il linguaggio segreto dell’universo”.
    Colgo l’occasione per dire che queste immagini di Giacomelli sono attualmente esposte a Recanati nella mostra “Mario Giacomelli. Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia” fino al 19 maggio.
    https://www.infinitorecanati.it/2018/12/26/a-recanati-inaugurato-il-progetto-infinito-leopardi/

  8. Massimo Mazzoli says:

    Spesso la lettura del tema crea un’ansia da prestazione in coloro che hanno deciso di provare ad accettare l’invito.
    Mi piace sottolineare come ogni anno il tema proposto è in realtà un tema libero che diventa “obbligato” soltanto nel momento in cui un percorso di apprendimento ci porta a coglerne le preziose sfumature.

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